Una cifra da record. La Romania ha appena ricevuto €16,7 miliardi dall’UE per armi e infrastrutture

Ilena D’Errico

19 Gennaio 2026 - 21:58

Cominciano a essere pagati i maxi prestiti Ue per armi e infrastrutture. Alla Romania una fetta da 16,7 miliardi di euro.

Una cifra da record. La Romania ha appena ricevuto €16,7 miliardi dall’UE per armi e infrastrutture

La Romania riceverà presto 16,7 miliardi di euro dall’Unione europea per armi e infrastrutture strategiche. Una cifra record, approvata qualche giorno fa dalla Commissione Ue, nell’ambito del programma di finanziamenti Safe per la difesa europea. Il governo di Bucarest riceve il pacchetto più sostanzioso, con pagamenti in arrivo già a partire da marzo 2026, secondo soltanto alla Polonia, cui vanno addirittura 43,7 miliardi di euro. Il fondo Safe per la spesa militare vede infatti un sostanzioso budget da 150 miliardi di euro, volto ad aumentare l’indipendenza dell’Europa e le sue capacità militari, passando da armi, infrastrutture strategiche e attrezzature belliche. Prestiti a lungo termine, con interessi bassi e accesso al credito facilitato rientrano nella risposta di Bruxelles ai conflitti che la circondano o potrebbero farlo.

Prestiti miliardari agli Stati Ue per la difesa

Il piano prevede specifici obiettivi che gli Stati beneficiari devono rispettare per continuare a ricevere i pagamenti, distribuiti in più tranche fino al 2030, oltre a regole per privilegiare la produzione interna, favorendo la crescita dell’economia europea ma soprattutto l’autonomia dell’industria bellica da Paesi esteri e amici poco affidabili. Nasce così un’occasione importante per gli Stati membri, che hanno la possibilità di accedere a questo maxi prestito agevolato con benefici fiscali e finanziari senza paragoni (e per molti Paesi altrimenti inaccessibili) e ottimizzare la difesa nazionale, senza considerare i vari risvolti positivi indiretti, come la creazione di nuovi posti di lavoro.

Il senso d’urgenza trasmesso dall’invasione dell’Ucraina e dalla crescente instabilità geopolitica hanno imposto sforzi sostanziosi e ritmi serrati per recuperare lacune che l’Europa si trascina da anni. Dal canto nostro, comunque, non possiamo lamentarci. Il tema del riarmo è personale e delicato, ma non c’è spazio per accuse di iniquità. L’Italia riceverà il quinto prestito più importante, un totale di 14,9 miliardi di euro, subito dopo Francia e Ungheria con 16,2 miliardi di euro ciascuno.

La Romania riceve 16,7 miliardi di euro

L’ultimo tassello per l’assegnazione della prima ondata dei prestiti Safe è stato messo con la decisione della Commissione Ue di giovedì 15 gennaio. A questo punto, 8 Stati membri hanno diritto ai soldi, per un totale di circa 38 miliardi di euro divisi tra Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania. Come anticipato, la fetta più grossa tra i primi pagamenti (e la seconda a livello complessivo) va a Bucarest, cui spettano per la precisione 16,68 miliardi di euro.

I soldi saranno destinati, nel rispetto del progetto europeo, alle forze armate e alle infrastrutture. Come chiarito dalle fonti governative, in particolare, sono già stati preparati alcuni progetti di ammodernamento delle forze armate che vedono l’acquisto di:

  • 54 carri armati M1A2 Abrams SEPv3 dagli Stati Uniti;
  • 50 caccia F-16 dalla Norvegia e dai Paesi Bassi;
  • 32 caccia F-35 Lightning II;
  • sistemi missilistici Patriot;
  • droni Bayraktar TB2;
  • 200.000 armi individuali secondo gli standard Nato.

A livello di infrastrutture, invece, tra i primi interventi in programma troviamo il completamento dei tratti ancora in costruzione delle autostrade romene A7 e A8, compresi i collegamenti Pascani-Suceava-Siret e Pascani-Iasi-Ungheni per la Moldavia. È così evidente che accanto al fine specifico di ottimizzare la difesa e di conseguenza la sicurezza del Paese, ci sono vantaggi indiretti quali il miglioramento dei trasporti e dei collegamenti (come vediamo con l’Autostrada per la Moldavia)e l’occupazione. Il presidente della Romania, Nicușor Dan, è effettivamente soddisfatto della scelta europea, che considera “un’opportunità strategica per accelerare gli investimenti necessari a rilanciare l’industria della difesa nazionale”.

Dan vuole infatti dare priorità alle aziende locali, come d’altronde propone l’Unione europea stessa nel piano Safe. A tal proposito, la spesa per armamenti esteri (sempre nell’ambito dei Paesi con cui sono in vigore accordi di sicurezza) non può superare il 35% del totale. Nella prima fase degli acquisti, inoltre, gli Stati agiscono individualmente, ma successivamente è prevista la partecipazione ad appalti congiunti per valorizzare ulteriormente l’industria Ue.

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