Mentre la proroga della tregua tra Israele e Hamas ha portato con con sé anche lo sblocco della trattativa che consentirà il rilascio di altri 20 ostaggi israeliani (10 per ogni giorno aggiuntivo di cessate il fuoco) in cambio di 60 detenuti palestinesi, l’amministrazione Biden ha chiarito che sosterrà il proseguimento delle operazioni militari di Israele quando la tregua cesserà.
L’obiettivo dichiarato di Israele di “eliminare Hamas”, ha chiarito il presidente Biden, “è l’obiettivo legittimo, e non so quanto tempo ci vorrà”. Un appoggio incondizionato, nonostante a Gaza si stia consumando una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo Axios, l’aumento delle vittime è stato accompagnato da un rapido deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, anche se i camion degli aiuti hanno iniziato ad entrare nel territorio. “Sette settimane di ostilità a Gaza e in Israele hanno avuto un prezzo spaventoso che ha scioccato il mondo”, ha detto in una nota il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric. Il massimo funzionario umanitario delle Nazioni Unite, Martin Griffith, descrive Gaza come “la peggiore crisi mai vista. Non credo di aver mai visto nulla di simile prima”, ha osservato. “È una carneficina completa e assoluta.” Anche l’ex analista senior del Pentagono Marc Garlasco descrive Gaza come “oltre qualsiasi cosa abbia mai visto nella mia carriera”.
Il New York Times smentisce Biden
Secondo il Ministero della Sanità nella Striscia di Gaza, almeno 14.800 palestinesi – per lo più donne e bambini – sono stati uccisi a seguito dell’operazione militare di Tel Aviv. Benché Biden, lo scorso 25 ottobre, abbia detto di “non fidarsi" del bilancio delle vittime fornito dai palestinesi a Gaza, provando così a minimizzare ciò che sta accadendo a Gaza, ora è la stessa stampa statunitense a smentire la narrazione del presidente Usa: lo fa il New York Times, sottolineando come “il ritmo di crescita delle vittime durante la campagna israeliana ha pochi precedenti in questo secolo. Tale ritmo - afferma il quotidiano - è addirittura superiore ai momenti più sanguinosi degli attacchi guidati dagli Stati Uniti in Iraq, Siria e Afghanistan, che sono stati ampiamente criticati dai gruppi per i diritti umani”. Gli Usa sono direttamente responsabili di questa catastrofe umanitaria essendo il maggior alleato di Israele e avendo deciso di supportare attraverso una fornitura di armi l’operazione militare di Tel Aviv. Senza contare che gli Stati Uniti sono impegnati sul campo con alcune squadre speciali. Che cosa facciano esattamente, Joe Biden non lo vuole però rivelare.
La presenza dei soldati americani a Gaza
L’esatta natura della presenza americana a Gaza è infatti avvolta nel mistero. Le forze operative speciali statunitensi sono di stanza in Israele e “aiutano attivamente gli israeliani” in diverse aree, tra cui gli sforzi per “identificare gli ostaggi, compresi quelli americani”, ha rivelato la scorsa settimana un funzionario del Dipartimento della Difesa, come spiega Connor Echols su Responsabile Aircraft. Secondo il New York Times, il Dipartimento della Difesa “ha inviato diverse decine di commando nelle ultime settimane, oltre a una piccola squadra che era in Israele il 7 ottobre per condurre un addestramento precedentemente programmato”. Sempre secondo la testata Usa, anche altri Paesi occidentali hanno inviato forze per le operazioni speciali “più vicine a Israele” per contribuire al recupero degli ostaggi e a potenziali evacuazioni di civili.
Altre informazioni non sono state rese note, ma questa non è una novità: l’amministrazione Biden ha persino tentato di nascondere i dettagli sui trasferimenti di armi americane a Israele dal 7 ottobre ad oggi, con buona pace della tanto decantata “trasparenza”. Come spiega il giornalista investigativo Aaron Maté, l’entità della complicità statunitense rispetto a ciò che accade a Gaza cresce di giorni in giorno. Oltre a fornire armi e copertura diplomatica, spiega, gli Stati Uniti hanno fornito a Israele le coordinate Gps di strutture mediche e gruppi umanitari che le forze israeliane hanno finito per bombardare, secondo quanto riportato da Politico.
Gli Stati Uniti sostengono che questi dati di localizzazione sono stati condivisi per aiutare Israele a evitare di colpire questi siti; sembra invece che Israele li abbia visti come bersagli. Difficilmente, visto ciò che sta accadendo a Gaza, gli Stati uniti e l’occidente potranno in futuro permettersi di sventolare la loro presunta superiorità morale poiché l’occidente a guida americana ha perso ulteriore credibilità agli occhi di tre quarti del mondo appoggiando incondizionatamente l’operazione militare di Israele contro Hamas.