Eventi, costi in aumento e margini sotto pressione: l’esperto Gianluca Cannizzo spiega come cambia il settore e perché l’integrazione è la chiave per crescere.
Investire nel settore degli eventi è ancora una scelta conveniente? In un contesto in cui i mercati della comunicazione e della produzione audiovisiva stanno vivendo una trasformazione profonda, tra aumento dei costi e modelli organizzativi sempre più complessi, la risposta non è più così scontata.
Quello degli eventi resta un comparto ad alto potenziale, ma anche caratterizzato da forti criticità strutturali: filiere lunghe, frammentazione operativa, difficoltà di scalare e una crescente esigenza di integrazione tra competenze creative e produttive. È proprio in questo scenario che alcune realtà stanno provando a ripensare il modello tradizionale, puntando su internalizzazione delle competenze e costruzione di ecosistemi più efficienti.
Ne abbiamo parlato con Gianluca Cannizzo, Amministratore Unico del gruppo Wonder, per capire quali sono oggi le vere dinamiche economiche del settore, nonché quali modelli di business possono ancora generare valore nel medio-lungo periodo.
Partiamo dal quadro generale: il mercato della comunicazione, degli eventi e della produzione audiovisiva è spesso descritto come altamente frammentato e caratterizzato da una filiera lunga. Quali sono oggi le principali inefficienze economiche di questo settore?
Il settore degli eventi oggi soffre di una filiera frammentata e poco integrata, che disperde valore e riduce i margini. La scarsa standardizzazione limita efficienza e scalabilità, mentre l’andamento a picchi dell’attività genera un utilizzo discontinuo delle risorse, con capacità produttiva spesso sotto ‑ o sovra ‑ impiegata.
La sfida – e l’opportunità – è evolvere verso modelli più integrati, senza perdere la componente creativa che resta il vero valore distintivo del settore.
La nostra realtà è stata strutturata per evitare inefficienze e per questo abbiamo creato un hub multidisciplinare costituendo un Gruppo, con a capo Magnifica Holding, formato da Wonder Project, società di produzione di eventi e video, Wonder Film, società di produzione audiovisiva e Wonder People, agenzia di gestione di talenti televisivi e sportivi.
Il cuore pulsante del gruppo, che fattura circa 20 milioni, è rappresentato dalla sinergia tra le sue società operative, ognuna attiva nel suo settore di riferimento, ma legate da visione e servizi integrati infragruppo.
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento dei costi di produzione – tra energia, logistica, personale qualificato – e a una crescente pressione sui budget da parte dei clienti. Questo ha ridotto i margini medi del settore? E in che misura?
Negli ultimi anni - e in particolare nell’attuale contesto segnato da forti instabilità geopolitiche - stiamo assistendo a variazioni significative dei costi, soprattutto per energia e trasporti. Questo impatta direttamente sui preventivi presentati ai clienti, che spesso dispongono di budget rigidi, generando una naturale contrazione del business.
Per garantire comunque il successo degli eventi, ci troviamo talvolta a rivedere i nostri margini, privilegiando la qualità del risultato e la soddisfazione del cliente. È una scelta strategica orientata alla fidelizzazione, anche se comporta una riduzione del nostro margine operativo.
Un altro tema centrale è quello della disintermediazione: molte aziende cercano oggi di internalizzare alcune attività creative e produttive. Questo rappresenta una minaccia per gli operatori del settore o un’opportunità per ridefinire il proprio ruolo?
Sicuramente ogni minaccia cela delle opportunità. In Wonder Project abbiamo adottato un modello di internalizzazione di competenze, come architettura, grafica e creatività. Riteniamo che questo ci consenta di essere più integrati, più rapidi e soprattutto più allineati agli obiettivi dei nostri clienti.
Allo stesso tempo, crediamo che il valore di una società di eventi oggi risieda sempre meno nella sola esecuzione e sempre più nella capacità di interpretare i bisogni, costruire visioni e orchestrare competenze complesse. In questo senso, il nostro ruolo si evolve: da semplici fornitori a partner strategici.
In definitiva, non si tratta di sostituire competenze, ma di ripensare il modello di collaborazione. Chi saprà farlo, trasformando la propria offerta e mantenendo alta la qualità, troverà nella disintermediazione un’opportunità di crescita e differenziazione.
Dal lato della domanda, come stanno cambiando le esigenze dei grandi clienti? Oggi conta di più la creatività o la capacità di garantire efficienza, rispettando tempi e controllo dei costi?
Le esigenze dei grandi clienti stanno evolvendo rapidamente. Il vero valore nasce dall’equilibrio tra questi elementi. La creatività e il talento sono fondamentali, ma devono essere accompagnati da precisione operativa e da una gestione economica impeccabile. È questa combinazione che consente di generare esperienze di qualità, sostenibili e coerenti con i budget dei clienti.
Sul fronte competitivo, quanto pesa oggi la concorrenza internazionale, anche da parte di grandi player globali della produzione?
Sul fronte produttivo, la concorrenza internazionale oggi incide poco sul mercato italiano. I grandi player globali operano con costi più elevati, mentre le aziende italiane possono contare su efficienza, know‑how e un’identità creativa molto forte. È proprio questa distintività che ci permette non solo di essere competitivi in Italia, ma anche di esportare spesso il nostro valore all’estero.
Un altro elemento che sta emergendo è quello della compliance: sostenibilità, gestione dei dati, certificazioni. Ad esempio si pensi alle certificazioni ISO 20121 e 27001; si tratta di un reale vantaggio competitivo o di un costo che il mercato non remunera ancora adeguatamente?
La compliance è diventata un elemento strutturale del nostro settore. Le grandi aziende oggi richiedono standard elevati in termini di sostenibilità, gestione dei dati e processi certificati. Wonder Project è certificata ISO 20121 e ISO 27001 perché crediamo profondamente in questo modello: non lo viviamo come un adempimento, ma come un investimento strategico.
In un contesto come questo, quali sono oggi i modelli di business che funzionano meglio? Quelli più leggeri e flessibili o quelli più strutturati e integrati?
In un mercato così complesso, noi crediamo con convinzione che il modello più efficace sia quello strutturato e integrato. Richiede investimenti e può comprimere i margini nel breve periodo, ma è l’unico che permette di costruire competenze solide, controllare ogni fase del processo e garantire qualità costante. La flessibilità è utile, ma non basta: è l’integrazione che crea valore reale per l’azienda e per i clienti. Ed è su questo che il nostro Gruppo ha scelto di puntare.
E veniamo proprio a questo punto: l’integrazione verticale viene spesso indicata come una possibile risposta alla frammentazione del settore. Dal punto di vista economico, consente davvero di recuperare margini e aumentare l’efficienza?
In generale l’integrazione dovrebbe consentire una ottimizzazione dei costi e sicuramente consente di aumentare l’efficienza e il know how dei dipendenti.
Entrando nella vostra esperienza, quanto questo modello ha inciso sui vostri risultati in termini di costi, tempi di produzione e capacità di attrarre clienti di fascia alta?
L’adozione di un modello verticale ha inciso in modo significativo sui nostri risultati. Sul fronte dei costi, l’integrazione interna richiede investimenti iniziali importanti, come costi del personale per “acquisire” Talenti, l’acquisto di hardware e software e sull’aggiornamento continuo, ma nel medio periodo ci ha permesso di ridurre le inefficienze, eliminare passaggi ridondanti e avere un controllo molto più preciso dei budget di produzione. Oggi riusciamo a prevedere e gestire i costi con una stabilità che sarebbe impossibile in un modello frammentato.
Anche i tempi di produzione si sono ridotti in modo netto: avere reparti interni che dialogano tra loro, con processi condivisi e competenze consolidate, ci consente di accelerare ogni fase, dalla creatività alla postproduzione. Questo ci permette di essere più rapidi senza sacrificare la qualità, che per noi resta un elemento non negoziabile.
Infine, l’integrazione ha avuto un impatto diretto sulla nostra capacità di attrarre clienti di fascia alta. I brand premium cercano partner affidabili, strutturati e capaci di garantire standard elevati in ogni dettaglio. Il nostro modello verticale è diventato un elemento distintivo: dimostra solidità, controllo e capacità di gestire progetti complessi con continuità e coerenza. È uno dei motivi per cui oggi collaboriamo con realtà che richiedono il massimo in termini di qualità e affidabilità.
Con un fatturato consolidato di 15 milioni di euro, in che modo la capacità di gestire internamente sia il talento artistico che la produzione materiale del contenuto permette di abbattere le dispersioni di budget per i vostri committenti?
Questo modello ci permette di abbattere in modo significativo le dispersioni di budget per i nostri committenti, perché elimina tutti quei passaggi intermedi che spesso generano costi nascosti, ritardi e perdita di controllo.
Quando creatività, regia, produzione, postproduzione e logistica convivono nello stesso ecosistema, ogni decisione è più rapida, ogni revisione è più precisa e ogni risorsa viene utilizzata in modo più efficiente. Non ci sono rimbalzi tra fornitori, non ci sono sovrapprezzi dovuti a esternalizzazioni improvvise e soprattutto non ci sono incoerenze tra l’idea creativa e la sua realizzazione.
Questo approccio integrato ci consente di garantire ai clienti un budget più stabile, una qualità più alta e una maggiore prevedibilità dei risultati.
Guardando al futuro, questo modello è scalabile? Può essere replicato su larga scala o resta legato a specifiche condizioni e dimensioni aziendali?
Il nostro modello è scalabile, ma non in modo indiscriminato. Funziona quando esiste una struttura solida, una cultura aziendale orientata all’integrazione e la volontà di investire nel lungo periodo. In questi contesti può crescere e replicarsi su larga scala, mantenendo efficienza e qualità.
Infine, in un settore che continua a evolversi rapidamente, dove vede le principali opportunità di crescita nei prossimi anni e quali sono i vostri prossimi progetti?
Le opportunità maggiori nasceranno dalla capacità di integrare creatività, tecnologia e gestione dei talenti: è in questo punto di convergenza che si generano valore, differenziazione e scalabilità reale. Wonder Project sta lavorando a diversi eventi per clienti corporate consolidati ed inoltre stiamo lavorando al prossimo Gran Gala del Calcio dell’Associazione Italiana Calciatori, che quest’anno avrà grandissime novità ed una location unica, ma oggi non possiamo aggiungere altro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA