Coronavirus, niente tamponi per chi è asintomatico: ecco dove

Gli Stati Uniti hanno deciso di non sottoporre al tampone le persone asintomatiche. La scelta è stata criticata da molti esperti visto l’elevato numero di infezioni nel Paese.

Coronavirus, niente tamponi per chi è asintomatico: ecco dove

Gli Stati Uniti hanno deciso di non sottoporre al tampone le persone asintomatiche, nemmeno quelle che hanno avuto dei contatti stretti con persone positive al coronavirus. La decisione è stata resa nota dal Centers for Disease Control and Prevention Usa (CDC) dopo una modifica delle linee guida del Paese.

Il nuovo protocollo ha già fatto storcere il naso a molti esperti, soprattutto per la situazione epidemiologica che si registra oltreoceano. L’agenzia ha tuttavia precisato che potrebbero essere attuate delle eccezioni per le persone ritenute più a rischio o per gli operatori sanitari.

Nessun tampone per gli asintomatici

Gli Stati Uniti hanno deciso di non sottoporre al tampone orofaringeo le persone che non mostra i sintomi, una decisione folle, specialmente perché alcuni studi hanno dimostrato che le persone risultano essere più infettive nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi, e soprattutto perché gli asintomatici sono responsabili della metà dei contagi.

Attualmente, fino a che non sarà trovato un vaccino in grado di debellare definitivamente il virus responsabile della pandemia, il tracciamento degli infetti resta uno dei principali metodi per contenere le nuove infezioni, e molti Stati, dopo una prima reticenza, hanno incrementato l’esecuzione dei tamponi su quante più persone possibili.

Ancora restano da capire molte cose sul coronavirus e sulla sua modalità di trasmissione, e su quanto effettivamente gli asintomatici siano infettivi, tuttavia recenti studi hanno dimostrato che le persone che non mostrano sintomi possono avere una carica virale molto alta. È stato dimostrato anche che i livelli del virus raggiungono il picco nei pazienti pre sintomatici nelle ore precedenti all’insorgenza dei sintomi, circa 48 ore prima, proprio per questo motivo il tracciamento degli asintomici è il modo migliore per far fronte all’aumento dei contagi, isolando le persone prima che possano contagiarne altre.

Cosa accade in Italia?

In Italia le persone asintomatiche vengono testate qualora ci sia il sospetto di un contagio, e vengono inoltre segnalate all’ATS, se invece non si teme che il paziente sia stato contagiato non viene svolto il tampone. Lo scorso gennaio e febbraio, prima dello scoppio acuto della pandemia venivano testate anche le persone non sintomatiche e nello specifico le persone provenienti dalla Cina, poi si è passati ad effettuare i test solamente alle persone che mostravano i sintomi, facendo sfuggire la situazione, come riporta il Corriere.

Attualmente in Italia vengono testate anche le persone sospette COVID o che rientrano da zone o Paesi ritenuti a rischio, in questo modo è possibile interrompere la catena dei contagi ed evitare che le persone che non mostrano sintomi ne infettino altre sane, soprattutto quelle più vulnerabili ed esposte alla malattia.

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