Come comprare criptovalute in Italia dopo il MiCA: exchange autorizzati, wallet, sicurezza e la nuova tassazione 2026 al 33%. Guida pratica passo passo.
Come comprare criptovalute? È la prima domanda che si pone chi si avvicina al mondo crypto e vuole esporsi acquistando valute virtuali. Ma oggi la risposta non è più “scarica un’app, compra Bitcoin e spera che salga”. Se vivi in Italia oggi devi mettere insieme tre cose, tutte insieme: sicurezza, regole e fisco.
Sempre più persone desiderano sapere come comprare Bitcoin, Ethereum e altre crypto, ma spesso non sanno da dove iniziare. La paura di perdere denaro o di finire vittime di truffe è diffusa, specie dopo il fallimento di exchange come FTX. Il mercato, nel frattempo, è diventato più maturo ma anche più insidioso: piattaforme opache, promesse di rendimenti “facili”, phishing sempre più credibili e una burocrazia fiscale che non perdona la disorganizzazione. La buona notizia è che comprare criptovalute in modo sicuro è possibile, seguendo un metodo preciso.
Le criptovalute sono monete digitali scambiate online senza intermediari bancari. Questa guida fornisce le basi per acquistare le principali crypto in modo sicuro e responsabile, aggiornata al quadro normativo e fiscale in vigore nel 2026.
Disclaimer: questa guida ha finalità informative. Non è consulenza finanziaria, fiscale o legale. Per cifre importanti o operatività frequente, confrontati con un consulente finanziario indipendente e con un commercialista che segua davvero le cripto-attività.
La bussola del 2026: le regole UE (MiCA) cambiano tutto
Nel 2026 l’Europa non è più “terra di nessuno” per le crypto. Il riferimento chiave è il regolamento UE MiCA (Markets in Crypto-Assets, Reg. UE 2023/1114), che disciplina emissione e servizi su cripto-attività nell’Unione e introduce requisiti stringenti per i CASP, i prestatori di servizi su cripto-attività.
La data spartiacque è il 1° luglio 2026: da quel giorno è terminato il periodo transitorio previsto dall’articolo 143 del regolamento e possono operare legalmente nell’UE solo le piattaforme in possesso di una licenza CASP. Chi non l’ha ottenuta deve cessare l’attività ordinaria. La licenza, una volta rilasciata da un’autorità nazionale (in Italia la Consob), vale in tutti i 27 Stati membri grazie al cosiddetto “passaporto europeo”.
Cosa cambia per te, in pratica?
- Quando scegli un exchange o un’app, la prima domanda diventa: è autorizzato come CASP a offrire servizi nell’UE?.
- Le piattaforme devono rispettare standard più severi su trasparenza, gestione dei conflitti di interesse e tutele operative.
- Cresce l’attenzione su tracciabilità e controlli KYC/AML: se qualcuno ti vende l’idea del “no documenti, zero controlli”, nel 2026 ti sta vendendo soprattutto rischio.
L’effetto è concreto: Binance, il più grande exchange al mondo, non ha ottenuto la licenza in tempo e dal 1° luglio 2026 ha sospeso i servizi regolamentati per i clienti italiani. I fondi non sono congelati e restano prelevabili, ma non è più possibile aprire nuovi conti né effettuare nuovi acquisti in euro. Un motivo in più per verificare sempre, prima di depositare, che la piattaforma sia in regola.
Prima di comprare: capisci cosa stai acquistando (e perché)
“Criptovalute” è una parola comoda, ma dentro ci sono mondi diversi: Bitcoin, token di reti smart contract, stablecoin, utility token e altri strumenti con rischi e funzioni non paragonabili. Prima di toccare il tasto “Compra”, fatti due domande secche:
- Perché le sto comprando? (diversificazione, lungo periodo, trading, studio, copertura o puro rischio speculativo)
- Quanto posso permettermi di perdere senza cambiare vita?
Se la risposta alla prima è “perché tutti ne parlano” o alla seconda è “spero di rientrare in fretta”, fermati. Nel mondo crypto il problema non è solo sbagliare asset: è sbagliare approccio.
Un’impostazione prudente parte da un foglio con tre righe: un budget massimo destinato alle crypto (una percentuale del patrimonio, non “quello che avanza”), un orizzonte temporale con un obiettivo chiaro (accumulo? trading?) e delle regole di uscita (quando riduci, quando prendi profitto, quando smetti di comprare). Comprare a tranche, con un piano di accumulo, è spesso la scelta meno spettacolare ma più sensata: non elimina la volatilità, ma evita di concentrare l’errore in un solo giorno.
Come comprare criptovalute: i passaggi
Per acquistare criptovalute partendo da zero è essenziale seguire alcuni passaggi.
1) Scegliere un exchange o un broker autorizzato
Il primo passo è la scelta di una piattaforma per acquistare e scambiare criptovalute. Nel 2026 la discriminante non è il logo o le recensioni, ma l’autorizzazione CASP. Tra gli exchange internazionali con licenza MiCA e passaporto valido in Italia figurano Coinbase, Kraken, Bitpanda, Crypto.com, OKX e Bitstamp; sul fronte italiano, la Consob ha autorizzato come CASP operatori come Young Platform, Conio, CheckSig e Cryptosmart, cui si affianca Banca Sella come intermediario bancario.
In alternativa agli exchange puri, i broker e le app di investimento come Bitpanda o Revolut offrono un’esperienza più “da finanza tradizionale”, spesso più semplice per chi inizia, anche se non sempre con piena trasferibilità on-chain.
Bitpanda è uno dei principali operatori di criptovalute in Europa, autorizzato ai sensi del regolamento MiCA, con un portafoglio di oltre 3.000 asset digitali, tra cui più di 400 criptovalute. La piattaforma offre oltre 10 diversi metodi di pagamento, incluso PayPal, e non applica commissioni per depositi e prelievi su tutte le valute, rendendola una delle opzioni più complete e versatili sul mercato europeo. Grazie a licenze e registrazioni in tutta Europa, Bitpanda garantisce affidabilità e conformità alle normative.
Prima di depositare, controlla sempre: lo status regolamentare e chi è l’entità legale con cui contratti; la possibilità di prelievo verso wallet esterno, se per te conta la self-custody; i costi reali, cioè fee + spread + commissioni di prelievo; gli strumenti di sicurezza (2FA serio, whitelist, gestione dei dispositivi); e l’esportazione della reportistica (CSV, storico ordini, movimenti, fee), che ti servirà per il fisco.
Vuoi possedere davvero la crypto e poterla spostare su blockchain, oppure ti basta l’esposizione al prezzo? È la domanda che chiarisce quasi tutto. Chi cerca solo l’esposizione può valutare anche prodotti quotati come ETP/ETN, che replicano il prezzo senza necessariamente comportare il possesso diretto dell’asset.
2) Creare e verificare l’account (KYC)
Dopo aver selezionato una piattaforma, è necessario creare un conto (wallet) e completare il processo di verifica. Per comprare crypto con euro dovrai fare il KYC (identificazione): documento, dati personali e, talvolta, informazioni sull’origine dei fondi. È scomodo, ma è anche un filtro di garanzia: le piattaforme che lavorano senza controlli spesso diventano un problema proprio quando ti serve prelevare, dimostrare la provenienza dei fondi o ricostruire il prezzo di carico. Dal 2026, del resto, l’anonimato totale sugli exchange centralizzati è un miraggio: la registrazione è il primo passaggio obbligatorio.
3) Effettuare un deposito (occhio allo spread)
Una volta verificato l’account, puoi depositare euro per acquistare criptovalute. Il tempo di elaborazione varia da poche ore a qualche giorno a seconda del metodo scelto. Attenzione al costo: nel 2026 non è solo la “commissione dello 0,99%” a pesare, ma soprattutto lo spread, cioè quanto paghi rispetto al prezzo di mercato, insieme alle fee di prelievo. Regola prudente per chi inizia: bonifico SEPA prima della carta, a meno che tu non sappia esattamente quanto stai pagando in più.
4) Acquistare le prime criptovalute
Con i fondi disponibili, puoi acquistare Bitcoin, Ethereum o altre crypto. Basta inserire l’importo in euro da spendere e la piattaforma calcolerà automaticamente la quantità che riceverai al tasso di cambio attuale. La prima operazione dovrebbe essere quasi noiosa: deposita una piccola somma, compra un asset liquido e conosciuto, salva la documentazione (ordine, fee, data, importo in euro) e, se vuoi spostarla su wallet, fai prima una transazione di test minimale. Evita subito leva, futures, “segnali” e token appena lanciati: all’inizio il rischio più grande non è perdere un rally, è perdere capitale per inesperienza operativa.
5) Conservare le criptovalute
Infine, è fondamentale custodire gli asset acquistati in un portafoglio sicuro. Le opzioni cambiano in base alla cifra e alle tue competenze: le vedremo in dettaglio più avanti. La regola generale è che, per importi che crescono, conviene ridurre la dipendenza dalla custodia sulla piattaforma.
Seguendo questi passaggi, anche i principianti possono acquistare criptovalute in sicurezza. Prendi il tempo per informarti e inizia con importi modesti fino a sentirti a tuo agio con le operazioni.
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Come comprare criptovalute con carta di credito, PayPal e PostePay
Per finanziare gli acquisti sono disponibili diversi metodi. Tra i più popolari ci sono le carte e i wallet elettronici.
L’utilizzo di una carta di credito o di debito è il modo più semplice per acquistare crypto.
- Crea un account su un exchange che accetta pagamenti con carta, come Bitpanda, Coinbase o Kraken, e verifica la tua identità fornendo dati personali e documento.
- Aggiungi i dati della carta al tuo account. L’exchange può effettuare due piccoli addebiti per verificarla.
- Una volta verificata la carta, acquista direttamente Bitcoin, Ethereum o altre crypto. Le monete acquistate saranno depositate nel tuo wallet.
- Se lo desideri, trasferisci le crypto dal conto dell’exchange a un wallet privato per una maggiore sicurezza.
Anche PayPal e PostePay consentono di acquistare criptovalute selezionate. Il processo è simile.
- Crea un conto su una piattaforma che accetta PayPal o PostePay, come Bitpanda o Coinbase, e verifica la tua identità.
- Collega il conto PayPal o PostePay all’exchange. Potrebbe esserti richiesto di inserire i dati di accesso per abilitare i trasferimenti.
- Usa il saldo collegato per acquistare crypto, che verranno depositate nel wallet.
- Anche in questo caso puoi trasferire gli asset verso un wallet privato. Non tutte le piattaforme lo permettono, quindi fai questa verifica preliminare.
Carte, PayPal e PostePay sono ideali per iniziare, ma le commissioni applicate da exchange e banca possono essere più elevate rispetto ad altre opzioni. Per volumi importanti conviene il bonifico bancario, che di solito garantisce tariffe più basse. Da sottolineare che le transazioni digitali non coincidono con l’anonimato: broker regolamentati, exchange conformi e lo stesso PayPal richiedono l’identificazione dei clienti. La registrazione è quindi il primo passaggio obbligatorio.
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Comprare criptovalute con i CFD
Alcuni broker offrono la possibilità di esporsi alle criptovalute tramite CFD, che non consistono nell’acquisto delle crypto vere e proprie, ma in un contratto il cui valore si muove al variare del prezzo di mercato.
Investire in contratti per differenza (CFD) sulle criptovalute permette di partecipare al mercato senza possedere gli asset. I CFD consentono di speculare sulle fluttuazioni dei prezzi senza gestire portafogli digitali complessi o preoccuparsi della custodia delle monete, e offrono la possibilità di operare con leva finanziaria, ottenendo una maggiore esposizione rispetto ai fondi investiti.
Attenzione, però: si tratta di strumenti ad alto rischio. Il mercato delle criptovalute è noto per l’elevata volatilità, con movimenti di prezzo repentini e imprevedibili, e la leva finanziaria amplifica sia i profitti sia le perdite. Diventa quindi cruciale una solida strategia di gestione del rischio, con misure di controllo come lo stop loss. I CFD, inoltre, non consentono di trasferire realmente le crypto su un wallet: se il tuo obiettivo è possederle e custodirle, non sono lo strumento adatto.
Dove comprare in Italia nel 2026: exchange, broker o banca
Non sono la stessa cosa, e la scelta dipende da cosa cerchi:
- exchange crypto: più scelta di asset e strumenti, ma più responsabilità su fee, trasferimenti e reportistica;
- broker e app di investimento: esperienza più semplice e “tradizionale”, ma non sempre con piena trasferibilità on-chain;
- intermediari bancari o prodotti quotati (ETP/ETN): esposizione al prezzo, non necessariamente possesso diretto della crypto.
Sul fronte fiscale, un tema sempre più rilevante è il regime amministrato: alcuni intermediari italiani abilitati possono gestire l’imposta al posto tuo, agendo come sostituto d’imposta. La possibilità si appoggia ai chiarimenti dell’interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 135/2025 e alle previsioni della Legge di Bilancio 2023. La sua effettiva applicazione dipende però da contratto, profilo cliente e condizioni attive sul conto: se stai valutando un operatore che lo dichiara, leggi il documento contrattuale aggiornato e controlla cosa risulta nei documenti fiscali annuali. In caso di dubbio, chiedi a un professionista: un malinteso sul regime fiscale può costare molto più di qualche euro di commissioni.
Infine, prenditi cinque minuti per verificare che la piattaforma sia realmente autorizzata. Nel perimetro MiCA esistono registri ufficiali: puoi consultare il registro CASP dell’ESMA e la pagina dedicata della Consob, oltre agli avvisi al pubblico di Consob e Banca d’Italia su rischi e operatori non autorizzati. Se un sito promette rendimenti fissi, anonimato totale o “bonus” troppo generosi, nel 2026 il sospetto non è paranoia: è autodifesa.
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Quale criptovaluta conviene comprare?
Se ti stai chiedendo quale criptovaluta conviene comprare, la risposta dipende da diversi fattori: il tuo obiettivo di investimento, il livello di rischio che tolleri e le tendenze di mercato. E soprattutto va cambiata la domanda: “migliori criptovalute da investire nel 2026” non significa “quelle che faranno più +X%”, ma quelle che riesci a capire, tracciare, custodire e gestire senza perderti tra hype, fee e dichiarazioni.
Una soluzione interessante può essere investire in un indice invece che in una singola crypto. Bitpanda, ad esempio, consente di investire in portafogli predefiniti e diversificati delle principali criptovalute in base a dimensione del mercato e liquidità. I Bitpanda Crypto Index riducono l’esposizione alla volatilità e vengono riequilibrati su base mensile, così da non dover scegliere singoli “vincitori”. Gli asset sottostanti vengono acquistati direttamente da Bitpanda e conservati offline in cold storage per una maggiore sicurezza.
Quando invece decidi di acquistare una singola criptovaluta, i fattori da considerare sono diversi:
- capitalizzazione di mercato: è il valore totale di una criptovaluta, calcolato moltiplicando il prezzo di una moneta per il numero di monete in circolazione. Le crypto a più alta capitalizzazione, come Bitcoin ed Ethereum, tendono a essere meno volatili, più accettate e più scambiate. Quelle più piccole possono subire forti impennate, ma anche crolli. La scelta dipende dalla tua tolleranza al rischio;
- utilità nel mondo reale: alcune crypto nascono come riserva di valore o per il trading, altre hanno applicazioni concrete. Ethereum alimenta applicazioni finanziarie decentralizzate (smart contract) e mercati NFT; Solana punta su transazioni veloci e a basso costo. Un’utilità reale può tradursi in un maggiore potenziale di crescita a lungo termine;
- Tokenomics: è l’economia di una crypto, cioè distribuzione, programma di offerta e incentivi. Una moneta con offerta limitata e un modello che premia i possessori di lungo periodo può essere più solida; una con offerta illimitata e inflazione elevata è più rischiosa. Valuta se le tokenomics appaiono sostenibili;
- liquidità: una buona liquidità riduce lo spread e i rischi in uscita. È spesso più importante di quanto sembri: comprare è facile, il problema è vendere bene quando serve;
- supporto della comunità: una community forte e attiva favorisce adozione e notorietà. Più persone sostengono una crypto, più è probabile che venga accettata da negozi e servizi;
- vantaggi tecnologici: le catene più recenti offrono tempi di transazione più rapidi, commissioni più basse e maggiore scalabilità, oltre a funzionalità come smart contract, applicazioni DeFi e supporto NFT. Restare aggiornati sulle innovazioni della blockchain aiuta a individuare opportunità promettenti.
Avere due o tre asset compresi bene è spesso più sensato che inseguire dieci token “consigliati” da chi non pagherà le tue tasse né le tue commissioni. E come per ogni investimento, fai ricerche approfondite e non investire mai più di quanto puoi permetterti di perdere: le criptovalute sono estremamente volatili e il loro valore può crollare in qualsiasi momento.
Dove conservare le criptovalute: custodial, hot wallet e cold wallet
Dopo l’acquisto, le crypto vanno conservate in un “portafoglio” digitale. Non esiste una soluzione “migliore” per tutti: esiste quella coerente con l’importo e le tue competenze.
- Custodia sulla piattaforma (custodial): comoda, rapida e spesso sufficiente per cifre contenute. Il punto chiave è che non controlli direttamente le chiavi: se l’account viene bloccato o la piattaforma limita i prelievi, dipendi dall’assistenza.
- Hot wallet (software wallet): un portafoglio connesso a internet, scaricabile su computer, dispositivo mobile o come estensione web. Soluzioni come Exodus o MetaMask sono utili per l’operatività e i piccoli importi, ma più esposte a phishing, malware, siti clonati e autorizzazioni malevole su smart contract.
- Cold wallet (hardware wallet): dispositivi fisici come Ledger e Trezor che memorizzano le chiavi private offline, la scelta più adatta quando l’importo cresce. Costano di più, ma riducono drasticamente il rischio “online”. La regola d’oro è brutale ma salva-portafoglio: la seed phrase non si fotografa, non si copia in cloud, non si inserisce su siti web. Mai.
C’è poi il paper wallet, un foglio su cui vengono scritte o stampate come QR code le chiavi private: tra le prime soluzioni per la gestione delle crypto, oggi è di fatto in disuso.
Sicurezza e criptovalute
Se devi ricordare poche cose, ricorda queste:
- attiva la 2FA con un’app autenticatore (o una chiave hardware) e usa una password unica e lunga;
- controlla sempre dominio e URL: molti furti nascono da un login su un sito clone;
- separa, se puoi, email e dispositivi “finanziari” dalla vita quotidiana;
- attiva funzioni come whitelist dei prelievi e notifiche sui movimenti.
Nel 2026 “mi hanno hackerato la blockchain” è quasi sempre una frase che ne nasconde altre: phishing, social engineering o una firma data nel posto sbagliato. La sicurezza migliora anche grazie all’adozione diffusa della procedura KYC da parte degli exchange, ma la prima linea di difesa resti tu.
Tassazione criptovalute 2026: cosa sapere davvero
La tassazione delle criptovalute è il punto che trasforma una scelta di investimento in un problema, se non ti organizzi. E il 2026 è l’anno della grande svolta.
Con la Legge di Bilancio 2025, confermata e integrata dalla Legge di Bilancio 2026, sono cambiate le regole cardine:
- aliquota al 33% sulle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2026 (in precedenza era il 26%), sotto forma di imposta sostitutiva;
- eliminata la franchigia dei 2.000 euro: ogni plusvalenza, anche di pochi euro, è ora tassabile;
- eccezione al 26% solo per gli E-Money Token (EMT) in euro conformi al regolamento MiCA;
- imposta di bollo dello 0,2% annua sul valore delle cripto-attività detenute;
- inclusione delle cripto-attività nel calcolo dell’ISEE.
Due punti operativi importanti. Primo: la tassazione scatta al momento del realizzo (principio di cassa). Sono operazioni fiscalmente rilevanti la conversione di crypto in valuta fiat e la permuta tra crypto con caratteristiche e funzioni diverse; l’aliquota applicata è quella vigente al momento del realizzo, quindi non è possibile invocare il fatto che il guadagno sia maturato negli anni precedenti per applicare la vecchia aliquota del 26%. Secondo: conta più l’anno di realizzo che l’anno di dichiarazione. Le plusvalenze realizzate entro il 31 dicembre 2025 si dichiarano nel 2026 con l’aliquota del 26%; quelle realizzate dal 2026 seguono il nuovo assetto al 33%.
Sul fronte degli adempimenti, il monitoraggio avviene tramite il Quadro W (nel modello 730) o il Quadro RW (nel modello Redditi Persone Fisiche). Le eventuali minusvalenze si compensano solo con plusvalenze crypto e sono deducibili nei quattro periodi d’imposta successivi. Va inoltre segnalato che lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali si sta rafforzando: la direttiva DAC8 porterà gli exchange UE a comunicare i dati dei residenti italiani all’Agenzia delle Entrate, rendendo di fatto impraticabile una dichiarazione incompleta o incoerente.
Sulle aliquote e sulle regole applicabili al tuo caso specifico, la fonte che conta è sempre la normativa e i documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. E anche se cambi o abbandoni una piattaforma, gli obblighi dichiarativi restano su ciò che hai detenuto e realizzato.
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Se compri crypto e poi dimentichi dove le hai messe o come le hai comprate, la vera complicazione arriva dopo, quando devi ricostruire tutto. Crea una cartella per ogni anno e salva:
- estratti e report (CSV) di exchange e broker;
- ricevute di bonifici e depositi;
- movimenti on-chain rilevanti (hash/TxID) quando trasferisci verso wallet;
- eventuali report fiscali generati dalla piattaforma.
Gli screenshot possono aiutare, ma da soli non sono una prova “robusta”. Conservare le prove di acquisto, vendita, fee e movimenti tra wallet è la differenza tra una dichiarazione serena e un rebus, soprattutto se operi su più piattaforme.
Perché comprare criptovalute?
Ci sono diversi motivi per cui le criptovalute attirano un interesse crescente tra gli investitori.
- Potenziale di crescita elevato: le crypto sono un’asset class relativamente nuova con la promessa di rendimenti potenzialmente elevati. Bitcoin ha storicamente registrato rendimenti di lungo periodo molto alti, seppur estremamente volatili. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri, ma l’opportunità di ritorni superiori rispetto ad azioni, obbligazioni o immobili resta parte del loro appeal.
- Diversificazione del portafoglio: il loro andamento non è direttamente correlato a quello di azioni e obbligazioni, quindi possono offrire rendimenti positivi anche quando altre classi di attività calano, contribuendo a ridurre la volatilità complessiva.
- A prova di inflazione: molti investitori vedono alcune crypto come copertura contro l’inflazione a lungo termine. A differenza delle valute legali, l’offerta di molte criptovalute è limitata e non può essere svalutata “stampando” più monete.
- Accessibilità: aprire un account di trading richiede pochi minuti ed è possibile negoziare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche dallo smartphone.
5 miti da sfatare sulle criptovalute
Comprare crypto richiede di distinguere i fatti dai miti. Ecco i più comuni.
Le criptovalute non hanno valore intrinseco
- Sono asset digitali garantiti dalla tecnologia blockchain, reti decentralizzate che forniscono una registrazione permanente e trasparente delle transazioni. Con la crescita dell’adozione, aumentano domanda e casi d’uso, e con essi il valore.
Le criptovalute sono usate principalmente per attività illegali
- La maggior parte delle transazioni ha scopi legittimi: aziende, investitori e privati le usano per pagamenti, investimenti e transazioni commerciali. Secondo le ricerche di settore, la quota di transazioni collegata ad attività illecite è inferiore all’1% del totale.
I mercati delle criptovalute sono troppo volatili
- La volatilità c’è, ma è diminuita nel tempo con la maturazione del mercato. Investire comporta rischi, ma un’elevata volatilità significa anche potenziale di rendimento elevato, gestibile con diversificazione e strategie adeguate.
Le criptovalute sostituiranno le valute emesse dai governi
- È improbabile che sostituiscano del tutto le valute fiat: difficilmente i governi rinunceranno al controllo delle valute nazionali. Possono però affiancarle come mezzo alternativo di scambio e riserva di valore. Diversi Paesi stanno esplorando le valute digitali delle banche centrali (CBDC).
Le piattaforme di criptovalute non sono sicure
- Alcune hanno subito attacchi, ma la sicurezza è migliorata, anche grazie all’adozione del KYC e, nel 2026, al quadro MiCA. Gli exchange affidabili investono molto in sicurezza. Un certo rischio esiste sempre, come per ogni sistema digitale, ma si riduce con autenticazione a due fattori, password uniche e custodia adeguata degli asset.