Congedo di maternità INPS: chi lo paga?

Chi paga l’indennità di maternità riconosciuta nel periodo del congedo obbligatorio? Differenze tra lavoratrici dipendenti e autonome.

Congedo di maternità INPS: chi lo paga?

Alle lavoratrici dipendenti, come pure alle autonome - e in alcuni casi anche a chi è senza lavoro - che diventano mamme spetta il congedo di maternità.

L’indennità sostitutiva di maternità è riconosciuta dall’INPS, ma va detto che non è sempre l’Istituto a pagarla all’interessata. Nel dettaglio, il congedo di maternità è quel periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che può variare a seconda della decisione presa dalla lavoratrice.

Ad oggi, infatti, il periodo di astensione e di 5 mesi ma può essere fruito in tre diverse modalità:

  • per due mesi prima del parto e per i tre mesi successivi (modalità ordinaria);
  • per un mese prima del parto e per i quattro mesi successivi;
  • per cinque mesi dopo il parto.

Durante il periodo di congedo la lavoratrice percepisce un’indennità sostitutiva di maternità che - come anticipato - è riconosciuta dall’INPS. Ma la domanda che si fa una lavoratrice in procinto di andare in congedo è: chi è che effettivamente paga la maternità? Di seguito proveremo a chiarire questo dubbio molto frequente tra la lavoratrici in gravidanza.

Indennità di maternità: quanto spetta?

L’indennità sostitutiva erogata dall’INPS corrisponde all’80% della retribuzione. Per il calcolo si fa riferimento all’ultima mensilità della lavoratrice, la quale quindi andrà a percepire poco meno rispetto allo stipendio pieno.

Va detto, comunque, che ci sono dei contratti collettivi in cui viene stabilito che l’indennità erogata dall’INPS deve essere integrata dal datore di lavoro, così da arrivare al 100% della normale retribuzione ed evitando che la lavoratrice possa perdere una parte dello stipendio una volta entrata in maternità.

Questo, ovviamente, nel caso della maternità per le lavoratrici dipendenti.

Per le lavoratrici autonome, invece, l’indennità sostitutiva di maternità è calcolata prendendo in considerazione l’80% della retribuzione professionale denunciata nell’anno precedente, commisurata su 5 mesi.

Quindi, se siete lavoratrici autonome e volete sapere quanto vi spetterà di indennità di maternità dovete come prima calcolare l’80% della retribuzione professionale dello scorso anno; questa poi va divisa per dodici e moltiplicata per cinque.

Chi paga l’indennità di maternità?

Ed eccoci arrivati alla domanda con la quale abbiamo aperto questo articolo, ossia su chi paga l’indennità di maternità. Come anticipato si tratta di un contributo statale e di conseguenza è l’INPS a farsene carico.

Questo, però, non significa che è l’INPS a pagarla alla lavoratrice. Nel caso della lavoratrice dipendente, infatti, è il datore di lavoro ad anticipare il pagamento di questa indennità in busta paga, corrispondendo tutto l’importo della stessa.

Spetterà poi al datore di lavoro comunicare quanto corrisposto con l’INPS che lo rimborserà di tutto il costo. Ricordiamo, però, che ci sono CCNL che stabiliscono l’obbligo per il datore di lavoro di pagare lo stipendio al 100%; anche in questo caso il rimborso da parte dell’INPS riguarderà solamente l’80% della retribuzione, con il restante 20% che è totalmente a carico del datore di lavoro.

Solamente in alcuni casi è l’INPS a pagare direttamente l’indennità alla lavoratrice, ossia:

  • Lavoratrici stagionali;
  • Operaie agricole a tempo determinato;
  • Lavoratrici dello spettacolo a termine;
  • Addette ai servizi domestici e familiari (le colf e le badanti);
  • Lavoratrici disoccupate o sospese;
  • Lavoratrici con contratti parasubordinati iscritte alla gestione separata Inps;
  • Lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps;
  • Lavoratrici con contratti di collaborazione occasionale;
  • Lavoratrici assicurate ex Ipsema (settore marittimo).

In tali casi è l’interessata a decidere - contestualmente alla domanda di maternità - in che modo vuole ricevere l’indennità, ossia se tramite bonifico da ritirare in contanti presso l’ufficio postale oppure tramite accredito sul conto corrente bancario o postale.

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