Dal 1° gennaio 2026 si applicano i nuovi controlli fiscali sulle partite Iva, al via segnalazioni delle anomalie e controlli mirati con il nuovo algoritmo dell’Agenzia delle Entrate.
Dal 1° gennaio 2026 prendono il via nuovi controlli fiscali sulle partite Iva, centrale nel nuovo disegno il “cruscotto di rischio” Iva. L’obiettivo è recuperare 5 miliardi di evasione Iva entro il 2028, utilizzando indagini predittive.
Sarà ridotto drasticamente l’uso degli accertamenti successivi, l’obiettivo è scovare l’evasione prima che si materializzi attraverso l’incrocio dei dati in tempo reale. Il tutto grazie anche al “cruscotto di rischio Iva” a cui possono accedere attraverso il Cassetto fiscale anche i titolari di partita Iva.
Ecco come cambiano i controlli fiscali sulle partite Iva dal 1° gennaio 2026 con l’uso del “cruscotto di rischio Iva”.
Algoritmi efficienti per prevenire l’evasione Iva: ecco i nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate
I controlli fiscali puntano sempre più sull’uso di potenti algoritmi in grado di individuare il rischio di evasione fiscale attraverso l’incrocio dei dati. Il nuovo sistema è in grado di analizzare in tempo reale i flussi dei dati che provengono dalle fatture elettroniche, liquidazioni trimestrali, corrispettivi telematici, dati dell’anagrafe tributaria e Sistema Tessera Sanitaria. Una mole di dati in grado di delineare il volume di affari e anomalie contemporaneamente allo svolgimento della stessa attività.
In base ai dati emersi, a ogni partita Iva viene attribuito un punteggio di affidabilità e in caso di bassa affidabilità inizia una vera e propria strategia di compliance, cioè di collaborazione, il cui obiettivo è ridurre sempre più l’uso degli avvisi di accertamento e ampliare l’adempimento collaborativo.
Dichiarazioni Iva, controlli serrati sulle dichiarazioni “vuote”
Particolare attenzione nella nuova strategia viene posta alle dichiarazioni Iva “vuote” cioè dichiarazioni presentate nei termini per evitare le conseguenze di una dichiarazione omessa, ma che non riportano i dati corretti.
In questo caso, in applicazione del nuovo articolo 54 bis del D.P.R. 633 del 1972, l’Agenzia delle Entrate corregge in termini brevi la dichiarazione in base ai dati direttamente desumibili dalle varie comunicazioni che ogni titolare di partita Iva effettua periodicamente in corso d’anno, ad esempio fatture elettroniche e liquidazioni periodiche, e richiede le maggiori somme.
In base alle nuove disposizioni in caso di mancata compilazione di quadri della dichiarazione Iva, la stessa si ha come non presentata. A questo punto l’onere probatorio è capovolto ed è onere del contribuente dimostrare l’effettivo volume d’affari.
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Cruscotto di rischio Iva, cos’è e come funziona
I nuovi controlli fiscali che prendono il via dal 1° gennaio 2026 hanno quindi 2 facce, da un lato l’algoritmo utilizzato dall’Agenzia delle Entrate sempre più sofisticato e in grado di analizzare un gran numero di dati e dall’altro lato il “cruscotto di rischio Iva” a cui ogni titolare di partita Iva può accedere attraverso il proprio Cassetto fiscale disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Il “cruscotto di rischio Iva” consente a ogni titolare di partita Iva di monitorare la propria posizione e prevenire contestazioni adeguandosi alle segnalazioni di rischio. Se l’algoritmo individua delle anomalie, le segnala al contribuente attraverso un preavviso.
Il contribuente può regolarizzare la propria posizione prima di un vero e proprio accertamento fiscale, in questo modo può ottenere una riduzione delle sanzioni. La regolarizzazione deve avvenire entro 30 giorni dalla segnalazione e porta anche un ulteriore vantaggio, infatti, per lo stesso periodo di imposta si ha un’immunità dagli accertamenti.
L’adozione di questa nuova modalità per i controlli delle partite Iva è graduale, prende il via dai settori ad alta criticità come edilizia, e-commerce, commercio all’ingrosso e ristorazione. In un secondo momento i controlli sono estesi a forfettari e micro-imprese operanti in tutti i settori.
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