Conti correnti 2019: tutti i modi in cui sono controllati

Controlli sui conti correnti: risparmiometro e superanagrafe sono le due novità del 2019, gli strumenti utilizzati dall’Agenzia delle Entrate controllare i conti correnti degli italiani. A far scattare le verifiche del Fisco uno scostamento del 20% tra entrate e uscite.

Conti correnti 2019: tutti i modi in cui sono controllati

Conti correnti, al via i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

La stretta del Fisco intorno agli evasori si fa sempre più pressante: a partire dal mese di agosto 2019 infatti sono iniziati i controlli a tappeto sui conti correnti delle persone fisiche.

Gli strumenti a disposizione dell’Agenzia delle Entrate sono due in particolare: il risparmiometro e la superanagrafe.

L’Amministrazione Finanziaria si avvale del risparmiometro per verificare che i risparmi sul conto corrente siano coerenti coi redditi dichiarati, e della superanagrafe per incrociare questi dati con quelli della Guardia di Finanza.

Nel momento in cui viene rilevato uno scostamento del 20% tra entrate e uscite sul conto corrente, inizieranno gli accertamenti per scongiurare il rischio di evasione fiscale.

Non tutti i conti correnti saranno passati al setaccio dal Fisco (che comunque, è bene ricordarlo, ha tutta l’autorità per farlo), ma solo quelli su cui è arrivata una segnalazione da parte della banca o del commercialista.

Controlli sui conti correnti: il risparmiometro

Risparmiometro e superanagrafe sono i due strumenti principali con cui il Fisco riesce ad effettuare controlli sui conti correnti non solo delle persone fisiche, ma anche delle società.

Grazie a questi due strumenti l’Amministrazione finanziaria riesce a stringere la propria morsa sui “furbetti” e contrastare in modo più efficace l’evasione fiscale.

Il risparmiometro, conosciuto anche come Evasometro, è un algoritmo con cui il Fisco verifica la coerenza tra i risparmi presenti sul conto corrente e i redditi dichiarati allo Stato, prendendo in considerazione anche gli anni precedenti oltre all’anno fiscale corrente.

Il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate scatta se dall’analisi di questi dati dovesse risultare uno scostamento del 20% tra entrate e uscite sul conto corrente.

Quella del Fisco è senza dubbio una guerra ai contanti, perché gli accertamenti avvengono quando il contribuente dichiara un certo reddito annuo, ma in banca risulta titolare di risparmi superiori alle proprie possibilità, o ha effettuato acquisti non coerenti con la sua dichiarazione dei redditi.

È ritenuto sospetto anche l’atteggiamento di coloro che accumulano denaro sul conto corrente ma non prelevano nulla; in questo caso, infatti, si presume che la sussistenza venga garantita dal contante ricevuto da lavoro in nero.

Generalmente a far scattare l’allarme del Fisco saranno quelle operazioni che muovono importi superiori ai 5.000€, come ad esempio i bonifici effettuati per l’acquisto di auto e immobili, così come per il trasferimento di denaro all’estero.

Soggette a controlli anche le entrate, dal momento che dovranno essere giustificati i versamenti che prevedono somme elevate.

Per i prelievi in contanti, invece, non ci sono controlli. Tuttavia qualora gli importi prelevati siano superiori ai 5.000€ potrebbe scattare un controllo antiriciclaggio, con la Banca che richiede al cliente una dichiarazione scritta sul perché si necessita di quella determinata somma.

Controlli sui conti correnti, il ruolo della superanagrafe

L’altro strumento nelle mani vigili del Fisco è la cosiddetta superanagrafe.

La superanagrafe è un database in cui sono contenuti sia i dati dell’Agenzia delle Entrate sia quelli della Guardia di Finanza.

Il risultato è quindi la messa a disposizione del Fisco di un’enorme mole di dati, ovvero:

  • saldo del conto corrente a inizio e fine anno;
  • movimenti di entrata e uscita;
  • giacenza media.

Con questo tipo di informazione a disposizione, risulta estremamente semplice confrontare gli scostamenti tra entrate e uscite sui conti correnti.

La superanagrafe è stata usata in via sperimentale sulle società nel 2018, e dall’agosto di quest’anno viene usata per effettuare controlli anche sui conti correnti delle persone fisiche.

Controlli sui conti correnti solo se a rischio evasione

Come anticipato, l’Agenzia delle Entrate ha l’autorità di effettuare controlli su qualsiasi conto corrente di persona fisica. È chiaro che ad essere maggiormente esposti agli accertamenti del Fisco sono coloro che presentano un profilo di rischio elevato.

A far finire il vostro conto corrente sotto la lente d’ingrandimento del Fisco può essere, ad esempio, un accredito di grande entità non presente nella dichiarazione dei redditi.

Ad essere principalmente monitorati sono i liberi professionisti e i titolari di partita IVA, così come i titolari di aziende in generale.

L’occhio del Fisco, comunque, non controlla solo i conti correnti, ma anche:

  • deposito titoli;
  • conti deposito;
  • buoni fruttiferi postali;
  • conto terzi;
  • investimenti in società di gestione collettiva del risparmio;
  • prodotti assicurativi;
  • carte di credito.

In caso di movimenti sospetti il contribuente dovrà fornire le dovute giustificazioni di fronte alle autorità.

Prima di accusare il contribuente, però, l’Agenzia delle Entrate ne deve verificarne le motivazioni con un contraddittorio preventivo. Il contribuente riceverà una convocazione da parte di un funzionario del Fisco, durante il quale dovrà “difendersi” giustificando le anomalie.

Il contribuente dovrà quindi essere in possesso di tutta la documentazione necessaria per dimostrare che non sono avvenute attività illecite.

L’onere della prova, quindi, grava sul contribuente.

Le prove portate dal contribuente saranno valutate dal funzionario e nel caso in cui queste non siano convincenti ne potrà seguire un accertamento fiscale, ossia un controllo specifico con il quale verrà messa in luce la situazione del contribuente.

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