Congedo mestruale: come funziona e chi può richiederlo? Ecco cosa prevede la legge

Anna Maria D’Andrea

14/03/2017

16/03/2017 - 17:14

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Congedo mestruale, come funziona e chi può richiederlo al proprio datore di lavoro? Ecco cosa prevede la legge approdata in Commissione lavoro alla Camera a marzo 2017

Congedo mestruale, come funziona e chi può richiederlo? La legge, approdata a marzo 2017 in Commissione Lavoro alla Camera, prevede la possibilità per le donne che soffrono di dismenorrea di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese.

La proposta di introdurre il congedo mestruale per le lavoratrici che soffronto di particolari problemi legati al ciclo mestruale porta la firma di Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato, deputate del PD che hanno avanzato la proposta di consentire 3 giorni di permesso al mese in caso di disagio fisico accertato.

Sono in tanti a chiedersi se la legge si farà o se è soltanto una delle tante proposte destinate a cadere nel giro di pochi giorni nel dimenticatoio. Ma soprattutto inizia a crescere la curiosità: come funziona il congedo mestruale, cosa prevede la legge e a quali condizione potrà essere richiesto? Non si tratta, ovviamente, di una possibilità concessa in maniera indifferenziata: per aver diritto ai giorni di congedo mestruale bisognerà presentare un certificato medico al proprio datore di valore.

Sarebbe assurdo e quasi impossibile infatti concedere giorni di ferie a tutte le donne durante il periodo mestruale e, da un certo punto di vista, il congedo mestruale indifferenziato rischierebbe col far parlare di un atto di discriminazione verso le lavoratrici di sesso femminile.

Nonostante per molte donne potrebbe essere un sollievo l’opportunità di poter godere di giornate di riposo in più, la proposta di legge è chiara: il congedo mestruale sarebbe, in fin dei conti, rivolto esclusivamente alle donne che soffrono di particolari patologie legate al ciclo mestruale.

Chi potrà richiedere il congedo mestruale e quale la fattibilità e i punti critici della legge in esame in Commissione Lavoro? I punti critici sono tanti e non sono pochi coloro che hanno anche affermato che con una legge del genere si aprirebbero, a dirla tutta, nuove strade per disincentivare l’assunzione di donne da parte di datori di lavoro.

Cerchiamo, intanto, di capirci qualcosa in più, nel caso in cui il congedo mestruale diventi realmente legge. Ecco tutto quello che bisogna sapere, cos’è, come funziona e chi potrà richiederlo.

Congedo mestruale: come funziona e chi può richiederlo? Eco cosa prevede la legge

Tre giorni di congedo mestruale, coperti da contribuzione e indennità totale, ovvero il 100% della retribuzione ordinaria, ma potranno richiederlo soltanto le donne che soffrono di dismenorrea e che attestino la patologia con apposito certificato medico.

Il fulcro della proposta di legge al vaglio della Commissione Lavoro a firma dalla deputata PD Romina Mura è questo: in caso di particolari dolori e patologie durante il periodo del ciclo mestruale le donne potrebbero beneficiare di tre giornate di permesso retribuito, o meglio dire congedo.

Non è certo la prima volta che se ne parla e già negli scorsi mesi la proposta aveva fatto discutere: è giusto o no? Il congedo mestruale, è bene ricordarlo, è già riconosciuto da molti anni in diversi paesi del mondo e in Giappone le donne hanno diritto alle ferie durante i giorni più dolorosi del ciclo già dal 1947.

Lo stesso diritto alle ferie nel periodo del ciclo mestruale è stato riconosciuto nel 2007 dalla Nike e recentemente da un’azienda di Bristol, che ha concesso il congedo mestruale alle proprie dipendenti. L’Italia insomma non sarebbe un’avanguardista a riguardo ma, a modesto parere di chi scrive, si tratta di un’opportunità che difficilmente entrerà in porto, e forse sarebbe anche meglio così.

Come richiedere il congedo mestruale? Le lavoratrici di sesso femminile potranno godere dei tre giorni di ferie esclusivamente in caso di patologia accertata dal proprio medico: ogni anno, ed entro il 31 dicembre, bisognerebbe rinnovare il certificato del medico utile ad attestare la dismenorrea e, entro il 30 gennaio, lo stesso dovrebbe essere consegnato al proprio datore di lavoro.

Diciamolo, la realtà è che la legge difficilmente si farà e, a dirla tutta, non si tratterebbe di una grande perdita. Ecco perché la proposta sarà molto probabilmente presto archiviata e dimenticata.

Congedo mestruale, si farà? Il d.d.L. sarà archiviato, ecco perché

Prima di approvare una legge sul congedo mestruale in Italia servirebbe ben altro. Il diritto alle ferie concesso alle lavoratrici che soffrono di dismenorrea sarebbe in ogni caso utile a molte perché, bisogna ricordarlo, i casi di donne che soffrono di dolori debilitanti durante il ciclo mestruale non sono pochi.

A parlare sono i numeri, dai quali viene fuori che in Italia il 60-90% delle donne soffrono di dismenorrea e che i casi di assenza da lavoro nei giorni del ciclo mestruale arrivano al 15%. Numeri ancora più alti anche nel caso delle più giovani: le ragazze che si assentano da scuola a causa di dismenorrea arrivano al 51%.

Eppure, fare una legge ad hoc sembrerebbe quasi inopportuno. In tema di congedi e di ferie retribuite sono tanti i nodi da risolvere, primo tra tutti il diritto al congedo di paternità. Ad oggi, ricordiamo, i padri hanno diritto a sole due giornate di congedo di paternità obbligatorio e due, invece, facoltative soltanto nel caso in cui la madre rinunci alle proprie.

Se il tema è quello dei diritti e della tutela dei lavoratori o, più nello specifico, delle lavoratrici, bisognerebbe partire da molto più lontano. Insomma, probabilmente non servirebbe nemmeno una legge che disponga tre giorni di ferie al mese per le lavoratrici di sesso femminile perché, in caso di dolori che impediscono di svolgere il proprio lavoro, si potrebbe tranquillamente ricorrere alla malattia.

Il consiglio, insomma, è quello di esigere giorni di malattia in caso di dolori durante il periodo del ciclo mestruale e molto prima di una fantomatica approvazione del congedo mestruale; nonostante le pubblicità in Tv facciano vedere donne che sorridono, saltano, ridono e fanno sport in quei “giorni no”, la realtà - lo sappiamo tutte - è tutt’altra cosa e, quando spetta di diritto, per assentarsi dal lavoro non dovrebbe essere necessario aspettare la gentile concessione della legge.

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