Come l’AI ha alzato i prezzi delle azioni, oggi li può distruggere

Tommaso Scarpellini

16 Febbraio 2026 - 07:52

L’AI ha gonfiato i multipli e ora ne minaccia la compressione. Tra entusiasmo e disintermediazione, cambia il premio sul futuro dei mercati.

Come l’AI ha alzato i prezzi delle azioni, oggi li può distruggere

Tra il 2023 e il 2025 l’AI è stata il carburante più potente della storia recente dei mercati finanziari. Ha alimentato una delle più rapide espansioni di multipli che si ricordino. I prezzi salivano non solo perché crescevano gli utili, ma perché cresceva la convinzione che quegli utili fossero solo l’inizio.

Nel 2026 la narrativa si sta incrinando. Non perché l’intelligenza artificiale sia meno potente. Ma perché sta iniziando a colpire dove prima prometteva di creare. Prima la frase chiave era semplice: l’AI crea nuovi profitti. Oggi la frase che serpeggia nei desk è diversa: l’AI distrugge modelli di business esistenti. Il mercato è passato da un AI beneficiary premium a un AI disruption discount.

E quando cambia il premio che si assegna al futuro, cambia anche il prezzo del presente.

2023–2025: l’espansione dei multipli

Il meccanismo finanziario che ha sostenuto il rally è stato lineare, quasi scolastico. Riduzione attesa dei costi - aumento dei margini operativi - scalabilità estrema del software - nuovi mercati indirizzabili - effetto winner takes all.

Le società tech, software, data analytics e semiconduttori sono state oggetto di un re.rating poderoso. Non solo cresceva l’EPS atteso, ma cresceva il multiplo P/E che il mercato era disposto a pagare su quell’EPS.

Il punto cruciale è questo: l’AI non ha solo aumentato gli utili attesi. Ha aumentato il multiplo che il mercato era disposto a pagare per quegli utili. Se prima un’azienda software cresceva al 15% o con margini al 25% e trattava a 25x gli utili, con l’AI la stessa azienda veniva proiettata a margini al 35%, crescita al 25% e multipli a 40 o 45x.

Il valore attuale dei flussi di cassa futuri aumentava per due canali contemporaneamente. Maggiore flusso. Minore tasso di sconto percepito grazie all’idea di vantaggio competitivo strutturale. Questa è la vera leva finanziaria nascosta dietro il rally.

Il cambio di regime nel 2026

Nel 2026 emerge un pattern diverso. Rotazioni negative a ondate che colpiscono prima software e data analytics, poi assicurazioni, risparmio gestito, infine banche.

Non è un sell off sistemico. È una ridefinizione dei modelli di business.

Trigger specifici hanno accelerato il movimento: nuovi tool come Claude Opus 4.6 hanno dimostrato capacità avanzate di analisi documentale, pianificazione finanziaria e interpretazione normativa. Soluzioni come Hazel di Altruist hanno mostrato come l’automazione del tax planning possa ridurre drasticamente il bisogno di intermediazione umana.

Qui entra in gioco il vero rischio: la disintermediazione.
Se nel 2023 l’AI era vista come uno strumento per potenziare il consulente, nel 2026 il mercato inizia a prezzare lo scenario alternativo. Cliente → AI. Non più cliente → consulente.

Questo cambia radicalmente tre variabili fondamentali: pricing power, barriere all’ingresso, valore del network fisico.

Se un algoritmo può fornire pianificazione finanziaria personalizzata a costo marginale quasi nullo, il potere di prezzo del consulente tradizionale si riduce. Se il servizio diventa standardizzabile, le barriere all’ingresso si abbassano. Se il contatto fisico perde centralità, il valore della rete territoriale si comprime.

Il mercato non sta scontando una recessione. Sta scontando una compressione strutturale dei margini.

Il meccanismo finanziario della compressione

Il passaggio da AI beneficiary premium a AI disruption discount segue una dinamica precisa:

  • Fase uno: espansione dei multipli grazie alla crescita attesa del TAM, miglioramento della leva operativa e riduzione dei costi marginali.
  • Fase due: saturazione delle aspettative e diffusione della tecnologia.
  • Fase tre: trasferimento del beneficio dai produttori di tecnologia agli utilizzatori finali e successiva erosione dei margini degli intermediari.

Il mercato è un sistema di aspettative scontate. Se prima prezzava un aumento del free cash flow del 30% nei prossimi cinque anni, ora inizia a prezzare un calo del pricing power nel segmento advisory o assicurativo.
Il risultato è una doppia compressione, una revisione al ribasso degli utili prospettici e una contrazione del multiplo applicato a quegli utili.

Questa è la dinamica più pericolosa per le valutazioni.

Può esserci un collasso

Parlare di collasso del sistema è eccessivo. Non ci sono segnali di implosione creditizia né tensioni sistemiche diffuse. La differenza rispetto alle grandi crisi finanziarie del passato è evidente. Ma può esserci un collasso selettivo di modelli di business e può esserci una distruzione di valore azionario significativa in settori che non riescono ad adattarsi.

La distruzione di valore azionario non richiede default. Richiede solo aspettative riviste.

La stessa forza, un altro lato

L’AI non è diventata improvvisamente un nemico dei mercati. È sempre la stessa tecnologia che ha generato l’euforia tra il 2023 e il 2025.

La differenza è nella prospettiva: prima era una leva di espansione dei multipli e oggi è un fattore di compressione per chi non controlla la tecnologia ma la subisce.

Non c’è motivo di panico, ma c’è motivo di analisi più profonda. Distinguere tra chi crea infrastruttura e chi rischia di essere sostituito diventa essenziale. Le valutazioni non si distruggono per magia. Si distruggono quando il mercato cambia idea su quanto vale il futuro.

E il futuro, oggi, è meno lineare di quanto sembrasse solo dodici mesi fa.