Così puoi fare soldi nel 2026, anche partendo da zero o con un piccolo stipendio

Stefano Vozza

1 Gennaio 2026 - 16:52

Strategie per iniziare un nuovo anno con il piede giusto per raggiungere gli obiettivi personali a medio e lungo termine

Così puoi fare soldi nel 2026, anche partendo da zero o con un piccolo stipendio

La vita è fatta di sfide e di obiettivi personali da raggiungere a breve, medio e lungo termine. I primi in genere si gestiscono meglio data la vicinanza temporale tra la decisione e l’esecuzione. Non vale altrettanto per i traguardi a medio e lungo raggio, che presuppongono tanta disciplina e coerenza di comportamenti.

Pensiamo a chi, negli anni scorsi, si è prefissato di mettere da parte un X capitale da investire poi successivamente. Al netto delle eccezioni, spesso è rimasto solo un intento o si è rivelato un percorso irto di ostacoli e/o con cambi di direzione. Vediamo allora come fare soldi nel 2026 anche partendo da zero o con un piccolo stipendio.

L’errore da evitare nella gestione dei soldi

Spesso l’errore in materia è quello di rimandare a ‘tempi maturi’. Cioè si risparmiano soldi per X anni in vista della cifra ideale da investire e poi si passa all’azione.

In parte il ragionamento fila, perché senza soldi da parte ed eccedenti il c.d. cuscino di liquidità non si può fare nulla. Tuttavia, una simile strategia presenta almeno due grossi difetti, o forse tre. Il primo è che nel frattempo l’inflazione erode il potere d’acquisto dei risparmi precedentemente messi da parte, e dall’altro lato si perdono occasioni per guadagnare. Il terzo difetto è l’elevata probabilità di cambi di priorità e/o di strategia e/o calo di costanza nel portare avanti i progetti. In due battute, questo modo di procedere è a dir poco perdente. Vediamolo nei numeri.

I danni da inflazione in 6-7 anni

Prendiamo un medio orizzonte temporale come quello che va dal 2020 al 31 dicembre 2025, quindi 6 o 7 anni pieni a seconda di quanto diremo a breve. Immaginiamo che ai primi di ogni anno il signor Rossi si ritrovasse con un nuovo gruzzolo di soldi da gestire, frutto dei risparmi dell’anno precedente. Questa cifra la fissiamo arbitrariamente in 3.000 €/anno, in teoria 250 €/mese, e per semplicità di calcoli la consideriamo costante e accumulata tutta assieme ai primi dell’anno.

Quindi ai primi del 2026 si ritroverà da parte con un gruzzolo o di 18 o di 21mila € nominali complessivi. Sarà la 1° cifra se il 2020 è l’anno a partire dal quale si inizia a risparmiare, la 2°, invece, se è il 2020 il tempo in cui sorge l’esigenza di investire quel capitale. Optiamo per la 2° casistica e facciamo due calcoli.

Sia i 3mila € disponibili ai primi di gennaio ’20 che gennaio ’21 avrebbero ad oggi subito una perdita di potere d’acquisto intorno al 20%. Pertanto i 6mila € di risparmi di quel biennio nei fatti varrebbero oggi sui 4.800 € circa, un dato davvero scioccante. Sarebbe del 16% circa, invece, la perdita da inflazione subita dai 3mila € messi da parte ai primi del ’22. Infine l’erosione subita dai risparmi dei 4 anni successivi (incluso gennaio ’26) sarebbe stata mediamente di un 2-2,5% circa.

In due battute, i 21mila facciali messi faticosamente da parte nell’arco di 7 anni in realtà varrebbero molto meno del nominale. Un modo assai perdente e beffardo di fare sacrifici per mettere dei soldi da parte da un lato, e di subire perdite silenti e costanti dall’altro.
Infine, sempre per motivi di semplicità non consideriamo le tasse al Fisco e i costi di gestione annui dello strumento prescelto per depositare i risparmi.

I mancati guadagni sui risparmi in 7 anni

Poi c’è il capitolo dei mancati guadagni lungo lo stesso arco temporale. Il signor Rossi avrebbe potuto optare per strumenti del reddito fisso a breve o medio termine da rinnovare alla scadenza, per esempio. I ritorni sono variati dal 2020 al ’25, ma si può ragionevolmente stimare un buon 2% annuo nell’arco del lustro, che intanto avrebbe garantito un flusso di entrate. Queste sarebbero servite a ripagare le spese (tasse e canoni) e proteggere buona parte del potere d’acquisto del capitale.

In alternativa avrebbe potuto sottoscrivere integralmente quote di un ETF sull’MSCI World, per esempio, ma ad elevatissima propensione al rischio. Qui i 3mila € di risparmi accumulati ed investiti a gennaio ’20 si sarebbero nel frattempo apprezzati del 95%. I risparmi degli anni successivi avrebbero realizzato performance man mano inferiori, ma pur sempre in doppia cifra. Le Borse valori in questo decennio hanno regalato grandi soddisfazioni, ma le serie storiche dimostrano che sul lungo termine i mercati vincono sempre.

Come fare soldi nel 2026 anche partendo da zero o con un piccolo stipendio

Per non esporsi a inutili, eccessivi rischi di mercato la soluzione passa spesso per la diversificazione degli strumenti in portafoglio e l’orientarsi sul lungo termine. Per il resto è evidente come la differenza passi tra lo scegliere di agire subito e quello di restare in attesa. La prima opzione avrebbe solo generato perdite tra tasse, spese e potere d’acquisto eroso, oltre che di opportunità di guadagno perse. La seconda si sarebbe semplicemente rivelata vincente nel giro di qualche lustro.

I gestori patrimoniali sostengono che non c’è un tempo “esatto” in cui investire e altri no, mentre è assodato che l’inerzia fa sempre male ai risparmi tenuti fermi. L’unico pregio della liquidità è che non produce perdite da errate valutazioni di investimento, ma intanto assicura spese costanti ed erosione del nominale.

Dunque, anche il 2026, al pari del ’25 o del ’24 o del ’23 o di un altro anno può essere il momento giusto per passare all’opera, anche partendo da zero. I risultati non andranno mai analizzati su timeframe a 6 o 12 o 18 mesi, ma di almeno 4-5 anni se non anche (meglio!) su scadenze maggiori. Infine mai concentrare tutto il capitale su un unico prodotto per evitare eccessi di rischi, ma destinarlo su più strumenti scorrelati. Quanto al numero dei prodotti in portafoglio, infine, non serve eccedere (possono bastarne anche due) per evitare inutili duplicazioni di costi di gestione e/o sovrapposizioni di strategie operative.

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