“Boom di contratti indeterminati con il Decreto Dignità”, i dati però smentiscono Bonafede

Il ministro Alfonso Bonafede in TV ha parlato di “un boom di contratti a tempo indeterminato con il Decreto Dignità”. I dati Istat però dicono altro.

“Boom di contratti indeterminati con il Decreto Dignità”, i dati però smentiscono Bonafede

Perché non si dice che col decreto dignità c’è stato il boom dei contratti a tempo indeterminato?”. Così in TV ospite della trasmissione Otto e Mezzo Alfonso Bonafede ha cercato di evidenziare la bontà delle azioni del governo in materia di lavoro.

Ma quanto c’è di vero in questa affermazione? Quasi nulla guardando l’analisi fatta da Agi basandosi sui dati Istat: da quando c’è il Decreto Dignità, i lavoratori italiani con un contratto a tempo indeterminato sono in verità diminuiti.

Bonafede, il Decreto Dignità e i contratti a tempo indeterminato

Oltre all’entusiasmo per l’arresto di Cesare Battisti, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è tornato in TV ospite di Lilli Gruber difendendo l’operato del governo in materia di lavoro.

In particolare il Guardasigilli ha difeso il Decreto Dignità, primo vero e proprio atto ufficiale del governo Lega-Movimento 5 Stelle fortemente voluto da Luigi Di Maio in qualità di ministro del Lavoro.

Quasi come per lamentarsi di una sorta di silenzio mediatico sul tema, Bonafede ha dichiarato che con il Decreto Dignità ci sarebbe stato un “boom dei contratti a tempo indeterminato”.

Le misure presenti nel testo in teoria sono state pensate proprio per raggiungere questo scopo: la durata massima dei contratti a tempo determinato passa da 36 a 24 mesi, tornano le causali per giustificare i rinnovi e il numero dei contratti a termine in un’azienda non può superare il 30% del totale.

Per incentivare l’aumento dei contratti a tempo indeterminato poi è stato prorogato, fino al 2020, il bonus che prevede l’abbattimento del 50% dei contributi in caso di assunzione di un under 35.

I dati Istat

Le affermazioni televisive del ministro Bonafede però sarebbero smentite dai dati Istat. I contratti a tempo indeterminato da quando c’è il Decreto Dignità non sarebbero infatti aumentati, anzi più che un “boom” c’è stata una leggera flessione.

Vediamo allora come era la situazione a giugno 2018, il mese prima dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Dignità in data 2 luglio 2018, rapportandola poi a quella di novembre 2018 ultimo mese dove sono stati pubblicati dei dati.

Decreto Dignità Giugno Novembre Differenza
Totale occupati 23,320 milioni 23,238 milioni -82.000
Contratti indeterminati 14,883 milioni 14,853 milioni -30.000
Contratti a tempo 3,105 milioni 3,069 milioni -36.000
Lavoratori autonomi 5,331 milioni 5,316 milioni -15.000
Istat giugno
I dati Istat su lavoro relativi al mese giugno 2018
Istat novembre
I dati Istat sul lavoro in merito al mese novembre 2018

Da quando c’è il Decreto Dignità quindi secondo i dati Istat ci sarebbero 30.000 contratti indeterminati in meno. L’unico trend positivo sottolineato da Agi è l’aumento delle conversioni da contratto a tempo a stabile, ma questa tendenza era in atto già da prima della misura del governo gialloverde.

Nessun “boom” quindi come dichiarato da Alfonso Bonafede a novembre rispetto a quella che era la situazione a giugno, con le somme che però si dovranno tirare più in là quando il Decreto Dignità inizierà a far sentire, in positivo o in negativo, a pieno il suo effetto.

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