Come aprire un’attività nel 2026 e creare un’impresa da zero

Money.it Guide

23 Gennaio 2026 - 18:18

Aprire un’azienda in Italia e avviare una nuova impresa significa intraprendere un percorso ricco di adempimenti e step per rispettare la legge: ecco cosa fare

Come aprire un’attività nel 2026 e creare un’impresa da zero

Avviare un’attività è un sogno condiviso da molti, ma è anche una sfida che richiede pianificazione, conoscenza delle normative e una chiara visione imprenditoriale. Nel 2026, l’apertura di un’azienda in Italia segue una serie di regole che, rispetto al passato, sono state in parte semplificate grazie alla digitalizzazione dei servizi e all’integrazione di nuove tecnologie. Tuttavia, per tanti imprenditori - vecchi e nuovi - la burocrazia e l’aggiornamento costante sugli adempimenti possono ancora rappresentare un ostacolo. La conoscenza di ogni passaggio necessario non solo aiuta nell’apertura di un’impresa, ma mette al riparo anche da eventuali errori che potrebbero compromettere il successo del progetto.

La nostra guida ti accompagnerà attraverso tutto ciò che devi sapere per aprire un’attività: dai requisiti legali e documenti necessari, fino ai costi coinvolti e i consigli pratici per partire con il piede giusto.

Aprire un’attività in Italia: ecco cosa dice la legge e cosa sapere

Aprire un’attività in Italia richiede il rispetto di una serie di normative che regolano la costituzione e il funzionamento delle imprese. Il quadro normativo del 2026, aggiornato rispetto agli anni precedenti anche grazie alla crescente digitalizzazione e alle misure di modernizzazione della Pubblica Amministrazione collegate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), prevede diverse semplificazioni procedurali. In ogni caso, è sempre essenziale verificare requisiti, procedure e adempimenti specifici in base al settore e alla tipologia di attività.

Le definizioni di imprenditore e azienda

La figura dell’imprenditore è compiutamente descritta nel Codice Civile, all’art. 2082:

"È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.

Ne consegue che l’impresa altro non è che l’attività propria dell’imprenditore.

Inoltre, nel linguaggio comune si usa l’espressione «aprire un’azienda», ma ricordiamo che detta espressione non è propriamente corretta dal punto di vista tecnico-giuridico. La ragione è rintracciabile nel Codice Civile, in particolare all’art. 2555 relativo alla nozione di azienda. In base alla citata disposizione l’azienda è infatti “il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Pertanto, laddove si parli di azienda ci si sta riferendo non ad una determinata società o ditta che opera nel mercato, ma piuttosto all’insieme dei beni strumentali, che quella società o ditta usa per svolgere la propria attività imprenditoriale e per conseguire il profitto.

In ragione di ciò, sarebbe più opportuno parlare di come «avviare un’impresa» o «come avviare un’attività» e non di come «aprire un’azienda», pur restando quest’ultima un’espressione molto diffusa nel linguaggio quotidiano.

Scelta della forma giuridica

Date le nozioni di terminologia e di significato previste dalla legge, per chi vuole avviare un’attività il primo passo è scegliere la forma giuridica più adatta al tipo di impresa che si intende avviare.

Ma perché è importante scegliere bene? Di fatto, la forma giuridica individuata per aprire un’azienda si lega ad alcuni fattori chiave quali la responsabilità o il capitale iniziale richiesto. Proprio la scelta di una società di persone o di una società di capitali determina quelli che sono i costi e gli adempimenti per partire da zero con una nuova attività.

La valutazione della forma giuridica da utilizzare è fondamentale in quanto quella prescelta condiziona l’assetto organizzativo, amministrativo, fiscale e contabile dell’impresa. Dalla scelta della forma giuridica, infatti, discendono una serie di obblighi civilistici, amministrativi e fiscali e di essi l’imprenditore deve ovviamente tener conto.

In estrema sintesi, tra le possibili forme giuridiche più diffuse e comuni di un’impresa sono le seguenti:

  • Snc - società in nome collettivo - nella quale tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali;
  • Srl - società a responsabilità limitata - con personalità giuridica e in cui per le obbligazioni sociali risponde esclusivamente la società con il suo patrimonio;
  • Srls - società a responsabilità limitata semplificata - introdotta nel 2012, simile alla Srl se ne differenzia ad es. perché il requisito del capitale sociale è meno rigido e per il taglio di alcuni costi;
  • Spa - società per azioni - in cui il capitale sociale è formato da azioni, con personalità giuridica e autonomia patrimoniale;
  • Sas - società in accomandita semplice - che prevede due distinte categorie di soci, ovvero gli accomandatari e gli accomandanti. Essi debbono essere specificati nell’atto costitutivo e si differenziano in base all’estensione della responsabilità;
  • Sapa - società in accomandita per azioni - la quale prevede anch’essa la suddivisione tra tipologie di soci e si identifica, in particolare, come società con capitale sociale diviso per azioni;
  • Società cooperativa, ovvero una forma con finalità mutualistica, legata al soddisfacimento dell’interesse dei soci nello svolgimento dell’attività.

Cosa serve per aprire un’attività: requisiti e documenti

Per avviare un’attività nel 2026, è fondamentale soddisfare una serie di requisiti e disporre di tutti i documenti necessari. La preparazione accurata di questa fase può evitare ritardi e problemi successivi.

Requisiti generali

  • Età minima: devi essere maggiorenne (18 anni) e possedere la capacità di agire.
  • Cittadinanza: puoi essere cittadino italiano, europeo o extra-europeo, purché in possesso di un permesso di soggiorno valido per motivi lavorativi e idoneo allo svolgimento di attività d’impresa o di lavoro autonomo.
  • Fedina penale: per alcune attività è richiesto di non avere precedenti penali rilevanti.

Documenti indispensabili

  • Documento d’identità e codice fiscale.
  • Atto costitutivo e statuto societario (per società).
  • Partita IVA: si richiede all’Agenzia delle Entrate, specificando il codice ATECO corrispondente al settore di attività.
  • SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): va presentata al comune di competenza (spesso tramite lo SUAP - Sportello Unico per le Attività Produttive), accompagnata da eventuali permessi o licenze specifiche.
  • Piano economico e finanziario (non obbligatorio): Anche se non necessario legalmente, è altamente raccomandato per accedere a finanziamenti o investitori.

Permessi specifici
Alcuni tipi di attività richiedono autorizzazioni particolari, tra cui:

  • certificazioni sanitarie per la somministrazione di alimenti e bevande;
  • autorizzazioni ambientali per attività che possono avere un impatto ecologico;
  • licenze speciali per settori regolamentati, come il trasporto o la sicurezza.

Come aprire un’azienda in Italia: i passaggi burocratici

A questo punto non potrà sorprendere il fatto che, in base alla forma giuridica scelta per aprire un’azienda, rilevano requisiti e procedure differenti.

In linea generale, considerando come esempio una classica impresa a carattere commerciale, il percorso burocratico del suo avvio si caratterizzerà per i seguenti step:

  1. apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  2. iscrizione al Registro delle Imprese (presso la Camera di Commercio competente);
  3. comunicazione degli atti e dei dati necessari tramite gli strumenti telematici previsti (ad es. Registro Imprese/Camera di Commercio);
  4. invio al Comune dell’avviso di inizio attività e/o presentazione della SCIA, quando prevista (spesso tramite SUAP); inoltre, per le pratiche che lo prevedono, dal 26 febbraio 2026 risulta in vigore il servizio di integrazione applicativa Comunicazione Unica con SCIA contestuale (presentazione pratica SUAP contestuale alla Comunicazione Unica).
  5. scelta del regime fiscale di riferimento;
  6. apertura delle posizioni attraverso INPS e INAIL, in ipotesi di assunzione di personale in azienda.

In particolare, ad ogni partita Iva è associato un codice ATECO, ossia un codice che identifica il tipo di attività economica da svolgere. Ovviamente, scegliere il codice ATECO corretto è essenziale, giacché da esso dipendono aspetti che influenzeranno lo sviluppo e la gestione dell’azienda.

Oggi la Comunicazione Unica rappresenta un’importante semplificazione, per quanto attiene lo svolgimento dei passaggi burocratici per aprire la nuova azienda. Detta Comunicazione si compie in modo telematico e, in particolare, include tutte le informazioni legate alla nuova azienda, che saranno inviate ai vari enti fiscali, previdenziali e assicurativi.

Ma è importante ricordare che le modalità operative e gli strumenti per l’invio telematico possono aggiornarsi: dal 12 febbraio 2026 il software ComUnica risulta dismesso e l’invio delle pratiche avviene tramite il servizio incluso nella soluzione di mercato adottata.

Lo ribadiamo: valgono specifici requisiti e procedure per l’apertura di una nuova azienda, ed essi variano in base alla tipologia o forma societaria prescelta. Regole ad hoc sono applicate anche in considerazione del settore, della tipologia di attività e del luogo di avvio dell’attività imprenditoriale.

Infatti, non possiamo dimenticare che le imprese composte da due o più soci, siano esse società di persone o di capitali, richiedono un altro passaggio onde essere avviate. Ci riferiamo alla scrittura dell’atto costitutivo e dello statuto, da compiersi presso lo studio di un notaio, secondo le modalità previste per la forma giuridica scelta.

Ecco perché ogni neoimprenditore farà bene a consultare i portali governativi e a ottenere la consulenza di professionisti specializzati.

I costi per aprire un’azienda in Italia

Come vedremo, il business plan è essenziale per inquadrare con chiarezza gli aspetti economici che riguardano la nuova realtà imprenditoriale. Colui che intende aprire un’azienda in Italia deve sapere con esattezza quali sono le risorse finanziarie a disposizione per iniziare l’attività, ossia deve avere ben chiare le dimensioni del proprio budget / capitale iniziale.

La somma da investire per il proprio progetto cambia in rapporto alla propria idea di business, alle modalità e agli strumenti prescelti per sviluppare il piano imprenditoriale (ad es. infrastrutture, luogo, personale ecc.). In linea generale, il costo per avviare un’impresa è connesso altresì al particolare tipo di società prescelta, con una forbice che può variare sensibilmente in base alla tipologia di attività e agli investimenti necessari.

Per esempio, a seconda del settore e del modello operativo:

  • la creazione di un’impresa individuale o di una microimpresa può partire da circa 10.000-15.000 euro, soprattutto se sono previsti costi iniziali per attrezzature, scorte, locali o marketing (pur potendo, in alcuni casi, essere inferiore sul piano dei soli costi burocratici e amministrativi);
  • la costituzione di una società di capitali con un prodotto o servizio ad hoc può facilmente superare i 50.000 euro, soprattutto se sono necessari investimenti in ricerca e sviluppo.

Questa cifra può salire ulteriormente se l’imprenditore intende operare in settori come la tecnologia, il design o il manifatturiero, dove sono richiesti strumenti, attrezzature o infrastrutture specifiche.

Spese iniziali: i principali costi da considerare

Tra le spese di avvio più comuni, possiamo elencare le seguenti (con importi indicativi, variabili in base al tipo di attività, alla zona e alla complessità delle pratiche):

  • imposta di registro: circa 200-400 euro, a seconda della tipologia societaria;
  • creazione della PEC e firma digitale per tutti i soci: circa 50 euro per socio;
  • spese notarili per la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto: queste possono variare tra 1.000 e 2.500 euro, in base alla complessità dell’atto e al tipo di società;
  • Comunicazione Unica: obbligatoria per l’iscrizione alla Camera di Commercio, il costo può aggirarsi intorno ai 100-200 euro considerando diritti e bolli, con possibili variazioni a seconda della pratica e della tipologia di impresa;
  • assistenza di un commercialista o consulente: per la fase di apertura della partita IVA e l’avvio dell’attività, il compenso medio è di 500-1.500 euro, a seconda dei servizi richiesti.

A questi si aggiungono ulteriori spese variabili, in base all’attività, come:

  • affitto di uno spazio commerciale o di uffici;
  • acquisto di attrezzature e arredi;
  • permessi speciali, certificazioni e formazione preliminare;
  • eventuale marketing iniziale per pubblicizzare la nuova impresa.

Incentivi e finanziamenti: una spinta per partire

  • Finanziamenti agevolati: nel 2026, strumenti come «Nuove Imprese a Tasso Zero» continuano a rappresentare una risorsa preziosa. Questo programma prevede agevolazioni che possono coprire fino al 90% delle spese ammissibili e consistono in un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero, da rimborsare in 10 anni, per progetti fino a 3 milioni di euro.
  • Finanziamenti a fondo perduto: molte regioni italiane, tramite bandi specifici, mettono a disposizione fondi per start-up e imprese innovative. Per esempio, il fondo “Smart&Start Italia” consente di ottenere contributi significativi per attività nel settore tecnologico. Per presentare la domanda sono richiesti: un’identità digitale (SPID, CNS o CIE), una firma digitale e un indirizzo di PEC.
  • Crowdfunding: è sempre più diffusa la pratica di raccogliere capitali tramite piattaforme di crowdfunding come Kickstarter o Eppela, che permettono di coinvolgere investitori privati nel finanziamento del progetto.
  • Business angel e venture capitalist: trovare finanziatori disposti a credere nel progetto può essere una soluzione ideale. Molte aziende di successo, come ad esempio Airbnb o Dropbox, sono nate proprio grazie al supporto di visionari che hanno investito nelle loro idee.

Consigli e regole per aprire un’azienda di successo nel 2026

Avviare un’azienda è un’avventura entusiasmante, ma per un imprenditore significa molto più che avere un’idea brillante. Vuol dire progettare una strategia efficace, sviluppare un business plan solido e, soprattutto, rispettare una serie di obblighi normativi e burocratici per garantire la piena conformità alle leggi.

Un’impresa di successo deve: ripagare gli investimenti iniziali e gli sforzi profusi nel tempo; generare utili e profitti sostenibili.

Ma quali sono i pilastri essenziali per il successo di un’azienda da tenere in mente prima di avviare un’impresa?

  • Un’idea di business vincente.
  • Un business plan dettagliato e realistico.
  • Una strategia mirata per acquisire clienti.
  • Un capitale iniziale sufficiente per sostenere il progetto.

L’obiettivo primario è trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale redditizio. Spesso, per raggiungere questo traguardo, è cruciale coinvolgere soci o un team qualificato che contribuiscano alla gestione degli aspetti organizzativi e operativi.

Dal sogno alla realtà: validare l’idea di business

Un’idea di business, per quanto innovativa, non basta da sola. Deve essere analizzata e validata per valutarne la fattibilità e il potenziale di successo. Questo processo si basa su tre verifiche principali.

  • Il cliente: chi è il tuo target? Quali sono le sue esigenze reali?
  • Il problema: quale problema intendi risolvere?
  • La soluzione: il tuo prodotto o servizio rappresenta una risposta efficace e competitiva?

Solo dopo questa fase di validazione, l’imprenditore potrà decidere se procedere con il progetto, riducendo il rischio di sprecare risorse preziose in un’idea che potrebbe non funzionare.

Se i risultati sono positivi, il passo successivo sarà la creazione di un prodotto o servizio su misura per soddisfare le aspettative del mercato.

Il business plan: la bussola per il tuo progetto imprenditoriale

Il business plan è il cuore strategico di ogni nuova impresa. Si tratta di un documento dettagliato che guida l’imprenditore nel percorso di crescita, evidenziando:

  • il piano economico-finanziario, con proiezioni chiare sui costi e sui ricavi;
  • il modello di business, che descrive come l’azienda genererà valore per i clienti e per sé stessa.

Altrettanto fondamentale è la strategia di acquisizione clienti, che deve identificare i canali e i metodi più efficaci per comunicare i vantaggi del prodotto o servizio offerto. Una comunicazione chiara e persuasiva sarà determinante per convertire i potenziali clienti in clienti fidelizzati.

Come scegliere la forma giuridica ideale per la tua azienda

Un altro passaggio cruciale è la scelta della forma giuridica più adatta al progetto imprenditoriale. Questa decisione richiede un’attenta valutazione di diversi fattori, tra cui i seguenti.

  • La responsabilità patrimoniale: qual è il livello di rischio personale che sei disposto ad assumerti?
  • La presenza di soci o partner: intendi gestire l’attività da solo o con altri?
  • Il capitale disponibile: quanto sei disposto a investire inizialmente?
  • La fiscalità: quale forma giuridica offre maggiori vantaggi fiscali per il tuo tipo di attività?
  • Il prodotto o servizio: in quale settore opererà la tua azienda e quali sono le sue peculiarità?

La consulenza di esperti, come un commercialista o un avvocato specializzato in diritto societario, può fare la differenza in questa fase. Questi professionisti ti aiuteranno a comprendere vantaggi e svantaggi delle varie opzioni disponibili, permettendoti di prendere una decisione informata e personalizzata.

Ricorda che ogni attività imprenditoriale, secondo la normativa vigente, deve essere inquadrata all’interno di una specifica forma giuridica. Questa non è solo una formalità, ma un elemento obbligatorio che garantisce la legittimità dell’azienda e il suo corretto funzionamento.

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