La Cina propone un’isola galleggiante a propulsione nucleare per trasformare il trasporto marittimo globale

Ilena D’Errico

12 Giugno 2026 - 22:24

La Cina prende l’idea delle centrali nucleari galleggianti e progetta un’intera isola galleggiante per rifornimento, gestione delle merci e produzione.

La Cina propone un’isola galleggiante a propulsione nucleare per trasformare il trasporto marittimo globale

Cambia l’idea, cambia il settore, ma la strategia vincente della Cina è sempre la stessa. Pechino non punta sull’originalità, ma sulla capacità di raccogliere gli obiettivi fissati da altre potenze, spesso condivisi ma non necessariamente, ed elevarli, contando su un’ampia forza tecnologica ed enormi risorse da investire. Tutti vogliono conquistare il mare per il nucleare e tanti scommettono sulle centrali offshore, in primis la Norvegia, quindi la Cina cosa fa? Si prepara a realizzare una gigantesca isola galleggiante a propulsione nucleare, un autentico hub multifunzione, alimentata con una tecnologia avanzata, quasi unica, e collocata in un punto sensibile tra le maggiori rotte commerciali del mondo. Ciò che colpisce, però, è che non è soltanto un traguardo astratto a cui si ambisce, ma un autentico progetto in corso, a cura di uno dei cantieri navali più importanti dell’intero pianeta.

L’isola a propulsione nucleare della Cina non è un’idea nuova…

Quella di mettere le centrali nucleari su piattaforme marine non è certo un’idea nuova. Già da qualche anno diverse società, anche europee, stanno lavorando per realizzare centrali galleggianti in mare aperto. Proposte come soluzioni versatili, sicure e sostenibili, queste strutture portano anche delle sfide non indifferenti e devono essere studiate con una cura minuziosa prima di diventare realtà. l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) si è messa da tempo al lavoro con gli Stati interessati per individuare un impianto regolatorio adeguato, preoccupandosi soprattutto per la gestione dei rifiuti e le implicazioni ambientali legate non solo alle radiazioni ma al processo di costruzione.

D’altra parte, le centrali galleggianti promettono una significativa riduzione delle emissioni di carbonio, rappresentando peraltro una scelta più gestibile rispetto a quelle su terraferma o nei pressi delle coste. Come si può immaginare, la questione non è semplice, anche perché la possibilità di spostamento delle stesse richiede un approccio normativo condiviso, con piani di controllo e di intervento coerenti. Nel frattempo, ogni potenza degna di questo nome ha continuato a occuparsi di reattori modulari marini e ora vediamo anche l’apertura italiana, seppur molto timida, con la recente approvazione del Ddl delega sui mini-reattori per la propulsione navale da installare sulle navi mercantili. La Cina, però, non fa piccoli passi.

…ma può rivoluzionare il trasporto marittimo

Il cantiere navale di Jiangan, che risponde direttamente al governo cinese tramite la China State Shipbuilding Corporation, ha presentato il progetto di un gigantesco hub energetico nell’esposizione internazionale Posidonia di Atene. Più che di un’isola galleggiante dovremmo parlare di un arcipelago, comprendente la stazione di ricarica per le navi, un terminal per il trasferimento dei container e ovviamente un centro per la produzione di energia elettrica pulita.

Tutti centri collegati e situati in un’enorme piattaforma offshore nel bel mezzo delle rotte commerciali più trafficate del pianeta, offrendo alle navi una soluzione comoda per il rifornimento e il carico/scarico di merci senza essere più costrette a tornare nei pressi delle coste. Questo progetto, soprattutto se (o forse dovremmo dire quando) replicato, sarà quindi in grado di rivoluzionare il trasporto marittimo di tutto il mondo, anche perché Pechino ha un’idea molto interessante per l’alimentazione.

Nel dettaglio, il progetto guarda a reattori a sali fusi, una soluzione più avanzata, conveniente e soprattutto sicura rispetto ai reattori tradizionali. Gli impianti potranno infatti essere operativi a pressioni vicine a quella atmosferica, riducendo i pericoli legati all’alta pressione come le esplosioni, ma non solo. La miscela di sali utilizzata potrà solidificarsi molto velocemente in caso di anomalie, così da impedire la dispersione di materiali pericolosi nell’ambiente circostante. Anche se il nucleare riveste un ruolo da protagonista, inoltre, la Cina ha scelto di completare la struttura con pannelli solari e turbine eoliche, per produrre energia elettrica pulita necessaria alle operazioni di bordo e alla sintesi dei carburanti marini sostenibili.

SONDAGGIO