Immunità di gregge: la strategia di Johnson per il coronavirus può funzionare?

Boris Johnson andrà contro le indicazioni dell’OMS sul coronavirus. Ma la strategia sull’immunità di gregge può davvero funzionare?

Immunità di gregge: la strategia di Johnson per il coronavirus può funzionare?

Il governo britannico ha fatto molto scalpore, nei giorni passati, con l’annuncio della propria strategia sul coronavirus: non cercare di contenerlo, ma favorire lo sviluppo dell’immunità di gregge. In questo modo il popolo del Regno Unito - è la tesi - svilupperebbe una immunità naturale.

Il piano dell’esecutivo britannico è in diretta opposizione a quella indicata dall’OMS e adottata dal resto del mondo: individuare i cluster, isolarli e curarli. Ma può davvero funzionare? Vediamo innanzitutto cosa si intende esattamente per immunità di gregge.

Cosa si intende per immunità di gregge

Tecnicamente, l’espressione immunità di gregge o di branco individua i casi in cui la maggior parte della popolazione o di un allevamento è vaccinata contro una specifica malattia e fornisce una protezione agli individui che non hanno sviluppato l’immunità.

Si è parlato di immunità di gregge, ad esempio, per il morbillo: un numero significativo di bambini vaccinati riduce le probabilità che altri lo prendano.

L’immunità di gregge è spesso citata dagli antivaccinisti come scusa per non sottoporre i propri figli e se stessi a vaccino. Si tratta di un comportamento irresponsabile, perché l’immunità di gregge non è qualcosa che, una volta raggiunta, non si può perdere. Con il passare del tempo, infatti, la percentuale dei non vaccinati aumenta e con essa il rischio di ritorno di malattie dimenticate.

L’immunità di gregge può funzionare contro il coronavirus?

Nel caso del coronavirus, non esistendo ancora un vaccino, il governo di Boris Johnson punta a far sviluppare l’immunità nei cittadini grazie a un primo contagio. In genere si ritiene che, contratto una volta, l’organismo sia capace di sviluppare degli anticorpi in modo da non essere infettati due volte.

Questo scenario, però, funziona nel momento in cui il numero di persone vaccinate o immuni è tale da impedire il contatto fra gli individui ancora esposti, o almeno da individuare i cluster abbastanza in fretta.

Quale percentuale della popolazione avrebbe dunque bisogno di infettarsi e guarire, in modo da proteggere il resto? Ufficialmente, si parla di immunità di gregge quando almeno il 95% della popolazione risulta vaccinata. Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico dell’esecutivo, ha una tesi diversa: secondo l’esperto dovrebbe contrarre il coronavirus almeno il 60% della popolazione, ma “potrebbe essere necessario anche il 70%”.

Nella proiezione più ottimista, si tratta comunque di quasi 40 milioni di persone che dovrebbero infettarsi e quindi guarire. L’immunità di gregge raggiunta attraverso una vaccinazione di massa è ovviamente ben diversa dallo sviluppo naturale.

La diffusione incontrollata, infatti, può generare complicazioni come il rafforzamento del ceppo e l’aumento della trasmissibilità. Le persone più anziane, per cui il coronavirus può rivelarsi fatale, sarebbero in Gran Bretagna ancora più a rischio che in Italia. Il piano dell’esecutivo britannico, comunque, non fa ben sperare visto che lo stesso Johnson ha detto che le persone dovrebbero prepararsi a perdere i propri cari.

La strategia di Johnson contro il coronavirus, inoltre, si fonda tutta sul presupposto che il coronavirus non si possa prendere due volte. Un aspetto che gli scienziati stanno ancora indagando.

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