Come costruire un cloud personale? Guida al self-hosting 2026

Pasquale Conte

18 Maggio 2026 - 19:49

Vuoi trovare una valida alternativa ai servizi cloud tradizionali? Ecco la guida completa step by step su come costruire un self-hosting nel 2026.

Come costruire un cloud personale? Guida al self-hosting 2026
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Per poter usufruire di uno spazio d’archiviazione univoco e che sia accessibile da ogni dispositivo collegato, oggi l’alternativa migliore prevede l’utilizzo di un cloud personale tramite servizi come Google Drive, OneDrive e Dropbox. Per usufruire di più memoria bisogna pagare una quota mensile in abbonamento e i dati vengono affidati a terzi.

Sei stanco di questi compromessi e desideri costruire il tuo cloud personale? Sappi che oggi si tratta di una possibilità aperta a tutti, considerando i tantissimi strumenti messi a disposizione in rete.

Se non sai ancora come fare, sei nel posto giusto. In questa guida, ti spieghiamo step by step come costruire il tuo self-hosting per avere dati installati su un server che controlli in totale autonomia.

Cos’è il self-hosting

Il self-hosting è un termine con cui si indica l’installazione e l’esecuzione di applicazioni su un server che possiedi o noleggi tu stesso. La grossa differenza rispetto all’utilizzo tradizionale è che non hai bisogno di accedere attraverso il cloud di un fornitore.

Parliamo di una strategia diventata nel tempo sempre più vantaggiosa. I motivi? Innanzitutto puoi godere di un controllo completo dei tuoi dati, considerando che non lasciano mai l’infrastruttura che gestisci e non finiscono su server terzi.

Entra poi in gioco il concetto di controllo totale. Puoi decidere di implementare i tuoi standard di sicurezza, quelli di crittografia e quelli di accesso.

Per ciò che riguarda i costi, non ci sono sorprese. C’è infatti un investimento iniziale, ma poi basta. Non esistono abbonamenti o tasse mensili che prelevano soldi dal tuo conto.

Ovviamente parliamo di una soluzione non proprio per tutti. Grazie a questa guida e mettendo in atto le tue abilità tecniche, potrai riuscire a costruire un sistema in grado di gestire al meglio i tuoi dati.

Come costruire un cloud personale

A questo punto, vediamo insieme che cosa bisogna fare per costruire un cloud personale, a partire da ciò che ti serve per procedere con i vari step.

Harware

La prima cosa da fare è scegliere il giusto hardware, e quindi il server da selezionare. Oggi ci sono due soluzioni principali tra cui scegliere: VPS nel cloud o Homelab.

Il VPS nel cloud è l’opzione consigliata per i meno esperti. Ci sono soluzioni come un VPS Ubuntu che offrono un indirizzo IP pubblico, un networking professionale e un uptime affidabile a costi ridotti, così da non avere le classiche complicazioni dell’hardware domestico e del DNS dinamico. Alcuni provider propongono persino macchine da 2-3 GB di RAM e 20-50 GB di memoria a partire da 5 euro al mese.

Homelab è invece la scelta ideale per chi desidera il massimo del controllo e già ha una conoscenza più o meno sufficiente in questo settore. Un vecchio PC o un minicomputer possono bastare. Ma la vera difficoltà sta nel dover gestire in autonomia il firewall domestico e il DNS dinamico. Oltre a doversela vedere con possibili interruzioni di connessione a internet o di corrente.

Infrastruttura

Parlando di infrastruttura, ci sono alcuni elementi da tenere a mente. Per ciò che riguarda la configurazione iniziale, di solito si noleggia un VPS Ubuntu, si installa un Docker e si distribuiscono le applicazioni per potervi accedere tramite un client o un browser.

Il Docker è ciò che permette di eseguire più applicazioni isolate all’interno di uno stesso server, senza doversela vedere con eventuali conflitti. Dovrai poi installare anche un reverse proxy. A cosa serve? Per instradare il traffico alle giuste applicazioni e per gestire in automatico i certificati SSL.

Applicazioni

Una volta aver completato la configurazione iniziale a livello di hardware, vediamo quali sono le applicazioni da installare per poter iniziare a godere di un cloud personale.

Per l’archiviazione de file, Nextcloud è la piattaforma di collaborazione consigliata. Permette di godere di una suite di strumenti per poter funzionare come un cloud privato. Si tratta di una valida alternativa a suite come Google Drive o Dropbox, con strumenti utili come la sincronizzazione e la condivisione di file e calendari. Si possono anche modificare documenti ed effettuare videochiamate.

Parlando di media, Jellyfin è un sistema gratuito che ti dà la possibilità di trasmettere film, serie TV, foto e musica in pochi passi. Lo puoi installare sul tuo server per poter accedere all’intera libreria multimediale da un qualsiasi dispositivo. Per il mobile c’è Streamyfin che è ottimizzato per schermi ridotti e include immagini trickplay, salta intro e supporto per i Chromecast.

Entrando in tema sicurezza, per la gestione delle password un ottimo manager può essere Bitwarden. Parliamo di un software capace di gestire le tue password con crittografia end-to-end.

Puoi sfruttare il self-hosting anche per il monitoraggio e per l’automazione. In questo caso, ti torna utile Home Assistant, ossia un hub di domotica open source all’interno del quale sono integrati migliaia di dispositivi intelligenti. Puoi creare automazioni complesse e contrare la tua smart home da un’unica interfaccia privata.

Come iniziare col self-hosting

Fatte tutte le dovute premesse per la costruzione di un sistema di self-hosting, vediamo ora quali sono i primi step da eseguire nel pratico per arrivare a un cloud personale fatto e finito.

Inizia noleggiando un VPS da un provider affidabile come possono essere DigitalOcean o Hetnzer. Fatto ciò, potrai installare Ubuntu 22.04 e tutti i pacchetti essenziali.

Per eseguire le varie applicazioni container devi configurare Docker, partendo da Nextcloud come prima applicazione.

Infine per la protezione ricordati di attivare HTTPS sicuri, firewall e di eseguire backup regolari così da salvare i tuoi dati in caso di problemi.

Esiste una strategia ibrida?

In molti pensano che passando al self-hosting si debba rinunciare in maniera totale ai servizi cloud tradizionali che conosciamo. In realtà non è affatto così, ma anzi sempre più utenti decidono di applicare una strategia ibrida.

In che senso? È possibile per esempio mantenere un VPN commerciale da sfruttare per attività quali lo streaming e la geo-flessibilità, mentre per servizi personali come la gestione delle password o le automazioni ci si affida a un VPS self-hosted.

Questo inevitabilmente riduce il rischio, poiché le informazioni sensibili rimangono sul proprio server privato e gestito localmente. Per prodotti invece meno vulnerabili e di largo consumo, ci si può continuare ad affidare a un servizio cloud pubblico.

In ogni caso, è sempre consigliabile aggiungere backup crittografati che siano remoit e compatibili con S3 e snapshot, così da proteggerti dai ransomware.

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