Perché mai il mondo intero dovrebbe interrogarsi sulle elezioni presidenziali dell’Indonesia? Innanzitutto stiamo parlando di un Paese che, stando ad alcune previsioni, potrebbe diventare la quarta potenza mondiale entro i prossimi 50 anni. Iniziare a prendere confidenza con le sue dinamiche interne è dunque utile, tanto dal punto di vista economico che politico.
Dopo di che, in base a chi sarà il prossimo leader della quarta nazione più popolosa del pianeta – che al momento può contare su un bacino di circa 273 milioni di abitanti – gli equilibri geopolitici dell’Indo-Pacifico, ovvero la regione dove si concentra il testa a testa tra Stati Uniti e Cina, potrebbero uscire stravolti dalle urne di Jakarta.
Già, perché l’erede di Joko Widodo, il presidente in carica che ha condotto, non senza fatica, l’Indonesia a diventare una media potenza, avrà di fronte a sé tre scelte: continuare ad adottare una posizione mediana tra Washington e Pechino; avvicinarsi sempre di più al Dragone, facendo leva sulle opportunità commerciali; oppure fare altrettanto con gli Usa, chiedendo però in cambio adeguate assicurazioni militari in caso di necessità.
Indonesia 2024: i candidati in corsa
Anies Baswedan, Ganjar Pranowo e Prabowo Subianto: ecco i nomi dei tre candidati che si contenderanno la presidenza. Gli stessi che, fin qui, hanno parlato di varie questioni, che vanno dal miglioramento dell’istruzione all’incremento dell’occupazione, della sanità al miglioramento delle infrastrutture passando dallo sradicamento della corruzione. Nessuno di loro ha tuttavia chiarito quali politiche intenderà adottare nei confronti della Cina.
In ogni caso, Prabowo viene dato in testa con circa il 36% di consensi, seguito da Ganjar, fermo al 31%, e Anies con il 20% delle preferenze. Chiunque diventerà presidente dovrà sostenere la crescita di un’economia basata sui consumi interni, gestire le risorse della nazione e bilanciare gli interessi concorrenti di Cina e Stati Uniti.
Prabowo, attuale ministro della Difesa, è l’unica figura nella corsa presidenziale ad avere legami con il governo di Suharto dal 1967 al 1998. Tenente generale durante quel periodo, è stato congedato con disonore per presunte violazioni dei diritti umani a Timor Est e in relazione alle rivolte mortali che portarono alla caduta dello stesso governo dei Suharto. Le accuse non sono mai state provate in tribunale, ma gli Stati Uniti hanno imposto a Prabowo un divieto di viaggio revocato alla fine del mandato dell’amministrazione Trump. Lo stesso Prabowo ha visitato Washington come ministro della Difesa nell’ottobre 2020 ed è stato abile nel corteggiare Cina, Russia e Stati Uniti con la promessa di acquistare armi.
Chi sarà l’erede di Widodo
Ganjar ha servito per due mandati come governatore di Giava centrale, ottenendo il sostegno popolare per migliorare le infrastrutture nella regione congestionata e vari miglioramenti infrastrutturali. Questo candidato ha un’esperienza limitata in politica estera e in economia, e sta facendo leva sul massicce dosi di populismo proponendo passeggiate improvvisate, parlando delle sue umili origini e costruendo un grande seguito su TikTok.
Aines, accademico prima di entrare in politica, durante il primo mandato di Jokowi è stato ministro dell’Istruzione, salvo abbandonare la carica in seguito ad un rimpasto di governo. È stato inoltre governatore di Jakarta fino alla fine del suo mandato, avvenuto lo scorso anno. Adesso, facendo leva sul populismo della maggioranza islamica del Paese, prova a sostituire Widodo.
E la Cina? In caso di vittoria, Prabowo probabilmente continuerà a impegnarsi con Pechino, accogliendo gli investimenti cinesi in settori quali le infrastrutture e la sicurezza alimentare, così come Ganjar, mentre Aines ha teoricamente avuto più contatti con i Paesi occidentali che non con la Repubblica popolare cinese. Sarà tuttavia impossibile per il nuovo presidente dell’Indonesia ignorare il dossier cinese.
Chiunque verrà eletto dovrà riconoscere il potere contrattuale dell’Indonesia con il gigante asiatico, visto che Jakarta è la più grande economia del Sud-Est asiatico e la sua inclusione come membro del gruppo G20 delle principali economie indica la fiducia della comunità internazionale nella sua forza economica. Inoltre, la posizione geografica strategica dell’Indonesia conferisce alla nazione un ruolo chiave nella Belt and Road Initiative cinese. Allo stesso tempo, però, nessuno a Jakarta vuole che l’abbraccio cinese si trasformi in uno strangolamento.