Coronavirus: studenti fuggiti al Sud hanno infettato i genitori, sono partiti con la febbre

L’esodo di massa degli studenti meridionali scappati dal Nord per tornare a casa rischia di essere un grave problema per il Sud Italia: si teme il collasso del sistema ospedaliero.

Coronavirus: studenti fuggiti al Sud hanno infettato i genitori, sono partiti con la febbre

Dopo l’esodo di massa verso il proprio paese di origine, avvenuto nei giorni scorsi da parte di moltissimi studenti e lavoratori che abitualmente risiedono nelle città del Nord Italia, nel Mezzogiorno si teme un possibile contagio di massa.

Il numero delle persone positive al coronavirus nel Sud del Paese continua ad aumentare e la maggior parte dei nuovi infetti sono proprio i genitori degli studenti dei fuorisede che studiavano o lavoravano in Lombardia, in Emilia Romagna, in Piemonte e in Veneto.

La fuga incosciente in Puglia ha riguardato quasi 24.000 persone che si sono auto denunciate, di cui 15.000 sono tornate a casa dopo l’8 marzo e il 15% di loro all’arrivo nella stazione di destinazione avevano la febbre o presentavano sintomi simil influenzali. Non sembra dunque essere un caso il fatto che adesso molti dei loro genitori sono risultati positivi al Covid-19. La regione più colpita nel Sud Italia è la Puglia, ma i casi sono aumentati in modo esponenziale anche in altre regioni del mezzogiorno.

Coronavirus, studenti fuggiti al Sud: il 15% era sintomatico

L’insensata fuga degli studenti a Sud rischia adesso di causare un collasso del sistema sanitario, già largamente provato dal crescente numero di contagi. I numeri e le previsioni spaventano il governatore della Regione Emiliano che in un’intervista a Radio24 dichiara:

“Se in Puglia ci saranno le percentuali lombarde con 2500 contagi nelle terapie intensive, noi saremo fuori. Non riusciremo più a reggere. Abbiamo a disposizione per il coronavirus attualmente 208 posti in terapia intensiva. Ciò significa che su 2mila contagi, almeno 1000 avranno bisogno di una ospedalizzazione. Di questo migliaio, secondo anche l’esperienza lombarda, il 15 per cento potrebbero aver bisogno di attività rianimatorie. Stiamo facendo rapidamente un piano, coinvolgendo anche la sanità privata che si è messa a disposizione”.

L’aumento di queste fughe ha reso necessario aumentare le restrizioni sugli spostamenti, tant’è che da oggi è proibito spostarsi dal comune in cui ci si trova ed anche nella stazione di Milano sono aumentati i controlli sulle persone in partenza.

Come le regioni del Sud Italia affrontano l’emergenza

Al Sud le regioni si stanno già preparando per poter affrontare al meglio una possibile diffusione di massa del coronavirus. Il Governatore della Puglia Emiliano ha presentato un nuovo piano ospedaliero che sostituirà il vecchio piano di riordino, prevedendo circa 2.000 contagi nella regione. Quello che preoccupa maggiormente è però l’aumento dei contagi anche tra il personale sanitario che non potrebbe essere in grado di elargire assistenza ai pazienti.

Anche in Sicilia un operatore sanitario è risultato positivo al Covid-19, per questo motivo l’assessorato regionale alla Sanità ha disposto che tutti i dipendenti della sanità si sottopongano al tampone.

La situazione è particolarmente difficile in Calabria, dove il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro ha inviato al Presidente di Regione una lettera in cui si afferma che “ad oggi non abbiamo strumenti di protezione utili ad affrontare un virus che appare veramente micidiale”. La Governatrice Jole Santelli, oltre alla decisione presa dal governo nazionale, ha firmato un’ordinanza che prevede il blocco totale della regione: divieto di entrata e di uscita dal territorio regionale fino al 3 aprile.

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