Conviene investire nell’argento nel 2026?

Redazione Money Premium

23/06/2026

L’importanza delle dinamiche di domanda e offerta rimane forte per la quotazione dell’argento. Quali previsioni per il metallo nel 2026?

Conviene investire nell’argento nel 2026?

Quali previsioni per l’argento nel 2026? La materia prima al momento si trova in una fase di ritracciamento dopo aver superato per la prima volta nella storia la soglia degli 80 dollari e aver toccato massimi storici intorno ai 120 dollari l’oncia all’inizio dell’anno, grazie alla forte domanda speculativa proveniente dalla Cina e alla dinamica di deficit strutturale.

L’argento è sceso di oltre il 6-8% in alcune sessioni recenti, dopo aver raggiunto picchi intorno agli 84-90 dollari in fasi intermedie, e al momento viaggia intorno ai 70 dollari l’oncia (con oscillazioni tra 65 e 72 dollari a metà giugno). In totale, parliamo comunque di un balzo superiore al 100% dall’inizio dell’anno, quando il metallo quotava circa 35-40 dollari.

Tra i motivi della correzione troviamo i progressi nei colloqui di pace per porre fine alla guerra in Ucraina e tensioni geopolitiche alleviate (come l’accordo USA-Iran che ha ridotto la percezione di rischio inflattivo), fattori che riducono la domanda di beni rifugio. Nelle ultime settimane la domanda crescente di investimenti cinesi ha fatto salire il prezzo, con i premi spot dell’argento a Shanghai che hanno mantenuto differenziali elevati rispetto ai prezzi di Londra, anche se in contrazione rispetto ai picchi storici.

Gli analisti, gli investitori istituzionali e gli investitori stanno delineando il quadro delle attese per il resto del 2026. I pareri, però, sono tutt’altro che univoci: si va da previsioni particolarmente rialziste a scenari più cauti, passando per analisi che mettono in guardia contro potenziali correzioni. Cosa aspettarsi, quindi, dalla quotazione dell’argento nel 2026? Di seguito, abbiamo raccolto le previsioni degli analisti più affermati e noti nel mercato delle materie prime, aggiornate a giugno 2026 con i dati più recenti sul deficit persistente e sulla domanda industriale.

Previsioni rialziste sull’argento per il 2026

A differenza dell’oro, l’argento è un componente prezioso in una vasta gamma di prodotti, in particolare nei pannelli solari fotovoltaici. Con scorte prossime ai minimi storici e il 2026 come sesto anno consecutivo di carenza, sussiste il rischio di ritardi e carenze di approvvigionamento che potrebbero colpire diversi settori. La domanda industriale rimane resiliente nonostante il “thrifting” nel solare (riduzione del 19% circa del consumo di argento per pannello), grazie alla crescita in veicoli elettrici, infrastrutture per l’intelligenza artificiale, data center e applicazioni elettroniche avanzate.

La maggior parte degli osservatori ritiene che l’argento possa beneficiare nel 2026 di una serie di fattori strutturali favorevoli. Elementi come la domanda industriale in crescita nei settori dell’energia pulita, delle energie rinnovabili e delle tecnologie avanzate potrebbero spingere i prezzi verso nuovi massimi o consolidamenti su livelli elevati.

In particolare, gli analisti citati da fonti di mercato sottolineano che la diffusione di veicoli elettrici, pannelli fotovoltaici (nonostante l’efficienza migliorata) e l’espansione delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale continuerebbero a sostenere una domanda forte di argento, la cui produzione mineraria fatica a tenere il passo, con un deficit di offerta previsto tra i 46 e i 67 milioni di once per l’anno in corso.

Dal lato istituzionale, grandi nomi come Goldman Sachs vedono l’argento come un metallo strategico nel contesto della transizione energetica globale, con previsioni che vedrebbero prezzi medi dell’argento oscillare tra 85 e 100 dollari l’oncia nel corso del 2026, sostenuti da investimenti industriali e deficit strutturali di offerta. Citi non esclude addirittura un potenziale rally verso 110 dollari l’oncia nella seconda metà dell’anno, soprattutto se la domanda da settori come l’auto elettrica dovesse superare le attese, mentre J.P. Morgan punta su una media annuale intorno agli 81 dollari con picchi trimestrali a 85. Altre banche come Bank of America e Commerzbank contemplano scenari fino a 100-135 dollari in casi di forte compressione del rapporto oro-argento.

Queste previsioni sono da intrecciare con dati economici più ampi. Molte società di ricerca e broker suggeriscono che il deficit di offerta, ossia la differenza tra domanda e produzione mineraria, potrebbe continuare anche nel 2026, con un sesto anno consecutivo di squilibrio che sta erodendo le scorte sopra terra. Secondo alcuni report, la persistente scarsità di argento fisico disponibile sul mercato - aggravata da vincoli produttivi e dalla natura della produzione, spesso derivata come sottoprodotto di altri metalli - potrebbe esercitare una pressione al rialzo sui prezzi anche in presenza di una parziale riduzione della domanda solare.

Anche gli afflussi verso ETF legati all’argento e l’interesse da parte degli investitori istituzionali, spinti dalla percezione del metallo come “bene rifugio”, potrebbero contribuire a sostenere la quotazione del metallo. Gli ETF stanno registrando importanti afflussi netti, il che riflette una maggiore attenzione degli investitori verso metalli preziosi in un contesto di incertezza macroeconomica.

Le previsioni più conservative sull’argento

Accanto alle visioni rialziste, troviamo anche previsioni più moderate sull’argento nel 2026. Diversi analisti, incluse importanti banche globali, indicano che la maggioranza delle previsioni mainstream si colloca su un intervallo più contenuto, tenendo conto sia della crescita della domanda ma anche delle aspettative di cambiamenti dal lato dell’offerta e potenziali sviluppi macroeconomici come un rafforzamento del dollaro o aggiustamenti nei tassi.

Secondo un’analisi aggregata di diverse banche commerciali e istituti finanziari, la fascia di prezzo dell’argento per il 2026 potrebbe stare tra 65 e 85 dollari l’oncia come media annuale, con un gruppo di strategist più cauti che vede anche un intervallo di 60-75 dollari nel caso in cui il mercato si normalizzi ulteriormente e la volatilità si riduca rispetto ai primi mesi dell’anno. HSBC e UBS, ad esempio, puntano su medie intorno ai 65-75 dollari, con target di fine anno più contenuti.

Il tutto si basa sull’idea che, nonostante la domanda industriale forte e l’interesse degli investitori, il mercato potrebbe reagire a prezzi più alti con un certo ritorno dell’offerta oppure con una riduzione della domanda in alcune applicazioni industriali del metallo. Alcuni analisti citano, ad esempio, la possibilità che la crescita dell’installazione di pannelli solari rallenti lievemente a causa del thrifting o che la domanda industriale subisca una certa “distruzione” della domanda se i prezzi resteranno troppo elevati per troppo tempo, con un possibile consolidamento intorno ai 70 dollari. Un altro punto di vista moderato proviene da realtà come UBS, che ha fissato target relativamente modesti per l’argento nella seconda metà del 2026. Malgrado alcune spinte rialziste, i prezzi potrebbero non mantenersi costantemente al livello dei massimi recenti ed entrare piuttosto in fase di consolidamento dopo la forte volatilità del primo semestre.

Gli scenari ribassisti sull’argento da conoscere per il 2026

Vi è anche chi solleva preoccupazioni sul fatto che l’argento possa trovarsi in una fase di “surriscaldamento” dopo l’impennata registrata nel 2025 e l’inizio del 2026, con possibili correzioni anche profonde nel resto dell’anno. Alcuni commentatori di mercato, inclusi gestori di fondi e analisti specializzati in investimenti su materie prime, segnalano rischi di breve-medio termine legati alla speculazione eccessiva, all’aumento dei tassi reali da parte della Fed (con probabilità crescenti di rialzi entro fine anno), a un ulteriore rafforzamento del dollaro USA e a una potenziale recessione globale o rallentamento della crescita industriale, tutti elementi che storicamente pesano in modo significativo sui metalli preziosi.

In scenari del genere, l’argento potrebbe registrare correzioni anche significative, con supporti tecnici a 60-63 dollari prima e poi potenziali discese verso i 50-55 dollari (o addirittura test di livelli intorno ai 45-48 in casi estremi di liquidazione di posizioni speculative e crollo della domanda di investimento).

Analisti come l’ex strategist di J.P. Morgan Marko Kolanovic avvertono che correzioni del 40-50% dopo rally speculativi sono storicamente frequenti, con potenziali target ribassisti intorno ai 50 dollari l’oncia nel corso del 2026 se la componente di investimento dovesse evaporare rapidamente. Anche Macquarie e altri osservatori sottolineano che, senza un ancoraggio strategico come gli acquisti delle banche centrali (che privilegiano l’oro), l’argento resta più vulnerabile alle fluttuazioni della domanda privata e industriale. In un contesto di tassi reali elevati o di risoluzione delle tensioni geopolitiche (che ridurrebbe ulteriormente la componente di bene rifugio), il rapporto oro/argento potrebbe ampliarsi ulteriormente, permettendo all’argento di sottoperformare anche in presenza di una modesta ripresa dell’oro.

Questi rischi ribassisti non cancellano il caso strutturale di lungo periodo, ma rendono probabile una fase di volatilità elevata e potenziali drawdown prima di qualsiasi stabilizzazione su livelli più sostenibili.

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