Colf e badanti, come potrebbe funzionare il nuovo albo proposto dall’Inps

Emanuela Ceccarelli

19 Giugno 2026 - 08:58

Crollano i contratti regolari per colf e badanti mentre aumenta il bisogno di cura. La proposta del nuovo Albo Inps per aiutare le famiglie e il settore.

Colf e badanti, come potrebbe funzionare il nuovo albo proposto dall’Inps

In un paese in cui ci sono oltre 4,5 milioni di ultraottantenni non stupisce che il lavoro domestico sia diventato un pilastro del sistema welfare.

Si tratta di un supporto ormai indispensabile per assistere le persone anziane e dare sostegno alle famiglie nella gestione quotidiana della vita domestica. Tuttavia, mentre la domanda di colf, badanti e assistenti familiari cresce, il lavoro regolare arretra.

L’infrastruttura del lavoro domestico in Italia sta mostrando ormai da tempo tutte le sue fragilità, non stupisce quindi che l’Inps stia valutando l’istituzione di un albo nazionale, con l’obiettivo di rendere il settore più trasparente e più qualificato.

La proposta, infatti, punta sia a ridurre il ricorso al lavoro irregolare che a introdurre un sistema di certificazione delle competenze e una maggiore tracciabilità dei rapporti di lavoro.

Aumentano le necessità ma diminuiscono i lavoratori regolari

Se fino a qualche anno fa, il settore del lavoro domestico era un semplice servizio privato, oggi si è trasformato in una vera e propria infrastruttura sociale del Paese.

Eppure, è proprio davanti a questo massimo bisogno che questa rete di protezione ha iniziato a mostrare le prime falle.

I dati più recenti dell’Osservatorio Inps, presentati in occasione del convegno «Il lavoro domestico nel sistema di welfare», evidenziano la presenza di poco più di 804 mila lavoratori domestici regolari in Italia nel 2025. Una cifra imponente se presa singolarmente, ma guardando il quadro generale ci si accorge che per il quarto anno consecutivo il settore ha registrato un netto calo.

Per capire meglio perché questo dato è allarmante bisogna tornare al biennio 2020/2021, quando l’effetto combinato dei lockdown e dei decreti di regolarizzazione fece uscire dall’ombra migliaia di rapporti di lavoro.

Purtroppo, la fiammata di legalità si è spenta con la stessa velocità con cui si è accesa, tanto che tra il 2021 e il 2025 dai registri Inps sono svaniti ben 173 mila lavoratori regolari, probabilmente scivolati nuovamente nel mercato sommerso oppure usciti dal circuito lavorativo.

Per arginare questa silenziosa emorragia di contratti regolari, l’Istituto ha deciso di intraprendere la strada di una riforma strutturale con la creazione di un registro nazionale per colf e badanti. L’idea va ben oltre la creazione di un semplice registro burocratico, come spiega il Presidente dell’Istituto, Gabriele Fava, il quale ha definito con pragmatismo l’obiettivo dell’albo dichiarando che:

Regolarizzare significa tutelare i lavoratori, proteggere le famiglie e rafforzare la sostenibilità del sistema previdenziale. Non è solo un adempimento, è una scelta di civiltà istituzionale.

Perché è utile l’istituzione dell’albo

Quando una famiglia si trova improvvisamente a dover gestire un anziano non autosufficiente o a dover far fronte alla gestione quotidiana della casa, spesso si muove in un mercato sotterraneo, fatto di passaparola o canali informali, senza alcuna certezza sulle reali capacità della persona che si introduce tra le mura domestiche.

L’istituzione di un albo punta a trasformare questa domanda in una risposta pubblica e ordinata, fornendo alle famiglie uno strumento istituzionale delegato a qualificare e certificare le competenze degli assistenti familiari.

Questa certificazione andrebbe poi ad aiutare un settore che sconta ancora oggi una forte marginalizzazione. Il lavoro domestico viene spesso percepito come un’attività di ripiego, priva di una reale identità professionale; questa condizione si riflette direttamente nell’alto tasso di lavoro sommerso.

L’albo servirebbe a invertire questa percezione andando a certificare le competenze riconoscendo, de facto, che quello di cura è un lavoro specializzato e qualificato.

Infine, con l’istituzione dell’albo nazionale di colf e badanti anche lo Stato avrebbe il suo tornaconto. Il netto calo di contratti regolari in questo settore, infatti, si riflette in un minor numero di contributi versati e, di conseguenza, in pensioni future che rimangono minime per i lavoratori domestici.

Come potrebbe funzionare l’albo colf e badanti

Appare fin da ora evidente che l’albo può funzionare solo se la qualificazione professionale e la legalità procedano di pari passo con un aiuto concreto ai nuclei familiari, su cui spetterà l’onere di mettere in regola i propri dipendenti.

Lo stesso Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione, ammette che per far funzionare al meglio lo strumento, oltre a incentivare la formazione del personale e la legalità dei rapporti, è necessario provvedere al sostegno economico delle famiglie.

Questo aspetto rappresenta il nucleo centrale della questione, la nuova struttura non può reggersi se lo Stato non interviene in prima persona per introdurre misure agevolative stabili. In assenza di adeguati incentivi, infatti, le famiglie continueranno a muoversi nei canali informali del passaparola e del mercato sommerso, vanificando l’intera riforma dell’Istituto.

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