Guarda il grafico. È evidente che è meglio l’azione blu!
Ma cosa succede se riveliamo che si tratta della stessa azione?
Titolo quotato in dollari vs titolo quotato in euro
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Il colpo di scena è che l’unica differenza tra le due linee è la valuta in cui è espressa la performance: la linea blu rappresenta l’azione quotata in dollari, la rossa è la stessa azione, ma in euro. Un semplice passaggio dovuto al tasso di cambio. Eppure, questa differenza apparentemente tecnica racchiude implicazioni strategiche molto profonde per chi investe.
Il grafico mostra in modo plastico un concetto spesso trascurato: la performance di un investimento dipende anche da dove si trova l’investitore e in quale valuta conta i suoi profitti. Un europeo che acquista un’azione americana subisce anche l’effetto del cambio euro-dollaro: se il dollaro si indebolisce, i suoi rendimenti si riducono, anche se l’azione in sé è salita.
Negli ultimi mesi il dollaro ha perso valore rispetto all’euro ed è lecito chiedersi: stiamo entrando in una nuova fase per la valuta americana?
Quando nacque l’euro, i mercati lo accolsero con diffidenza. Ma nel tempo si è affermato come una delle principali valute di riserva globale, al pari del dollaro.
I gestori patrimoniali internazionali hanno iniziato a considerare entrambe le monete come strumenti equivalenti per conservare valore nel tempo.
Oggi, però, il contesto cambia. Se davvero l’era MAGA (Make America Great Again) dovesse consolidarsi, ci troviamo davanti a un disegno economico e politico che si discosta radicalmente dal liberalismo classico americano.
Il progetto economico trumpiano assomiglia sempre di più a un modello alla cinese, dove l’economia è subordinata alla politica.
Un esempio? La Cina fissa politicamente il cambio dello yuan. E Trump propone un’economia centrata sulla produzione interna, anche a costo di sacrificare efficienza e profitti.
Tra le sue promesse principali:
- il rimpatrio della produzione industriale;
- la creazione di posti di lavoro domestici per rafforzare identità e consenso politico;
- dazi doganali per proteggere i produttori americani;
- un dollaro debole, utile a rendere competitive le esportazioni USA;
- e tassi d’interesse bassi anche sulle scadenze lunghe per finanziare gli investimenti industriali.
Per rendere tutto questo sostenibile, servirebbero tassi d’interesse bassi sia a breve (guidati da una FED più compiacente) che a lungo termine (oggi liberi di fluttuare). Ma fissare politicamente i tassi può avere conseguenze pesanti.
C’è un precedente storico negli Stati Uniti: tra il 1942 e il 1951, durante e dopo la Seconda guerra mondiale, il Tesoro impose un tetto ai tassi sui titoli di Stato a lungo termine. L’inflazione esplose fino a oltre il 20% e quando, nel 1951, si tornò a lasciare oscillare liberamente i tassi, l’inflazione calò, ma nel frattempo i detentori di obbligazioni – comprese le banche – subirono gravi perdite.
Questa storia insegna che contenere artificialmente i tassi può sembrare una buona idea nel breve termine, ma genera distorsioni e rischi nel lungo periodo.
La politica trumpiana, se attuata, riduce l’efficienza globale. I dazi e la rilocalizzazione industriale (reshoring) riducono il commercio internazionale e comportano un uso subottimale dei fattori produttivi. Meno commercio significa, nel complesso, meno ricchezza.
Per chi gestisce patrimoni, questa prospettiva è una sfida. Una miscela di:
- inflazione potenziale,
- dollaro debole,
- bassi rendimenti reali sugli investimenti,
- asset finanziari americani potenzialmente sopravvalutati,
spinge a interrogarsi se il dollaro potrà ancora essere considerato una riserva sicura di valore nei prossimi decenni. E se, in generale, gli Stati Uniti continueranno a essere un porto sicuro per gli investitori internazionali.
Infine, non è possibile sottacere che un’altra conseguenza della strategia MAGA è la riduzione dell’integrazione economica globale. Ma minore interdipendenza economica significa anche maggiore rischio di conflitti armati.
Come abbiamo visto, la semplice differenza tra una linea rossa e una blu su un grafico rivela molto più di una variazione di cambio.
Racconta di un mondo in trasformazione, dove le scelte politiche ridefiniscono i mercati e gli investimenti.
L’era MAGA, se confermata, potrebbe cambiare profondamente il ruolo del dollaro e la stabilità finanziaria globale.
Investitori e risparmiatori devono prepararsi a uno scenario in cui la politica incide sempre più sull’economia e sulle scelte patrimoniali.
E la prossima volta vedremo come...