Google scopre nuovi focolai e sintomi di coronavirus: ecco come

Secondo uno studio, grazie alle ricerche fatte su Google potremmo scoprire le zone in cui si verificherà un nuovo focolaio e quali sono i sintomi non ancora mappati dalla medicina.

Google scopre nuovi focolai e sintomi di coronavirus: ecco come

Le ricerche effettuate su Google possono essere un nuovo strumento per individuare dei nuovi focolai prima ancora che la malattia si diffonda, permettendo di scoprire le nuove zone in cui si registrerà un aumento dei casi positivi.

Seth Stephens-Davidowitz, economista statunitense esperto in Big Data, ha analizzato le ricerche effettuate dagli utenti sul principale motore di ricerca scoprendo che possono aiutare ad individuare l’epicentro di nuovi contagi prima ancora che esplodano o che siano diagnosticati ufficialmente.

“Negli Stati Uniti, durante la scorsa settimana, la ricerca della frase ‘non sento gli odori’ era altissima su Google Trends a New York, in New Jersey, Louisiana e Michigan, quattro degli stati in cui l’epidemia è più diffusa. Le ricerche relative alla perdita dell’olfatto in questo periodo corrispondono quasi perfettamente all’incidenza dei casi all’interno di uno Stato”

commenta il ricercatore al New York Times.

Questa ricerca è stata confermata anche da uno scienziato informatico dello University College di Londra che ha notato come la ricerca di alcuni sintomi, nello specifico “perdita dell’olfatto, febbre e respiro affannoso” siano andate di pari passo con l’esplosione dei diversi focolai in tutto il mondo. L’andamento delle ricerche su Google quindi, conclude l’autore, potrebbero essere utilizzate per guidare le azioni di prevenzione e terapia prima che il virus della COVID-19 infetti una determinata area.

Scoperti nuovi sintomi di COVID-19 grazie a Google

Lo studio di Davidowitz potrebbe essere un valido strumento anche per l’individuazione di nuovi sintomi prima che emergano a livello ufficiale. La perdita dell’olfatto, ad esempio, è un sintomo che si è scoperto solamente in un secondo momento, quando la malattia si era già largamente diffusa, ma “Joshua Gans, un professore della Rotman School of Management all’Università di Toronto, ha scoperto che la frase ‘non sento odori’ era cercata in Italia molto prima che il sintomo fosse riportato dai media come collegato al virus.” spiega Davidowitz e aggiunge che: “Anche l’Iran ha mostrato un aumento delle ricerche sulla perdita dei sensi settimane prima che questi fossero resi noti”.

In aree con un alto tasso di contagio, come a New York e in New Jersey stanno aumentando in modo notevole le ricerche su Google della frase “mi fa male l’occhio”. Attualmente non sembrano esserci correlazioni tra il coronavirus e questo specifico organo, ma secondo le ipotesi del ricercatore probabilmente tra poco tempo la medicina potrà trovare una possibile relazione.

Le ricerche su Google non sono così affidabili

L’autore evidenzia anche i limiti dello studio, le tendenze di Google infatti non sempre sono lo specchio fedele della reale diffusione del virus. Già nel 2009, alcuni ricercatori statunitensi, a seguito della diffusione di un’epidemia di influenza, basandosi sulla localizzazione delle ricerche su Google relative all’influenza sbagliarono a mappare i nuovi possibili focolai.

Le ricerche fatte dagli utenti erano infatti dettate principalmente dalla curiosità si sapere in cosa consistesse l’epidemia del 2009, senza avere degli specifici sintomi. Da quel momento gli scienziati informatici hanno escluso dai loro report tutte le ricerche di informazioni generiche o poco specifiche sulla malattia, concentrandosi unicamente su quelle dei sintomi specifici.

Il caso dell’Ecuador

Un esempio lampante del funzionamento di questo studio è il caso dell’Ecuador, dove, secondo i dati ufficiali, si registra il maggior numero di casi positivi del Sud America ma con cifre nettamente inferiori rispetto agli Stati Uniti o alla maggior parte degli Stati Europei.

“Le ricerche della parola chiave “no puedo oler’ (non sento gli odori) sono dieci volte più alte su Google trends in Ecuador che in Spagna, nonostante ufficialmente il Paese sudamericano riporti dieci volte meno casi di Coronavirus pro capite che a Madrid. Non solo, gli abitanti dell’Ecuador sono anche i primi nella ricerca di altri sintomi come febbre o brividi”, scrive Davidowitz.

Secondo i dati delle ricerche effettuate su Google dunque in Ecuador potrebbero esserci molti più casi di quelli che sono stati riportati ufficialmente, il che potrebbe giustificare anche le terribili immagini condivise sui social dei cadaveri ammassati per le strade delle città di Guayaquil.

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