Cos’è la loggia Ungheria e perché si chiama così

Elisa Corpolongo

10 Maggio 2021 - 19:11

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Il caso della loggia Ungheria è arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica, tra indagini, magistratura italiana e Csm. Vediamo cos’è la loggia Ungheria e perché è al centro del dibattito italiano.

Cos'è la loggia Ungheria e perché si chiama così

Cos’è la loggia Ungheria è un interrogativo che nasce intorno alla vicenda del Consiglio superiore della magistratura e allo scandalo di magistrati indagati e liste di altri nomi.

La loggia Ungheria sarebbe un’associazione segreta nata con lo scopo di tentare di condizionare le nomine e le decisioni interne alla vita giudiziaria e politica italiana. Questa associazione segreta punterebbe (e avrebbe puntato in passato) a incidere su alcune dinamiche italiane di rilevanza nazionale.

Una figura chiave della vicenda (e soprattutto del perché la vicenda sta interessando il dibattito italiano) è Piero Amara, un avvocato condannato e inquisito per alcuni avvenuti depistaggi contro l’Eni e per episodi di corruzione in ambito di atti giudiziari. Con l’accusa di associazione segreta, Pietro Amara è iscritto nel registro degli indagati di Perugia, che sta indagando sull’intera vicenda che riguarda la loggia Ungheria.

Perché si chiama loggia Ungheria

La loggia Ungheria sembrerebbe avere radici storiche e prende questo nome proprio da un avvenimento antico che si colloca nella storia dell’associazione segreta. Inizialmente, infatti, alla nascita dell’associazione segreta, le riunioni avvenivano a Roma e per l’esattezza a piazza Ungheria nell’abitazione di un magistrato. Nonostante il luogo della riunione, sembra che la loggia Ungheria sia in realtà nata in Sicilia.

Sembrerebbe che la segretezza della loggia Ungheria fosse insita anche nella pratica stessa dell’assemblea. Ad esempio, per riconoscersi tra facenti parte della loggia si utilizzavano dei codici e dei comportamenti in codice. Un esempio è la frase: “Sei mai stato in Ungheria?”. Pare che questa domanda fosse la parola d’ordine per riconoscersi tra membri interni. Se il solidale non rispondeva correttamente alla domanda, non si trattava di un affiliato.

Un altro curioso segno di riconoscimento in codice della loggia Ungheria sembrerebbe essere stato il seguente: premere tre volte l’indice sul polso stringendo la mano. Non si sa bene cosa significhi questo gesto, tuttavia il riconoscimento dello stesso poteva essere interpretato solo dai membri.

La loggia Ungheria esiste davvero? Ecco la storia

Se la loggia Ungheria esiste davvero è un interrogativo ancora aperto e su cui si indagano le vicende.

La vicenda che ha scosso l’opinione pubblica sulla loggia Ungheria ha origini nel 2019, quando Pietro Amara accenna alla magistratura di Milano la presenza di una lista di 40 nomi noti del mondo italiano facenti parte della loggia. Si tratterebbe di esponenti vertici delle forze dell’ordine, imprenditori, magistrati, avvocati e politici. Amara parla anche di annotazioni sugli accordi per nomine di uffici giudiziari e altri “affari” e consegna file audio e video che dovrebbero provare l’esistenza della loggia Ungheria.

Tuttavia Amara dichiara di non aver fornito la “lista completa”. Quest’ultima sarebbe potuta essere stata trovata a casa di un giudice, oppure custodita all’estero. Il giudice, dal canto suo, inquisito per altre faccende, subisce una perquisizione. La lista non viene, però, trovata.

I pm della procura di Milano continuano a indagare sul racconto di Amara sull’esistenza della loggia. Perquisendo il computer di Pietro Amara, vengono trovati espliciti riferimenti alla loggia Ungheria.

Una figura chiave nel rapporto con Amara che compare nel mese di marzo 2020 è il consigliere del Csm Piercamillo Davigo. Proprio a Davigo, il pm Storari consegna le copie dei verbali riguardanti Amara. Sembrerebbe, però, che nella consegna sia stata scelta una procedura anomala: in quella occasione, non si presenta infatti un esposto (come si sarebbe dovuto), né si chiede la tutela del Csm. Viene lasciata invece copia del fascicolo sul computer senza firma, nonostante la consapevolezza che i verbali sono sotto segreto.

Ad ottobre 2020, un giornalista del Fatto Quotidiano riceve poi un plico con una lettera anonima e le copie dei verbali di Amara.

La vicenda è (e continua ad essere) intrigata. Comunque, gli scandali raccontati da Pietro Amara sembrerebbero riguardare diverse figure di spicco della politica e della magistratura italiana, tra cui anche l’ex premier Giuseppe Conte a cui - secondo Amara - era stato dato un incarico dalla società Acquamarcia S.p.A. di Roma grazie a interventi da parte di esponenti della loggia. Comunque, le indagini sono aperte e niente è notizia certa.

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