Come difendersi dall’esclusione dall’eredità

Ilena D’Errico

31 Dicembre 2022 - 15:23

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Escludere le persone dall’eredità non è sempre possibile, perciò gli eredi hanno la facoltà di difendersi avviando una causa civile.

Come difendersi dall’esclusione dall’eredità

Tramite il testamento è possibile escludere diverse persone dall’eredità, anche se con alcuni limiti. Per sapere come difendersi dall’esclusione dall’eredità è quindi fondamentale conoscere i casi in cui l’esclusione e consentita e quelli in cui, invece, la legge non la permette. A differenza di ciò che credono in molti, infatti, l’eredità non è a completa disposizione del testatore, infatti in assenza di testamento si procede alla divisione secondo i criteri legali.

Il Codice civile, in particolare, stabilisce quali sono gli eredi legittimi, ossia i familiari che hanno diritto a ricevere l’eredità, oltre a specificare in quale proporzione e casistica. Di norma, l’assegnazione dell’eredità a questi soggetti avviene anche in presenza di testamento, proprio in virtù di un criterio obbligatorio. Una parte degli eredi legittimi, poi, è costituita dagli eredi legittimari, ossia persone alle quali è impossibile negare la quota ereditaria, a meno che ci siano circostanze particolarmente gravi e remote.

Quando è legale l’esclusione dall’eredità

L’esclusione dell’eredità deve comunque avvenire tramite il testamento, nel quale il testatore deve definire in modo chiaro le persone a cui intende negare parte del proprio patrimonio. Naturalmente questa procedura è necessaria soltanto per quanto riguarda gli eredi designati dal Codice civile, perché qualsiasi altra persona è automaticamente esclusa, a meno che sia proprio il testamento a nominarla.

Di conseguenza se il defunto, pur avendo manifestato in vita la volontà di escludere alcuni dei familiari dalla propria eredità, non ha aggiornato il testamento in tal senso, la divisione avviene in maniera del tutto normale. Di fatto, in questo caso, non è avvenuta alcuna esclusione rilevante dal punto di vista legale, e anche eventuale proteste dei familiari sono prive di fondamento. La situazione è invece diversa quando il testamento indica in modo chiaro le persone a cui negare l’eredità, le quali non hanno alcun mezzo di tutela legale a meno che non siano eredi legittimari.

Il testatore, infatti, ha la piena facoltà di escludere dalla propria eredità gli eredi legittimi, peraltro senza alcun tipo di limite, ma non vale lo stesso per gli eredi legittimari. Questi ultimi, di norma rappresentati dal coniuge e dai figli, non possono essere esclusi dalla successione ereditaria, a meno che non possano essere considerati indegni.

L’indegnità di cui si tratta non attiene il lato morale, ma anzi deve essere espressa con dati oggettivi confermati dalla sentenza di un giudice. Gli eredi legittimari possono essere considerati indegni soltanto quando colpevoli di fatti piuttosto gravi, ossia:

  • L’erede ha commesso l’omicidio o il tentato omicidio della persona titolare del patrimonio.
  • Il defunto minorenne, infermo mentalmente o incapace, si è suicidato sotto la spinta dell’erede.
  • L’erede ha indotto il testatore a modificare il testamento con dolo o violenza.
  • L’erede ha fabbricato o compromesso il testamento in favore proprio.

In assenza di queste circostanze, che devono comunque essere confermata dalla sentenza del tribunale, il testatore non può negare l’eredità agli eredi legittimari. Di conseguenza questi ultimi non possono essere esclusi dall’eredità e quando il testamento non rispetta questa regola può essere impugnato, così da consentire agli eredi di appropriarsi di quanto dovuto.

Impugnare il testamento serve per chiedere la nullità o l’annullazione del documento. Dal punto di vista giuridico, si tratta di concetti differenti con diversa normativa. La nullità del testamento, infatti, presume che il documento sia contrario alla legge, dunque per vizi di forma o di contenuto. Il testamento è annullabile, invece, quando il testatore è stato indotto o costretto a redigerlo. La distinzione è fondamentale perché l’annullabilità può essere richiesta entro 5 anni dal momento in cui l’erede viene a conoscenza del problema, mentre la nullità può essere richiesta in qualsiasi momento.

L’annullazione del testamento, comunque, avviene soltanto quando gli eventuali vizi sono accertati dal giudice. L’impugnazione del testamento che viola i diritti degli eredi legittimari, invece, può essere presentata entro 10 anni. Gli eredi, dunque, possono difendersi dall’esclusione dell’eredità soltanto quando non è permessa dalla legge, e in ogni caso tramite una causa civile.

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