Non di sole obbligazioni sovrane vive il mercato dei bond, che anzi si arricchisce di continuo di emissioni corporate. Negli ultimi giorni sono giunte due distinte tranches di prestiti obbligazionari retail targate banca Intesa da un lato e Gruppo Unicredit dall’altro.
L’istituto guidato da Carlo Messina ha proposto ai risparmiatori 3 bond tutti in $ USA a 5, 7 e 10 anni di durata complessiva. Il Gruppo guidato da Andrea Orcel, invece, una dual tranches a 13 anni di cui una in euro e una in $ americani.
Vediamo ora i soli titoli a 10 e 13 anni delle rispettive banche, entrambi in valuta estera e quindi ad associato rischio di cambio. Anticipiamo solo che prevedono prima cedola al 9,50% e al 10% sui bond in valuta di Intesa Sanpaolo e Unicredit.
L’obbligazione decennale emessa da banca Intesa
Come anticipato il bond fa parte di un trittico di emissioni accomunate da più punti, tranne la durata e i tassi nominali annui. Il decennale Intesa, in particolare, ha ISIN IT0005671539, data emissione 6 ottobre e rimborso finale alla stessa data del 2035. Il taglio minimo è di 2.000 USD e relativi multipli, per cui oggi servirebbero 1.723,09 €, più commissioni, per sottoscriverne uno al cambio attuale dell’€/$ a 1,1607.
L’obbligazione prevede una struttura cedolare del tipo step-down, ossia tassi fissi e decrescenti da uno step al successivo. Nello specifico, le finestre temporali seguono la sequenza 1-1-2-6 anni con i seguenti tassi annui lordi associati:
- 9,50% (7,03% netto) il solo 1° anno con cedole staccate tutte, dal principio alla fine, ogni 3 mesi;
- 6,50% lordo e 4,81% netto nel successivo;
- 5,00% p.a. nel terzo e quarto, pari al 3,70% al netto della ritenuta fiscale;
- 3,50% lordo, e 2,59% netto, in ciascuno dei 6 anni successivi, e quindi dal 5° al 10° anno.
Rendimenti lordi e netti
Sottoscrivendolo a 100 in emissione e tenendolo fino alla fine, il monte cedole complessivo sarebbe del 47% lordo. Dividendolo per i 10 anni di durata ne verrebbe fuori una cedola ipotetica del 4,70% lordo annuo. Al netto della ritenuta fiscale ecco un ipotetico payout annuo quasi pari allo yield lordo del decennale MEF. Andando oltre nelle considerazioni, al netto delle cedole del primo biennio c’è che il ritorno medio ponderato dei restanti 8 anni scende al 3,875% lordo.
Dall’8 ottobre il titolo è negoziato su MOT ed EuroTLX di Borsa Italiana, per cui è possibile vedere quanto prezza e quanto rende effettivo. Il prezzo di chiusura di martedì 14 è stato a 99,73 a beneficio dello yield a scadenza. Sempre a proposito di prezzi, il min/max in questi giorni di contrattazione sono stati a 99,35 e a 102,50. La duration modificata, infine, è del 7,21 (dati: Borsa Italaina).
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Il bond di banca Unicredit in scadenza nel 2038
A seguire ecco il titolo retail in USD a 13 anni facente parte della dual tranche di banca Unicredit. Uno dei due è denominato in euro e uno in $ USA, ed entrambi direttamente negoziabili sui circuiti MOT e Bond-X di Borsa Italiana.
Il bond in valuta estera, in particolare, ha matricola ISIN IT0005674103 e un periodo di offerta dal 09/10 al 7/11 durante il quale è disponibile a 100. Da lunedì 10 novembre in poi la garanzia del prezzo alla pari sarà solo a scadenza, dato che il prestito non è callable e che i corsi fluttueranno in base alle dinamiche del mercato. Anche qui il taglio minimo di ingresso è di 2.000 USD e la struttura dei tassi è del tipo step-down.
La struttura dei rendimenti step-down del bond Unicredit
A variare è invece la periodicità della cedola che ora è a cadenza annuale (09/10) e l’importo dei tassi nominali annui stavolta pari a:
- 10,00% lordo il solo 1° anno (7,40% netto);
- 9,00% (6,66% netto) nel successivo;
- 7,00% nel 3° anno, pari al 5,18% al netto della ritenuta fiscale del 26%;
- 6,00% (4,44% netto) nel successivo;
- 5,00% lordo e 3,70% netto nel corso del 5° anno;
- 4,00% e 2,96%, rispettivamente lordo e netto, nel successivo;
- 3,00% p.a. nel 7°, 8° e 9° anno, pari al 2,22% al netto della ritenuta fiscale;
- 2,50%, 1,85% netto, in ciascuno dei 4 anni successivi, cioè dal 10° al 13° anno.
Sommando anche qui tutte le cedole (60% lordo complessivo) e dividendole per i 13 anni di durata ne verrebbe fuori una cedola ipotetica ponderata del 4,615% annua.
Prima cedola al 9,50% e al 10% sui bond in valuta di Intesa Sanpaolo e Unicredit
I punti di forza di questi bond sono prontamente individuabili. Il payout è noto e calcolabile a priori, sia se acquistati in emissione che in corso d’opera. Ancora, le cedole iniziali sono ricchissime il che, in un certo senso, permette all’investitore di anticipare il flusso cedolare magari da reinvestire e far fruttare a sua volta.
In generale, i bond sarebbero potenzialmente spendibili in ottica diversificazione del portafoglio date le caratteristiche intrinseche dei titoli. Esse, tuttavia, possono tramutarsi in contro nella misura in cui dovessero prendere una piega avversa.
Il riferimento primo e assoluto (ma non l’unico: pensiamo al rischio di mercato) è al rischio cambio, e non poteva essere diversamente. Se a scadenza o alla propria data di rivendita l’USD si fosse deprezzato rispetto al cambio al tempo dell’acquisto, ne perderebbe il ritorno effettivo. Nella peggiore delle ipotesi diverrebbe anche negativo. Di contro si potrebbe apprezzare e genererebbe un extra gain da cambio a beneficio dello yield finale.
Altri due rischi da tenere a mente riguardano quello di mercato, ossia di oscillazioni dei prezzi sul mercato secondario, e quello di liquidità. In entrambi i casi i flottanti sono modesti, per cui bisogna mettere in conto spread bid/ask non proprio strettissimi.