Cina e Giappone affossano i mercati USA, ci sarà una rotazione ciclica sulle borse?

Tommaso Scarpellini

29/01/2025

Le turbolenze sui mercati USA causate da Cina e Giappone alimentano incertezze su una possibile rotazione ciclica degli investimenti. Assisteremo a un cambio epocale?

Cina e Giappone affossano i mercati USA, ci sarà una rotazione ciclica sulle borse?

I mercati finanziari statunitensi hanno subito un forte calo all’inizio della settimana, con l’S&P 500 in ribasso del 3% e il Nasdaq 100 in calo di circa il 5%.

Titoli tecnologici di spicco come Nvidia (NVDA) e Tesla (TSLA) hanno registrato perdite significative, alimentando un clima di paura e vendite di panico. L’arrivo del nuovo competitor di ChatGPT, DeepSeek è sicuramente uno dei motivi.

Ma se invece ci fosse dietro qualcosa di molto più profondo? Ad esempio una rotazione ciclica verso mercati fino a ora meno considerati, come il Giappone e la Cina e il Giappone.

Giappone: la stretta monetaria del BOJ

Sebbene oscurato dalla notizia di DeepSeek, anche altri fattori potrebbero compromettere l’attuale equilibrio dei mercati. Uno di questi proviene dal Giappone: la BOJ ha recentemente innalzato il tasso di interesse di riferimento allo 0,5%, il livello più alto dal 2008. Questa mossa ha un impatto significativo sui mercati globali, poiché potrebbe innescare un apprezzamento dello yen, complicando il cosiddetto carry trade, una strategia in cui gli investitori prendono in prestito yen a basso costo per investire in asset con rendimenti più elevati.

La riduzione di questa fonte di liquidità potrebbe generare una maggiore volatilità sui mercati azionari internazionali, come già accaduto nell’agosto del 2024. Durante l’estate, l’indice S&P 500 ha registrato un calo del 6% nell’arco di poche sessioni, e tra gli esperti si parlava di un possibile collasso dei Treasury USA.

A oggi, la situazione non sembra ancora essere sfuggita di mano: l’indice americano, nonostante le recenti turbolenze, resta ancorato ai massimi di periodo. In Giappone, invece, il Nikkei 225 mantiene un andamento laterale, anch’esso vicino ai massimi di periodo.

Il cambio valutario USD/JPY continua a rimanere sotto pressione al ribasso, suscitando sospetti e preoccupazioni per un possibile ulteriore crollo, come già accaduto nell’agosto del 2024, quando il cambio è sceso del 12% nell’arco di un mese—una caduta significativa per un cross valutario.

Cina: il rallentamento economico e la sfida tecnologica

Quando si parla della Cina, non c’è mai motivo di essere del tutto ottimisti: se la crescita non procede a ritmi da Paese emergente (5%), si parla di rallentamento; se invece emergono segnali positivi per nuove prospettive, permane comunque un alone di preoccupazione. È proprio il caso di DeepSeek AI, un fattore che potrebbe avere ripercussioni globali.

Inoltre, i progressi della Cina nel settore dell’intelligenza artificiale stanno generando timori tra gli investitori, poiché minacciano la leadership tecnologica degli Stati Uniti. L’incertezza scaturita da questi sviluppi ha portato a un aumento della volatilità, con l’indice VIX che ha superato quota 20, segnalando una crescente paura tra gli investitori.

Il Nasdaq 100, in particolare, ha testato livelli di supporto critici tra 20.7K e 20.8K punti. La quantità di titoli dell’indice tecnologico che sono crollati al di sotto della media mobile 50; in cima alla lista dei peggior titoli c’è NVDA, che ha registrato uno dei crolli più bruschi della storia(-10%). D’altra parte, l’indice Hang Seng mantiene un tendenza positivo nel 2025, seppur non in modo particolarmente esteso. Ancora al di sotto dei massimi del 2024, l’indice è tornato sopra i 20K punti, dimostrando una notevole resilienza in questa fase di mercato.

A capo, la ripresa di titoli come Tencent e BABA.

Valutazioni di mercato e prospettive di rotazione settoriale

Uno degli elementi chiave da considerare è il rapporto prezzo/utili dei principali mercati. Attualmente, il P/E dell’S&P 500 si aggira intorno a 30x, mentre il P/E del Nikkei 225 giapponese si attesta su valori più contenuti, intorno a 27,7x. La Cina, rappresentata dall’Hang Seng Index, mostra un P/E ancora più basso, vicino a 7,8x, indicando valutazioni più attraenti per gli investitori di lungo periodo. Questi numeri evidenziano una crescente divergenza tra le valutazioni del mercato statunitense e quelle dei mercati asiatici, suggerendo che le azioni giapponesi e cinesi potrebbero rappresentare un’alternativa più conveniente rispetto ai titoli USA, attualmente più costosi.

Questa differenza nei rapporti P/E potrebbe spingere molti investitori a ribilanciare i propri portafogli, aumentando l’esposizione ai mercati emergenti e ai settori ciclici tradizionali, come energia e industria, che presentano valutazioni più basse e prospettive di crescita interessanti.

Rischio od opportunità?

Il sell-off seguito alla notizia di DeepSeek mette in luce una verità spesso ignorata: l’eccessiva dipendenza degli indici americani dal segmento delle big tech. Senza le performance di queste società, l’S&P 500 avrebbe registrato guadagni dimezzati, e le sue prospettive di crescita sugli utili futuri non sarebbe stata così sorprendente.

Ed è proprio qui che entra in gioco il mercato asiatico, con particolare riferimento alle borse giapponese e cinese. Tuttavia, un ribilanciamento di questo tipo nasconderebbe rischi significativi: se la crescita degli utili delle grandi aziende tecnologiche dovesse rimanere solida, il mercato potrebbe riprendersi nel corso del 2025, rendendo questi minimi un’occasione mancata.

Sarà molto interessante osservare come si evolverà la competizione tecnologica tra Cina e USA, perché, considerando la struttura attuale dei mercati azionari, sarà determinante capire quale sarà il terreno più fertile per lo sviluppo di soluzioni AI.