Come stabilire in anticipo quali sono i mercati potenzialmente più promettenti?

Guido Giaume

22 Luglio 2024 - 06:51

Pesare il P/E per il beta permette di considerare il rischio associato all’azione, bilanciando così la valutazione con la volatilità prevista.

Come stabilire in anticipo quali sono i mercati potenzialmente più promettenti?

Nelle scorse puntate abbiamo visto che il rapporto P/E, misura il prezzo di un’azione rispetto ai suoi utili e indica le potenzialità di crescita, e che il beta, misura la volatilità dell’azione rispetto al mercato.

Notate che il modo migliore per calcolare il rapporto prezzo/utile sarebbe quello di avere gli utili degli ultimi 10 anni, in modo tale eliminare gli anni eccezionalmente favorevoli o sfavorevoli.

Segnalo a questo proposito che Robert Shiller ha preso il premio Nobel per l’economia proprio studiando la relazione tra il prezzo e gli utili di lungo periodo delle azioni USA, ed è interessante ricordare la conclusione alla quale è arrivato: gli utili sono piuttosto costanti e quindi il rapporto prezzo utile varia (in prevalenza) perché varia il prezzo di una azione.

Quindi non ha molto senso dire che una azione ha un prezzo alto o basso in assoluto ma lo si deve sempre rapportare agli utili di lungo periodo.

La conseguenza di questa osservazione è che possiamo stabilire in anticipo quali sono i mercati potenzialmente più promettenti per un investitore, ovvero una persona che abbia una prospettiva di tempo compresa tra i 5 ed i 10 anni almeno.

Se ci sentiamo fortunati possiamo provare a sfidare la sorte combinando elementi come il beta e il rapporto prezzo utili di breve periodo.
Ma come si fa in pratica?

Occorre saper usare Excel e sapere dove trovare i dati:

Utilizzando il rapporto P/E, l'investitore può identificare azioni che sono potenzialmente sottovalutate rispetto ai loro utili Utilizzando il rapporto P/E, l’investitore può identificare azioni che sono potenzialmente sottovalutate rispetto ai loro utili .

Dal PE e dal beta iniziali (con tutte le limitazioni sopra indicate) ricaviamo l’inverso del PE (EY) e lo dividiamo per il beta per ottenere l’EY corretto.
Questi semplici passaggi ci offrono una classifica di azioni alle quali guardare con maggiore o minore interesse per comporre il nostro portafoglio.

Per chi fosse poi interessato ad analizzare la procedura con più attenzione propongo questo video.

Ecco un’analisi dei pro e dei contro di questa strategia:

Pro

- Azioni sottovalutate: utilizzando il rapporto P/E, l’investitore può identificare azioni che sono potenzialmente sottovalutate rispetto ai loro utili, offrendo opportunità di crescita del capitale.
- Rischio ponderato: pesare il P/E per il beta permette di considerare il rischio associato all’azione, bilanciando così la valutazione con la volatilità prevista.
- Rapporto rischio/rendimento migliorato: Pesare le azioni in base al beta può aiutare a migliorare il rapporto rischio/rendimento del portafoglio

Contro

- Calcoli complessi: Pesare il P/E per il beta richiede calcoli più complessi e un’analisi approfondita, che potrebbe non essere facile per tutti gli investitori, specialmente per i principianti.
- Affidabilità dei dati: La strategia dipende dalla precisione dei dati sui P/E e sui beta, che possono variare e non sempre riflettere accuratamente la realtà.
- Mutabilità del beta: Il beta di un’azione può cambiare nel tempo, rendendo più difficile la previsione del rischio futuro basata su dati storici.
- Overweighting su settori specifici: La strategia potrebbe portare a una concentrazione in determinati settori se le azioni di quei settori mostrano un P/E pesato per il beta più attraente, riducendo la diversificazione del portafoglio.
- Si potrebbero trascurare altri importanti fattori fondamentali, come la crescita futura degli utili, la qualità del management, la posizione competitiva e le condizioni macroeconomiche.