Mentre l’attenzione dei tanti era rivolta ai cinque giorni di collocamento del BTP Valore, altri bond sono giunti con i loro carichi di cedole e proposte commerciali. È stato il caso, per esempio, della multinazionale USA di servizi finanziari e bancari Citigroup, o Citi com’è comunemente detta. Si tratta di una banca prestigiosa fondata nel 1812 e con sede a New York, oggi attiva in oltre 160 Paesi. Eroga servizi bancari, di investimento e di gestione patrimoniale a clienti sia retail che corporate e sovereign.
Stante le premesse si comprende come l’emittente goda di buoni rating da parte delle principali agenzie. Stiamo parlando di giudizi pari ad A per Fitch, ad A3 per Moody e a BBB+ per S&P, e outlook stabile per tutte e tre le agenzie.
Bene, la neo obbligazione Citigroup paga il 7% il primo anno e il 6% il secondo, è in euro e a tassi fissi step-down.
Corporate bond targato banca Citigroup
In gergo si tratta di un “Callable Fixed Rate Note”, un prodotto a scadenza fissa ma soggetto a rimborso anticipato. Ha data emissione venerdì 27 febbraio 2026 e scadenza alla stessa data del 2041, per una durata complessiva di 3 lustri, 15 anni. È rivolto al mercato retail, ed è negoziato su EuroTLX di Borsa Italiana con taglio minimo di 1.000 € e relativi multipli. È emesso alla pari e ha identificativo ISIN pari a XS3136496521.
Tecnicamente è classificato come “senior unsecured”, cioè un titolo con priorità rispetto agli strumenti subordinati, ma privo di garanzie reali sui capitali oggetto del prestito. La garanzia sul capitale, quindi, sta tutta nella solidità patrimoniale e nella forza economico-finanziaria della banca stessa. Allo stato dei fatti attuali, quindi, il rischio di credito ed emittente è basso, ma non per questo nullo.
Quanto durerà l’investimento su questo bond?
Un discorso a parte va fatto sulla durata effettiva del prestito obbligazionario. Se la data ufficiale di rimborso è per fine febbraio 2041, in realtà a partire dal 28/02/2028 l’emittente si è riservata la sua callability. Vuol dire che dal 2° anno fino al febbraio 2040, in concomitanza dello stacco cedolare e con un preavviso minimo di cinque giorni lavorativi, Citi può rimborsarlo in anticipo. L’emittente riconoscerebbe il 100% del valore nominale posseduto, più il netto dell’ultima cedola maturata.
Un pari diritto call non è rimesso nelle mani dell’investitore, tipo quello previsto per i sottoscrittori iniziali del BTP Più ma solo al termine dei primi 4 anni. In compenso il bond Citi lo potrà liquidare sull’EuroTLX ai prezzi di mercato vigenti al tempo della vendita. Certo, bisognerà mettere in conto spread bid/ask sul book non proprio stretti (c.d. rischio liquidità), anzi, dato che si tratta di emissioni dai flottanti sottili.
Ora, se i tassi BCE dovessero scendere in maniera decisa e convinta salirebbero le probabilità di esercizio call. L’investitore perderebbe il diritto alle cedole residue, e sarebbe esposto al rischio di reinvestimento. Invece se i tassi resteranno stabili o in futuro dovessero risalire c’è il rischio che il bond duri fino al 2041.
Letta con gli occhi dell’emittente, come vanno vanno le cose Citi si è tutelata contro qualunque possibile scenario di mercato. Letta con gli occhi dell’investitore, invece, la convenienza maggiore starebbe nell’esercizio della call nei primi anni di vita.
Una struttura cedolare decrescente nel tempo
Per comprendere la portata dell’ultima espressione dobbiamo dare uno sguardo alla struttura cedolare. Gli interessi sono fissi (liquidazione annua ad ogni 27/02) ma del tipo step-down, cioè diminuiscono progressivamente negli anni. In valori assoluti esse sono pari a:
- 7,00% (netto: 5,18%) il 1° anno (aliquota fiscale al 26%);
- 6,00% (netto: 4,44%) il 2°;
- 5,00% (netto: 3,70%) il 3° anno;
- 4,00% (netto: 2,96%) il 4°;
- 3,00% (netto: 2,22%) il 5° anno;
- 2,50% (netto: 1,85%) dal 6° al 10° anno;
- 2,00% (netto: 1,48%) dall’11° al 15° anno.
Come si evince, il titolo è forte nei coupon nei soli primi 3-5 anni di vita (i primi 3 in particolare), poi la cedola perde appeal. Se Citi esercitasse la call al termine del 4° anno il bond produrrebbe un ipotetico 5,5% annuo lordo. Non sarebbe male se teniamo conto che è denominato in euro, e quindi privo di rischio di cambio.
I problemi potrebbero sorgere se Citi lo tenesse in piedi fino alla fine. Tale scelta sarebbe verosimilmente il frutto di un costo del denaro rimasto stabile o, peggio ancora, risalito. In quel caso le future emissioni si rivelerebbero più ricche negli yield rispetto al bond a quelle date. Inoltre venderlo potrebbe rivelarsi non conveniente perché i corsi potrebbero trovarsi sotto la parità. Tuttavia, la presenza della call potrebbe fungere da calamita e richiamo dei corsi verso la parità, almeno a ridosso del periodo di eventuale call.
7% il primo anno e 6% il secondo sul bond in euro Citigroup a tassi fissi step-down
Su un investimento di 1.000 € il guadagno prima dell’eventuale call sarebbe di 130 € lordi in 24 mesi. Se il bond arrivasse al 2041, invece, di 475 € lordi come a dire che il rendimento lordo totale in 15 anni è del 47,5%. Invece il TIR lordo si aggira in area 3,30%, che potrebbe migliorare in caso di acquisto sotto la pari. Al riguardo, i prezzi del titolo sull’EuroTLX sono al corso secco.
In definitiva il prodotto presenta pro e contro da saper adeguatamente cogliere o evitare per impostare l’investimento a proprio vantaggio. L’importante è che lo strumento si riveli in linea con i propri orizzonti temporali, il profilo di rischio e la capacità di comprensione dei vari scenari di mercato.