Per evitare controlli del Fisco le partite Iva hanno la possibilità di aderire al concordato preventivo biennale entro il 30 settembre.
Il concordato preventivo biennale torna anche per il biennio 2026/2027, ma è tutto in salita. La lotta all’evasione fiscale per le partite Iva passa per l’accordo con il Fisco. Chi accetta il concordato, infatti, evita i controlli fiscali, ma questo non è bastato a rendere appetibile la misura nella sua prima edizione 2024/2025. Nel biennio, infatti, l’accordo con il Fisco è stato accettato soltanto da 460mila partite Iva.
Il nuovo concordato biennale, quello 2026/2027, ha due grossi scogli da superare:
- farsi riconfermare dai 460mila che lo hanno scelto nell’edizione precedente e provare;
- farsi scegliere dai 2,2 milioni di autonomi e professionisti soggetti a ISA che rientrano nei requisiti per accettare l’accordo con il Fisco.
La partita del concordato preventivo 2026/2027, quindi, si gioca con circa 2,7 milioni di partite Iva, quelle che gravitano negli Isa e che, scegliendolo, potrebbero beneficiare del regime premiale che preclude i controlli fiscali.
Alle partite Iva il concordato non piace
Nonostante l’allettante promessa di evitare controlli fiscali, le partite Iva non apprezzano il concordato preventivo. In alcuni casi a scoraggiare dall’accettazione dell’accordo con il Fisco è la poca convenienza (la proposta potrebbe comportare un reddito più alto da dichiarare e l’incognita del secondo anno) e le cause di esclusione che richiedono particolare attenzione.
Scegliendo il concordato preventivo autonomi e professionisti verrebbero visti, dall’amministrazione fiscale, come contribuenti virtuosi ed eviterebbero di essere sottoposti a controlli mirati: dichiarando reddito proposto dall’Amministrazione finanziaria sulla base delle stime di affidabilità, infatti, non si può essere evasori fiscali.
La minaccia per chi ha aderito, nella scorsa edizione, era di essere esposti a un rischio maggiore di controlli perché lo stesso decreto che ha introdotto il concordato nel 2024 prevedeva l’impegno da parte di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza di effettuare controlli maggiori nei confronti di chi non aveva aderito.
Con il concordato preventivo 2024/2025 circa 190.000 partite Iva con punteggi Isa inferiori all’8 si sono trovate al riparo dal rischio di controlli fiscali proprio per aver scelto di aderire all’accordo.
Troppe partite Iva disinteressate
Convincere chi ha già aderito al concordato a farlo di nuovo è lo scoglio meno grande. La difficoltà più importante, infatti, rimane quella di coinvolgere nella misura i 2,2 milioni di autonomi e professionisti che non hanno risposto al primo appello. Perché dovrebbero accettare l’accordo di questo secondo biennio non essendoci alcun altro beneficio che incentiva le adesioni?
Da considerare, poi, che chi aderisce al concordato preventivo biennale o ci ha già aderito in passato non ha diritto all’abbattimento del reddito previsto dall’iperammortamento che agisce sugli investimenti in beni strumentali. Si potrebbe intervenire per eliminare quest’ultima esclusione, visto che l’adesione al concordato può avvenire entro il 30 settembre 2026 e ci sarebbe ancora tutto il tempo per permettere a chi aderisce di sfruttare anche il bonus che, altrimenti, si trasformerebbe in un disincentivo all’adesione.
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