Cosa cambia con Roberto Gualtieri sindaco di Roma? Il nuovo scenario nel Pd

Emiliana Costa

07/10/2021

08/10/2021 - 14:36

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Al ballottaggio del 17 e 18 ottobre, Gualtieri può diventare il primo cittadino della Capitale. Dando il via a un nuovo scenario nel centrosinistra.

Cosa cambia con Roberto Gualtieri sindaco di Roma? Il nuovo scenario nel Pd

Qualora dovesse vincere Roberto Gualtieri al ballottaggio del 17 e 18 ottobre a Roma, diventando sindaco della Capitale, cosa succederebbe? Quali scenari si aprirebbero a livello politico, soprattutto nel contesto del Pd?

A sfidarsi per conquistare la poltrona di sindaco, il candidato del centrodestra Enrico Michetti (in testa al primo turno con il 30 per cento dei voti) e l’esponente dem Roberto Gualtieri (che segue al 27 per cento).

Ma proprio l’ex ministro del Tesoro sarebbe il super favorito del secondo turno, capace secondo gli analisti di intercettare i voti degli altri due sfidanti che non hanno raggiunto il ballottaggio: Carlo Calenda (che ha conquistato quasi il 20 per cento, ottenendo comunque un buon risultato) e l’ex sindaca della Capitale Virginia Raggi (che si è fermata al 19 per cento). Ma quali sono adesso i possibili schieramenti e cosa cambierà nel centrosinistra se Gualtieri dovesse diventare davvero sindaco? Entriamo nel dettaglio.

Perché Roberto Gualtieri può diventare sindaco di Roma

Ieri sera, Gualtieri ha ricevuto l’endorsement del leader di Azione che ha assicurato che voterà il candidato di centrosinistra. Calenda, ospite a 8 e mezzo da Lilli Gruber, ha affermato: «Io non farò né alleanze né apparentamenti. Ma faremo un’opposizione costruttiva. Penso sia giusto andare a votare al ballottaggio e come tale sicuramente non voterò Michetti ma voterò Gualtieri, perché mi corrisponde di più. Michetti non ha uno straccio di programma, uno straccio di classe dirigente. Ma non è un’indicazione di voto urbi et orbi. La stragrande maggioranza dei miei voti venivano da sinistra o non collocati. E avendoli presi con una lista civica, voglio essere chiaro. Questa è la scelta di Carlo Calenda, che non mette in discussione i tanti dubbi che ho sulla classe dirigente e sul programma di Gualtieri».

A stretto giro sono arrivati i ringraziamenti del candidato democratico: «Sono contento, avevo detto che mi avrebbe fatto piacere avere il suo sostegno e lo ringrazio per avere detto che mi voterà». L’endorsement dell’ex ministro dello Sviluppo Economico ha avuto però un «prezzo». Nei giorni precedenti, Calenda ha chiesto ripetutamente all’aspirante sindaco Pd di porre un veto sui 5 stelle in giunta. E a Gualtieri non è rimasto che confermare quanto già deciso in campagna elettorale. Decisione, però, che ha fatto infuriare il leader del Movimento Giuseppe Conte: «Non si capisce perché Roberto abbia dovuto inseguire Calenda, dicendo un no preventivo all’ingresso in squadra dei 5S. Dettare le condizioni ad altri mi sembra quantomeno arrogante». Ma tant’è.

Il ruolo di Enrico Letta nella possibile vittoria di Gualtieri

Spetta al segretario del Pd, Enrico Letta, il compito di sedare gli animi in vista del secondo turno delle comunali. La partita non è ancora finita, saranno i ballottaggi a decretare chi ha vinto davvero le amministrative d’autunno. Mancano ancora da assegnare tre capoluoghi di regione, tra cui Roma e Torino e 14 capoluoghi di provincia. Perderli significherebbe ridimensionare di molto la vittoria Pd ottenuta al primo turno. Letta, dunque, getta acqua sul fuoco per evitare a Roma qualsiasi tipo di scontro con Calenda e 5 Stelle. «Nei prossimi giorni - ha dichiarato il segretario dem - cercherò Conte, Renzi, Calenda e tutti quelli che non hanno fatto parte della nostra coalizione al primo turno. Noi non faremo accordi basati su posti e assessorati, ma cercheremo di convincere i cittadini che la scelta è tra noi e la destra. O di qua o di là. Perché se a Roma vincesse Michetti sul palco a festeggiare ci ritroveremmo la Meloni con Fidanza e tutto quel mondo neofascista».

L’obiettivo, più in grande, a cui starebbe lavorando Letta è un Nuovo Ulivo. Ma per riuscirci è necessario il «grimaldello» del risultato elettorale. Il primo interlocutore del segretario dem per questa «grande coalizione» di centrosinistra è Giuseppe Conte. Opzione, però, non apprezzata da Calenda e Matteo Renzi. Insomma, una bella matassa da sbrogliare. Il primo passo, però, è quello di conquistare il Campidoglio, trampolino di lancio per il Nuovo Ulivo.

Per riuscirci occorre intercettare anche i voti dei 5 Stelle. Virginia Raggi ancora non si è espressa. I suoi elettori sarebbero naturalmente più vicini al Pd. Ma forse, per alzare il «prezzo» del Movimento, ha accettato di prendere un caffè con Michetti. A Letta e Gualtieri non resta che la strada della diplomazia, una botta al cerchio e una alla botte. Per riconquistare la Capitale e ricostituire un grande centrosinistra.

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