Quando si investe in attività denominate in dollari, una svalutazione valutaria può erodere significativamente i rendimenti per un investitore che vive in un’altra area (come l’Eurozona).
Ecco quindi alcune strategie concrete per mitigare questo rischio:
1. Diversificazione valutaria
Allocare parte del portafoglio in asset denominati in euro, franco svizzero, yen o altre valute forti.
Utilizzare ETF o fondi hedgiati (coperti dal rischio di cambio): molti strumenti finanziari permettono di esporsi a titoli USA o globali proteggendo l’investitore dai movimenti valutari attraverso la copertura del cambio.
2. Investire in beni reali
- Oro e metalli preziosi: storicamente, l’oro ha una correlazione inversa con il dollaro. Quando il dollaro si indebolisce, l’oro tende a salire.
- Immobili o fondi immobiliari (REITs) non USD: forniscono una copertura parziale contro l’erosione valutaria.
3. Obbligazioni indicizzate all’inflazione
Strumenti come i TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities) negli Stati Uniti o le BTP Italia in Europa aiutano a preservare il potere d’acquisto in scenari inflazionistici causati, ad esempio, da politiche monetarie espansive associate a un dollaro debole.
4. Valutare strategie “value” e settoriali
Le imprese con ricavi globali e diversificati, in particolare nei settori difensivi (farmaceutico, beni di consumo primari), possono offrire maggiore resilienza rispetto a realtà domestiche statunitensi esposte ai costi interni.
Le aziende europee esportatrici, favorite da un dollaro debole, possono rappresentare un’interessante alternativa.
Immaginiamo due investitori che a inizio 2024 abbiano acquistato la stessa azione americana, ipotizziamo Microsoft, a 370 USD.
Investitore A vive negli Stati Uniti. Per lui, ogni guadagno o perdita è direttamente in dollari.
Investitore B vive in Italia, usa l’euro come riferimento e non ha coperto il rischio cambio.
A fine 2024:
L’azione Microsoft è salita del 13% circa in dollari (a 418 USD).
Il dollaro si sia apprezzato del 6% rispetto all’euro nello stesso periodo.
Calcolo della performance
| Parametro | Investitore A (USD) | Investitore B (EUR) |
|---|---|---|
| Prezzo iniziale | 370 USD | 370 USD / 1,09 = 339 EUR |
| Prezzo finale | 418 USD | 418 / 1,03 = 406 EUR |
| Rendimento nominale | +13% | (406 / 339) - 1 = +19,76% |
| Plus da cambio | Nessuna | 6% ca. |
Pur comprando lo stesso titolo, l’investitore europeo ha realizzato un rendimento maggiore di circa 6 punti percentuali, semplicemente a causa dell’effetto valuta. Ma naturalmente può avvenire anche il contrario.
Conclusione operativa
In un contesto in cui il dollaro potrebbe continuare ad indebolirsi a causa delle politiche economiche (Trump o no), diventa essenziale:
- Monitorare l’evoluzione geopolitica e monetaria americana;
- Costruire portafogli più resilienti al rischio valutario;
- Valutare attivamente se la fiducia nel dollaro come riserva di valore debba essere rivista.
Idea di Asset Allocation per un investitore europeo
Ecco quindi una idea base di asset allocation pensata per un investitore europeo che desidera proteggersi da un dollaro debole e da uno scenario MAGA-style, caratterizzato da:
- politiche monetarie espansive (tassi bassi),
- inflazione potenziale,
- deglobalizzazione,
- rischi geopolitici in aumento.
Questo modello mira a:
- Preservare il potere d’acquisto
- Ridurre l’esposizione a rischio cambio
- Evitare asset USA troppo dipendenti dalla forza del dollaro
Obiettivo del portafoglio
- Protezione dall’indebolimento del dollaro
- Difesa dall’inflazione
- Diversificazione valutaria e geopolitica
- Sostenibilità dei rendimenti nel lungo periodo
Asset Allocation base (orizzonte 3–5 anni)
| Categorie | Peso (%) | Obiettivo |
|---|---|---|
| Obbligazioni indicizzate all’inflazione (Euro e globali) | 20% | Difesa dall’inflazione, stabilità |
| Oro e metalli preziosi (ETF fisici) | 10% | Riserva di valore storica, copertura valutaria |
| Azioni europee (value/export-oriented) | 25% | Crescita, bassa dipendenza dal dollaro |
| Azioni globali hedgiate (copertura cambio) | 15% | Esposizione azionaria senza rischio cambio |
| REITs europei o globali (hedged) | 10% | Protezione reale contro inflazione, reddito |
| Cash in euro o strumenti a breve scadenza | 10% | Liquidità, optionalità futura |
| Alternative (private equity, infrastrutture, cripto selezionate) | 10% | Opzionale, diversificazione e copertura strategica |
Note strategiche
Inflazione vs. tassi bassi
Se davvero si tornerà a un contesto simile a quello USA 1942–51 (con tassi fissati artificialmente), le obbligazioni a tasso fisso tradizionali potrebbero distruggere ricchezza. Meglio strumenti inflation-linked, come:
- BTP Italia (indicizzati all’inflazione italiana),
- Obbligazioni sovranazionali inflation-linked (via ETF globali, come quelli su TIPS coperti in euro).
Oro come assicurazione
In scenari di:
- debolezza del dollaro,
- instabilità geopolitica,
- inflazione persistente,
l’oro tende a sovraperformare. Un’esposizione del 10% è prudente ma significativa. L’uso di ETF fisici garantisce semplicità operativa e liquidità.
Azionario: meno USA, più export europeo
Molti portafogli sono storicamente «sovraesposti» agli USA. In uno scenario MAGA, è utile spostarsi su:
- aziende europee esportatrici (es. industria tedesca, beni di lusso francesi),
- titoli value meno legati a tassi zero e politiche monetarie.
L’aggiunta di ETF azionari globali hedgiati in euro permette di mantenere l’esposizione globale limitando il rischio cambio.
Immobiliare globale e REITs
In un contesto inflattivo, gli immobili tendono a conservare valore. I REITs europei o mondiali hedgiati offrono:
- reddito da affitto (protezione),
- rivalutazione potenziale in caso di inflazione,
- meno esposizione al sistema finanziario americano.
Cash e strumenti a breve
In uno scenario incerto, la liquidità è potere. Non solo come riserva difensiva, ma anche per cogliere opportunità in caso di volatilità o correzioni.
Alternative
In piccola percentuale, includere asset alternativi può rafforzare la resilienza del portafoglio:
- Infrastrutture (resilienti, legate al ciclo reale),
- Private equity europeo (meno correlato),
- Crypto per i più spericolati (non in ottica speculativa ma come «oro digitale» sperando finalmente in una bassa correlazione con i mercati tradizionali).
Questo modello non è un portafoglio rigido, ma una bussola. Si basa su un’ipotesi forte: che lo scenario post-2024 possa deviare drasticamente dal passato e che il dollaro smetta di essere una roccaforte indiscussa. In tal caso, gli investitori – soprattutto europei – dovranno navigare tra rischio valutario, ritorno dell’inflazione e nuove geometrie geopolitiche.
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Come investire con il dollaro debole (parte 1)