La classifica dei Paesi dove l’immigrazione sta aumentando di più

Ilena D’Errico

6 Luglio 2026 - 21:01

Ecco la nuova classifica Ocse sull’immigrazione, con i primi posti cambiati inaspettatamente.

La classifica dei Paesi dove l’immigrazione sta aumentando di più

Quello dell’immigrazione è un tema sensibile tanto per i Paesi che vedono i cittadini andarsene sia per quelli che li accolgono, e a dir poco complesso. Negli ultimi anni, però, i cambiamenti sociali, economici, sanitari e geopolitici che hanno sconvolto l’intero pianeta hanno inciso anche sulle dinamiche migratorie, che ormai sembravano abbastanza consolidati. Le tendenze sono variate, con un’impennata spiccata degli ingressi permanenti verso determinati Paesi e il calo degli ingressi irregolari verso altri. Le classifiche migratorie sono per certi versi inaspettate, soprattutto per quanto riguarda il report dell’Ocse che analizza il cambiamento tra il 2019 e il 2024 dell’immigrazione permanente.

La pandemia e la guerra in Ucraina hanno stravolto le dinamiche, spostando i migranti permanenti dalle destinazioni abituali: Stati Uniti, Regno Unito e Germania hanno ceduto i propri posti in classifica, anche se rimangono in cima per i flussi irregolari. Questi ultimi sono però in calo, complici le nuove regole alle frontiere, da cui ci si attende una stretta ulteriore nel biennio successivo (soprattutto in Spagna e negli Stati Uniti). È invece probabile che le percentuali di migrazione permanente aumenteranno nelle nuove destinazioni preferite, per quanto con incrementi più contenuti. Ma vediamo la classifica e una panoramica della situazione.

La classifica dei Paesi dove l’immigrazione sta aumentando di più

Come anticipato, i dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) evidenziano un cambiamento profondo nei flussi migratori tra il 2019 e il 2024, con nuove rotte preferite e altre che invece hanno subito un calo. I numeri si riferiscono alla migrazione permanente, vale a dire coloro che entrano nel Paese e ottengono il diritto di restarvi, di norma con un permesso di soggiorno. Una definizione che riguarda non soltanto le finalità dello spostamento, ma anche l’inquadramento giuridico. È comunque una fetta massiccia dell’immigrazione internazionale, da cui restano di fatto esclusi solo gli spostamenti temporanei (per esempio con motivi di studio o lavoro di breve durata) e gli immigrati irregolari da rimpatriare. Si tratta per lo più di:

  • ricongiungimenti familiari;
  • migrazione economica, con lavori che aprono alla residenza permanente;
  • rifugiati e persone sotto la protezione internazionale;
  • cittadini che si spostano nelle aree di libera circolazione per motivi personali, eventualmente anche di studio o lavoro.

Per la migrazione permanente, la classifica vede al primo posto i seguenti Paesi:

  • Polonia (+129%);
  • Lituania (+97%);
  • Messico (+79%);
  • Spagna (+50%);
  • Costa Rica (+49%);
  • Irlanda (+48%);
  • Canada (+42%);
  • Nuova Zelanda (+39%).

Le percentuali corrispondono all’aumento degli ingressi, che come vediamo ha visto soglie eccezionali in Polonia e in Lituania. Senza dubbio questo aspetto è stato fortemente influenzato dalla guerra in Ucraina e dalla posizione della Bielorussia, che hanno rapidamente spinto alla fuga verso gli Stati sicuri più facilmente e velocemente accessibili. Ma oltre al rifugio in senso stretto, entrambi i Paesi si stanno distinguendo per stabilità e crescita economica, rappresentando destinazioni di rilievo in Europa.

In Polonia il Pil pro capite ha raggiunto già l’80% della media europea, mentre in Lituania gli ingressi stanno superando gli espatri. Lo stesso accade in Messico, anche se come meta è fortemente influenzata dalle chiusure statunitensi, ospitando molti migranti sudamericani che la vedevano come tappa intermedia prima della rielezione del tycoon.

Dove la migrazione permanente è in diminuzione

La migrazione permanente è invece diminuita nei seguenti Paesi dell’Ocse:

  • Svezia (-24%);
  • Slovenia (-27%);
  • Grecia (-32%);
  • Repubblica Ceca (-36%);
  • Cile (-56%);
  • Lettonia (-59%);
  • Colombia (-73%).

La Colombia deve questa ripida diminuzione principalmente alle politiche statunitensi, visto che gli elevati tassi degli anni passati erano dovuti ai viaggi verso Washington, soprattutto dopo la crisi venezuelana, con tempistiche invertite rispetto al Messico. Per i Paesi scandinavi, invece, pesano soprattutto gli interventi normativi di contenimento legati a ragioni sociali e demografiche. Per gli immigrati irregolari il primato resta a Stati Uniti, Spagna e Germania, anche se con netti cali, con più della metà di tutti i migranti internazionali divisi tra Europa e Nord America.

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