Contributi a fondo perduto: esclusi i professionisti iscritti agli Ordini

I professionisti iscritti agli Ordini non possono fare domanda per il contributo a fondo perduto: è il decreto Rilancio a escluderli. Novità, invece, per i lavoratori dipendenti e i pensionati, ma con determinati requisiti.

Contributi a fondo perduto: esclusi i professionisti iscritti agli Ordini

Contributi a fondo perduto, i professionisti iscritti agli Ordini sono esclusi dal decreto Rilancio dalla possibilità di fare domanda.

La novità arriva come una doccia fredda per i professionisti, la cui reazione non si è fatta attendere. Mentre gli iscritti agli Ordini attendono una correzione da parte del Governo, per ora le regole in fatto di finanziamenti a fondo perduto sono queste.

Un cambiamento potrebbe avvenire in sede di conversione in legge del decreto Rilancio, ma attualmente, di fatto, le partite IVA iscritte agli Ordini non possono fare domanda per il contributo a fondo perduto.

Un giro di vite non indifferente, che lascia fuori una ricca platea di potenziali beneficiari della prestazione, in un momento in cui sono tanti i professionisti che hanno subìto grandi danni economici.

Vediamo com’è cambiata la norma del decreto Rilancio e quali sono le novità in arrivo per le partite IVA iscritte agli Ordini e per i lavoratori dipendenti.

Contributi a fondo perduto: esclusi i professionisti iscritti agli Ordini

Il decreto Rilancio contiene una novità, non proprio positiva, per le partite IVA con l’intenzione di chiedere un contributo a fondo perduto.

Il decreto Rilancio infatti esclude i professionisti iscritti agli Ordini dalla possibilità di richiedere il contributo, concesso a chi ha subìto una riduzione del fatturato ad aprile 2020 pari a due terzi rispetto dell’ammontare dei ricavi di aprile 2019.

Nella versione precedente, il decreto Rilancio prevedeva che tale contributo andasse a soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA, purché i ricavi non superiori ai 5 milioni di euro (riferiti al periodo d’imposta 2019).

La versione definitiva del decreto invece prevede che il contributo venga riconosciuto solo “ai soggetti esercenti attività d’imprese e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.”

È il comma successivo a specificare l’esclusione:

“il contributo non spetta ai soggetti la cui attività è cessata (…) nonché ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza.”

Contributi a fondo perduto: professionisti degli Ordini esclusi, e i dipendenti?

La versione ufficiale del decreto Rilancio opera restrizioni non indifferenti alla platea di beneficiari dei contributi a fondo perduto.

Si allunga infatti l’elenco degli esclusi dal contributo a fondo perduto del 10%, 15%, 20%: già nelle precedenti versioni del provvedimento erano esclusi i professionisti con reddito inferiore a 50.000 euro, poiché destinatari del reddito di ultima istanza istituito dal decreto Cura Italia, e i i professionisti iscritti a una Cassa Previdenziale privata.

Gli iscritti alla Gestione separata INPS già erano stati esclusi dalle precedenti bozze, così come tutti i beneficiari dell’indennità di 600 euro istituita dal Cura Italia.

Novità invece per i lavoratori dipendenti e i pensionati, che possono fare domanda per il fondo perduto se il reddito del loro “status” non è l’unico che ricevono, ma sono esercenti attività d’impresa, di lavoro autonomo o reddito agrario e sono in possesso dei requisiti necessari.

Dunque, i destinatari del contributi a fondo perduto sono solo i titolari di reddito agrario e ai soggetti con ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, o a coloro che ricevono compensi sui redditi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Non si è fatta attendere la reazione dei professionisti con il comunicato stampa congiunto di DC - AIDC - ANC - ANDOC - FIDDOC - SIC - UNAGRACO - UNGDCEC - UNICO:

“speriamo almeno che il Parlamento possa, nel corso dell’iter di approvazione del DL Rilancio, correggere questa ignominia, eliminando questa insensata discriminazione. In caso contrario, valuteremo con i nostri iscritti tutte le più opportune iniziative da intraprendere, che non potranno che essere proporzionate al sentimento di forte sconcerto, che mai come in questo momento alberga in tutte le donne e gli uomini della categoria.”

Una presa di posizione dura da parte dei professionisti, ma che altro non è che una reazione nei confronti dell’ennesima discriminazione.

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