Coronavirus, allarme UE: il tracciamento anonimo tramite app è impossibile

Anna Maria Ciardullo

10/04/2020

28/09/2021 - 18:08

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Il tracciamento anonimo tramite le app per il monitoraggio dei contagi da coronavirus è impossibile. Il Garante UE per la privacy spiega perché.

Coronavirus, allarme UE: il tracciamento anonimo tramite app è impossibile

Non è possibile il tracciamento anonimo tramite le app per il monitoraggio dei contagi da coronavirus.

Si tratta di quanto dichiarato dal Garante UE per la privacy, Wojciech Wiewiórowski, intervistato da ANSA per discutere l’invito ai governi da parte della Commissione Europea a sviluppare applicazioni che contribuiscano ad alzare il livello di controllo sulla diffusione della pandemia.

Tra gli Stati membri alcuni hanno già avviato progetti per il tracciamento degli utenti, mentre altri avranno tempo fino al 15 aprile per presentare le proprie idee.

Bruxelles, intanto, rimanendo in contatto con le autorità della protezione dei dati, sta monitorando le linee guida proposte al fine di raccogliere informazioni. Anche l’Italia ha un progetto in cantiere.

Perché il tracciamento anonimo tramite app è impossibile?

Nell’intervista, Wiewiórowski ha ribadito in primis la necessità di costruire sistemi che tengano conto delle normative per la privacy in vigore e in secundis quella di coinvolgere costantemente le autorità per la protezione dei dati, in modo da assicurare il rispetto delle regole.

“È impossibile che il tracciamento della persona singola resti anonimo anche se necessario per un monitoraggio efficace della diffusione del coronavirus: per questo bisogna affrontare la questione con la legge sulla protezione dei dati personali (GDPR).”

Le app di “contact tracing” non hanno l’obiettivo di geolocalizzare, ma quello di ricostruire gli eventuali contatti fra persone.

Questo, secondo il Garante UE, non sarebbe possibile in forma del tutto anonima, poiché i dati di localizzazione risulterebbero poco precisi sulla posizione esatta dell’utente. Più efficace potrebbe essere, invece, l’uso della tecnologia bluetooth capace di fornire informazioni più specifiche sulla prossimità, seppur con alcuni limiti.

Possiamo sapere se due persone sono nella stessa stanza, ma non se li divide una parete di plexiglas, ad esempio. Ecco perché, per un contrasto efficace del coronavirus sarebbe necessaria una tecnologia “più invasiva” e dettagli più accurati.

In Corea del Sud, ad esempio, le leggi hanno dato priorità alla sicurezza anziché alla privacy in caso di crisi sanitarie. Oltre alle app di tracciamento, i dati vengono raccolti anche dalle videocamere di sicurezza, dai movimenti della carta di credito e tramite il GPS dello smartphone.

Resta, infine, da risolvere il problema della “ volontarietà ” tali sistemi potranno essere utili solo a patto che le persone coinvolte installino l’applicazione sui propri device, quindi dovrà essere valutata anche l’eventuale obbligatorietà.

Quali sono i rischi legati al tracciamento dei dati?

I dati raccolti dalle app per il monitoraggio dei contagi potranno essere usati solo allo scopo di contrastare la diffusione del coronavirus, ma l’esposizione di informazioni personali o confidenziali non è mai priva di rischi.

Ad esempio, in alcuni Paesi meno democratici, i dati potrebbero essere utilizzati a fini politici o per limitare la libertà della popolazione. Per questo, il ricorso a tali applicazioni dovrà durare solo il tempo necessario, fino alla fine della crisi.

Wiewiórowski ha sottolineato l’importanza di tutelare in particolare le persone più vulnerabili, come i minorenni e gli anziani. Questi ultimi, essendo meno tecnologicamente consapevoli, corrono maggiori pericoli.

Come funzionerà l’app di tracciamento italiana?

Nel nostro Paese sono al vaglio vari progetti legati al tracciamento degli utenti.

Quale di questi sarà messo in atto alla fine non è stato ancora ufficializzato dal governo, ma la task force digitale, nata per rispondere all’emergenza coronavirus, ha assicurato che la tecnologia è stata già testata.

La ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, ha spiegato che presto verrà lanciata un’app capace di creare una mappa delle prossimità dei cittadini e inviare un alert in caso di contatto con qualcuno risultato positivo.

La piattaforma, che si avvarrà della tecnologia bluetooth e del wi-fi, farà parte di un sistema integrato online e offline. Le informazioni che gli italiani dovranno fornire tramite il proprio smartphone saranno tre: con quale dispositivo sono stati in contatto, a che distanza e per quanto tempo.

Se qualcuno scoprisse di essere positivo dovrà dare la propria autorizzazione alle unità sanitarie di inviare un alert agli utenti rilevati nei pressi della persona che ha contratto il virus e, quindi, potenzialmente a rischio.

Nonostante l’allerta del Garante UE, secondo cui il tracciamento anonimo tramite app sarebbe impossibile, il modello italiano non seguirà l’esempio della Corea e testerà, almeno in un primo momento, tecnologie a basso impatto sulla privacy, assicurando la raccolta dei dati in forma anonima.

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