Il coronavirus è presente nell’uomo da anni, ma non lo sapevamo: lo studio

Martino Grassi

03/04/2020

17/01/2023 - 12:36

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Il coronavirus potrebbe essere presente nell’uomo già da diversi anni senza però manifestarne i sintomi, l’ipotesi arriva da uno studio internazionale.

Il coronavirus è presente nell'uomo da anni, ma non lo sapevamo: lo studio

Conviviamo con il coronavirus da più tempo di quello che pensiamo, visto che il virus potrebbe circolare nell’uomo già da diversi anni, addirittura decenni.

Questa ipotesi nasce dall’analisi condotta da importanti virologi, secondo i quali il virus della COVID-19 è tra noi da molto più tempo rispetto allo scoppio della pandemia.

Lo studio, pubblicato lo scorso 17 marzo sulla rivista scientifica Nature Medicine con il titolo “L’origine prossimale della SARS-CoV-2” è stato condotto da ricercatori statunitensi, britannici e australiani, coordinati dallo Scripps Research Institute, ed esamina le caratteristiche genetiche del virus, confermando che non è un prodotto di laboratorio, ma ha un origine naturale.

Coronavirus nell’uomo già da anni: lo studio

Secondo il team di ricerca il virus sarebbe presente nell’uomo già da diversi anni prefiggendo due possibili scenari.

Il primo sostiene che il virus che oggi sta contagiando migliaia di persone si sarebbe sviluppato da un suo antenato, che già circolava nella specie umana da diversi anni: “è possibile che un progenitore di SARS-CoV-2 sia saltato nell’uomo per poi acquisire nuove caratteristiche genomiche che gli hanno permesso di adattarsi al corpo umano grazie ad una serie di trasmissioni uomo-uomo non rilevate”. Secondo questa teoria il progenitore del coronavirus era già presente nell’uomo, ma non permetteva la manifestazione dei sintomi. A seguito di alcuni adattamenti genetici si sarebbe evoluto nel virus responsabile della COVID-19.

La seconda ipotesi, confermata anche dal dottor Francis Collins, direttore del National Institute of Health degli Stati Uniti, ha suggerito una possibile trasmissione del virus dagli animali all’uomo quando ancora non era in grado di manifestare i suoi sintomi, poi “a seguito di cambiamenti evolutivi graduali nel corso di anni o decenni, il virus ha acquisito la capacità di diffondersi da uomo a uomo e causare malattie gravi, spesso pericolose per la vita”.

Questo significa che il cosiddetto “spillover”, ossia il salto di specie da animale all’uomo, sarebbe avvenuto molto tempo fa e non tra il 20 e il 25 novembre 2019, come hanno ipotizzato gli scienziati del Campus BioMedico di Roma

Le due ipotesi ancora non sono state confermate del tutto ma chiariscono in modo più specifico la possibile origine del coronavirus.

L’origine del coronavirus

Dallo studio appare evidente che il coronavirus abbia un’origine naturale, l’immunologa Kristian Andersen conferma che “confrontando i dati disponibili rilevati sulla sequenza del genoma per i ceppi di coronavirus noti, possiamo stabilire con certezza che la SARS-CoV-2 ha avuto origine attraverso processi naturali. Due caratteristiche del virus escludono la manipolazione di laboratorio come una potenziale origine per SARS-CoV-2”.

Ancora non è possibile stabilire con esattezza quale sia l’animale vettore, sebbene da alcune analisi sembrerebbero esserci dei genomi molto simili con i campioni di virus che hanno infettato i pipistrelli e i pangolini.

“Sebbene non sia stato identificato nessun Coronavirus animale sufficientemente simile da essere il progenitore diretto della SARS-CoV-2, la diversità dei Coronavirus nei pipistrelli ed in altre specie è fortemente sottocampionata.”

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