Condono edilizio 2026, ecco cosa potrebbe cambiare e quando

Patrizia Del Pidio

18 Febbraio 2026 - 14:26

Dopo la seconda bocciatura degli emendamenti nel decreto Milleproroghe, quando saranno riaperti i termini per il condono edilizio? Vediamo cosa sta accadendo.

Condono edilizio 2026, ecco cosa potrebbe cambiare e quando

Il condono edilizio che si attendeva nel 2026 non è stato inserito nella Legge di Bilancio, anche se non è stato accantonato definitivamente. Il Governo, infatti, ha approvato un ordine del giorno, in fase di votazione della manovra di fine anno, in cui sono stati inseriti gli emendamenti relativi al condono. L’idea è quella di inserire le regole previste dagli emendamenti in un altro provvedimento che preveda la riapertura del condono edilizio del 2003.

La sanatoria edilizia su larga scala, quindi, è rimasta un argomento caldo. Si è tentato di inserire il condono nel decreto Milleproroghe, ma la riapertura di quello del 2003 è stata dichiarata inammissibile portando a una seconda bocciatura della richiesta per “estraneità di materia”.

Anche questa volta la riapertura della sanatoria dovrà attendere. L’ulteriore proposta della maggioranza non ha mancato di scatenare nuove polemiche da parte delle opposizioni che hanno definito la proposta “criminogena” e “irresponsabile” soprattutto alla luce dei danni provocati dal maltempo in Calabria, Sicilia e Sardegna.

Condono edilizio bloccato

L’idea era quella di inserire il condono edilizio all’interno della riforma del Testo Unico dell’Edilizia, che ha avuto il via libera con lo scopo di rendere commerciabili abitazioni che oggi presentano difformità non gravi. L’approvazione per la riforma, che avrebbe dovuto contenere anche il condono edilizio con riapertura della sanatoria del 2003, ora è bloccata. Il testo è fermo presso la Ragioneria dello Stato, dove si stanno cercando le risorse per finanziare la riforma.

Il Testo Unico dell’edilizia risale al 2001, e con la riforma si intendeva rendere più semplici le sanatorie per gli immobili realizzati prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della legge 765/1967 (legge Ponte). La nuova normativa, però, secondo i rilievi della Ragioneria dello Stato, potrebbe generare oneri maggiori proprio a causa dei condoni edilizi. Non solo la sanatoria degli edifici realizzati prima del 1967, ma anche la previsione di chiudere entro un certo termine le domande presentate ai condoni del 1985, 1994 e 2003 che non sono mai state definite.

Quali sanatorie si attendono?

Con la riapertura del condono del 2003 si concederebbe di sanare gli abusi edilizi commessi fino al 2003 anche in aree soggette a determinati vincoli. Questa riapertura riveste una particolare importanza per la Campania, dove il condono non venne realizzato a causa di una legge regionale.

Un’altra modifica vorrebbe estendere agli abusi realizzati entro il 30 settembre 2025 le regole stabilite dal condono del 1985, il quale disciplinava la sanatoria di lievi difformità interne come tettoie, portici, balconi, logge e ristrutturazioni realizzate senza i titoli edilizi o in difformità.

Un terzo intervento, invece, è quello che prevede il superamento della doppia conformità asincrona secondo la quale l’intervento da sanare deve essere conforme alle regole in vigore al momento della realizzazione e al momento della richiesta.

Quando arriva il condono edilizio?

Chiudere le domande che non sono mai state definite nei condoni precedenti potrebbe significare la riapertura di migliaia di pratiche con costi elevati per i Comuni. Da considerare, inoltre, che le semplificazioni e la regolarizzazione degli abusi potrebbero portare a meno sanzioni e oneri per i cittadini che si tradurrebbero in entrate minori per le casse dello Stato.

In ogni caso l’impegno del Governo è stato confermato, ma molto probabilmente per vedere realizzato il condono sarà necessario attendere la riforma del Testo Unico dell’edilizia che sarà esaminata con il nuovo Codice delle Ricostruzioni.

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