Il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo: ecco cosa sono le foibe e perché è importante ricordarle ancora oggi.
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo. Una data che, nel calendario civile italiano, richiama una delle pagine più complesse e dolorose del Novecento nazionale: i massacri delle foibe e il grande esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia nel secondo dopoguerra.
A distanza di oltre ottant’anni dagli eventi e a più di vent’anni dall’istituzione ufficiale della ricorrenza, il Giorno del Ricordo nel 2026 continua a rappresentare un banco di prova per la memoria collettiva del Paese. Non solo perché per decenni questa storia è rimasta ai margini del racconto pubblico, ma perché ancora oggi richiede uno sforzo di comprensione che vada oltre le semplificazioni ideologiche e le contrapposizioni politiche. Le foibe non sono uno slogan, né un capitolo da usare come arma retorica: sono una tragedia storica, che ha colpito migliaia di persone e segnato in modo irreversibile intere comunità.
Ricordare oggi significa fare i conti con la complessità: con il crollo dei confini, con le violenze incrociate della Seconda guerra mondiale, con le responsabilità dei regimi e con il destino di civili spesso estranei a qualsiasi scelta politica.
Cos’è la Giornata del Ricordo?
Il Giorno del Ricordo è una solennità civile della Repubblica italiana dedicata alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Viene celebrato ogni anno il 10 febbraio ed è stato istituito ufficialmente nel 2004, dopo un lungo e non semplice percorso politico e culturale. Per decenni, infatti, la tragedia del confine orientale è rimasta in una sorta di zona d’ombra, raramente affrontata nei libri di scuola e spesso esclusa dal dibattito pubblico nazionale.
La legge istitutiva chiarisce con precisione le finalità della ricorrenza: non una celebrazione identitaria, ma un impegno pubblico a rinnovare la memoria di una tragedia che coinvolse migliaia di italiani, costretti all’esilio o uccisi in un contesto di violenza politica, militare e ideologica. Il riferimento esplicito è sia alle vittime delle foibe sia a coloro che, tra il 1945 e il 1956, abbandonarono le proprie case per non vivere sotto il nuovo regime jugoslavo.
Oggi, il Giorno del Ricordo è accompagnato da cerimonie ufficiali, iniziative culturali, attività nelle scuole e momenti di riflessione istituzionale. La sua funzione non è solo commemorativa, ma anche educativa: spiegare cosa accadde, perché accadde e quali furono le conseguenze umane, sociali e geopolitiche di quelle vicende.
Il massacro delle foibe: perché si ricorda il 10 febbraio
Il 10 febbraio non è una data scelta casualmente.
In quel giorno del 1947 vennero firmati i Trattati di Pace di Parigi, che ridisegnarono in modo definitivo i confini orientali dell’Italia sconfitta. Con quegli accordi, l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara e gran parte della Venezia Giulia passarono alla Jugoslavia, ponendo fine a una presenza italiana secolare in quei territori.
Ma la violenza che oggi ricordiamo con il termine “foibe” non iniziò né terminò il 10 febbraio 1947. Gli eccidi si collocano soprattutto in due fasi: subito dopo l’8 settembre 1943 e nei mesi successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, quando le truppe partigiane jugoslave occuparono stabilmente l’area. In quel contesto si scatenò una repressione durissima, che colpì funzionari dello Stato italiano, militari, ma anche semplici civili, professionisti, sacerdoti e cittadini comuni.
Gli storici parlano di una forma di pulizia etnica e politica, in cui l’eliminazione fisica si intrecciava con l’obiettivo di sradicare la presenza italiana dai territori destinati a entrare nella nuova Jugoslavia socialista. Le vittime furono imprigionate, deportate in campi di lavoro forzato o uccise sommariamente. Molti corpi vennero occultati nelle foibe, profonde cavità naturali del Carso. Le stime parlano di un numero compreso tra le 4.000 e le 5.000 vittime, ma si tratta di cifre ancora oggi oggetto di studio e verifica.
Accanto ai morti, ci fu l’esodo. Tra il 1945 e il 1956, tra le 250.000 e le 350.000 persone lasciarono le loro terre per rifugiarsi in Italia o in altri Paesi. Il 10 febbraio è quindi il giorno che simbolicamente unisce queste due dimensioni: la violenza subita e la perdita della casa, della lingua e delle radici.
Cosa sono le foibe?
Le foibe, prima di diventare un simbolo tragico della storia del Novecento, sono un fenomeno naturale. Si tratta di profonde cavità verticali tipiche delle zone carsiche, diffuse soprattutto nel Friuli Venezia Giulia e in Istria. Sono vere e proprie voragini naturali che si aprono nel terreno e si sviluppano in profondità, spesso con un andamento irregolare e con un bacino finale che rende estremamente difficile la risalita.
Dal punto di vista geologico, le foibe sono il risultato dell’erosione dell’acqua sulla roccia calcarea. Dal punto di vista storico, durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale, queste cavità vennero utilizzate come luoghi di occultamento dei cadaveri. In molti casi, le vittime venivano uccise nei pressi delle foibe e poi gettate all’interno; in altri, furono spinte vive nel vuoto, legate tra loro con filo di ferro o corde.
È importante chiarire un punto spesso oggetto di strumentalizzazione: il massacro delle foibe è una tragedia italiana, ma non può essere ridotto a una contrapposizione ideologica tra fascismo e comunismo. Le vittime non furono colpite per un’idea politica astratta, ma perché considerate un ostacolo - reale o presunto - alla costruzione del nuovo assetto statale jugoslavo. Le foibe, da elemento naturale del paesaggio carsico, divennero così uno dei simboli più crudi della violenza di quel passaggio storico.
Le celebrazioni del 10 febbraio 2026 per il Giorno del Ricordo
Nel 2026 le celebrazioni del Giorno del Ricordo assumono un profilo particolarmente articolato. Il calendario ufficiale delle iniziative è stato predisposto dal Comitato di coordinamento istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e coinvolge istituzioni, associazioni e realtà culturali impegnate nella tutela della memoria.
Per l’intera giornata del 10 febbraio, la facciata principale di Palazzo Chigi viene illuminata con il Tricolore e la scritta “Io ricordo”, mentre su tutti gli edifici pubblici è disposto l’imbandieramento a mezz’asta. Alle ore 10.00, nell’Aula di Montecitorio, si svolge la cerimonia ufficiale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, momento centrale del ricordo istituzionale.
Nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, si tiene la cerimonia di consegna delle onorificenze ai congiunti delle vittime delle foibe, con testimonianze dirette, tra cui quella di Abdon Pamich, esule istriano e campione olimpico, a sottolineare il legame tra memoria storica e biografie individuali.
Dal 10 febbraio al 1° marzo 2026 torna inoltre il “Treno del Ricordo”, mostra multimediale itinerante allestita su un treno storico che attraversa l’Italia da Nord a Sud, con undici tappe tra cui Trieste, Bologna, Roma, Palermo e Siracusa. Il percorso espositivo racconta l’esodo giuliano-dalmata attraverso documenti, immagini, oggetti originali e contributi pensati per le giovani generazioni. Accanto a queste iniziative, convegni, mostre e incontri promossi da associazioni e istituti di ricerca completano un programma che, nel 2026, conferma il Giorno del Ricordo come uno degli appuntamenti civili più significativi del calendario istituzionale.
Foto in copertina di emydvx - CC BY-SA 3.0
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