Era il settembre 26 settembre 2022, circa un anno e mezzo fa, quando i gasdotti sottomarini Nord Stream 1 e 2 che collegano Russia e Germania sono stati sabotati, secondo le autorità svedesi e come confermato dalla Commissione europea.
In una dichiarazione del 27 settembre 2022, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen affermava che “qualsiasi interruzione deliberata dell’infrastruttura energetica europea attiva è inaccettabile e porterà alla più forte risposta possibile”. Ne consegue che “la Commissione seguirà gli Stati membri interessati e la Norvegia per scoprire i responsabili del sabotaggio e assicurarsi che ne rispondano”.
Il gasdotto appartiene alla società statale russa Gazprom ed è stato costruito con il sostegno di cinque aziende energetiche europee. Si tratta dell’austriaca Omv, della britannica Shell, della francese Engie, della tedesca Uniper e della tedesca Basf. Qualcuno, però, sta facendo di tutto per ostacolare le indagini sul sabotaggio di una infrastruttura che ha contribuito a rendere la Germania uno dei Paesi economicamente più competitivi al mondo.
Costi e benefici del gasdotto
Prima del sabotaggio, il Nord Stream era un’infrastruttura chiave per la (ex) locomotiva d’Europa: la differenza tra i gasdotti Nord Stream e il vecchio gasdotto che transita dall’’Ucraina, spiegava Politico in un articolo del 2021, che ha una capacità teorica di 160 miliardi di metri cubi, è un po’ come quella tra il cavo in fibra ottica e il filo di rame. Dopo cinquant’anni di utilizzo, il gasdotto ucraino è così difettoso che, secondo gli analisti, per ripararlo occorrerebbero circa 6 miliardi di euro. In confronto, i gasdotti Nord Stream, che insieme sono costati almeno 17,5 miliardi di euro, sono all’avanguardia e consentivano a Gazprom di inviare gas a basso costo a Berlino. Stati Uniti, Polonia e Ucraina si sono sempre opposti alla realizzazione del gasdotto: chi c’è dietro il sabotaggio?
Bugie e depistaggi
Veniamo dunque al sabotaggio del settembre 2022, un atto di guerra deliberato non solo contro la Russia, ma anche nei confronti della Germania e dell’Europa. Secondo un rapporto del New York Times del marzo 2023, dietro l’attacco ci sarebbero stati “gruppi filo-ucraini” benché il quotidiano sottolineasse che i funzionari statunitensi sostenessero di “non avere alcuna prova che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky” o i suoi principali collaboratori fossero coinvolti “nell’operazione o che gli autori abbiano agito sotto la direzione di funzionari del governo ucraino”. Successivamente, secondo quanto riferito dal Washington Post, le agenzie di intelligence statunitensi avrebbero appreso da un alleato europeo che “l’esercito ucraino aveva pianificato un attacco agli oleodotti Nord Stream, tre mesi prima che i sabotatori bombardassero la rete sottomarina”. Le agenzie di intelligence Usa - attraverso il Washington Post e il New York Times - hanno puntato il dito contro il capo delle forze armate ucraine, il generale Valeriy Zaluzhny, che negli ultimi mesi non gode affatto di buoni rapporti con il presidente Zelensky.
Tale narrazione non regge per diversi motivi. Davvero Zaluzhny, che nelle dichiarazioni ha dimostrato di essere molto più prudente e realista del leader ucraino, può aver agito in un atto di sabotaggio di tale portata senza aver consultato nessuno? Nemmeno Washington o Zelensky? Sembra invece un espediente per scaricare tutto su di lui e favorire così Zelensky, oltre a mettere a tacere una volta per tutte le accuse del giornalista investigativo Seymour Hersh, che ha puntato il dito sugli Stati Uniti nell’inchiesta pubblicata nel febbraio 2023, sostenendo che fu proprio il presidente Joe Biden in persona ad autorizzare l’operazione che ha fatto esplodere il Nord Stream. D’altronde lo stesso inquilino della Casa Bianca lo disse in maniera esplicita. Il 7 febbraio 2022, in una conferenza stampa congiunta della Casa Bianca con il Cancelliere Scholz in visita, il presidente Usa minacciò di far saltare il gasdotto. «Se la Russia invade, e ciò significa che carri armati e truppe attraversano. di nuovo il confine con l’Ucraina”, ha detto,»non ci sarà più un Nord Stream 2. Porremo fine a tutto ciò”. Alla domanda su come avrebbe potuto farlo dal momento che l’oleodotto era sotto il controllo della Germania, risposte: “Lo faremo, te lo prometto, saremo in grado di farlo”.
Dopo la minaccia esplicita di Biden, secondo il resoconto di Hersh, un gruppo di agenti speciali della Cia avrebbe piazzato le bombe necessarie pronto a essere attivate “su richiesta” – dopo l’inizio della guerra. Dopo l’ordine di Biden di attivare gli esplosivi piazzati sugli oleodotti, fu sufficiente un breve volo con un caccia norvegese e il lancio di un dispositivo sonar nel punto giusto del Mar Baltico per far saltare l’infrastruttura. A quel punto, sottolinea Hersh, citando la sua fonte interna all’amministrazione Usa, “il gruppo della Cia si era sciolto da tempo”.
E la Polonia?
Dunque, secondo Hersh, l’operazione è stata condotta su ordine di Joe Biden, con la complicità della Norvegia. Molto più verosimile della versione dell’intelligence Usa diffusa tramite New York Times e Washington Post che scarica tutta la colpa su Zaluzhny in una fase di grande tensione con Zelensky. E la Polonia, che si oppose fermamente alla realizzazione del Nord Stream? Che ruolo ha avuto? Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori europei che lavorano al caso avrebbero trovato poca disponibilità a collaborare da parte dei funzionari polacchi, i quali si sarebbero opposti a collaborare con un’indagine internazionale sul sabotaggio del gasdotto Nord Stream, non “rivelando prove potenzialmente cruciali”.
Secondo gli investigatori, i funzionari polacchi hanno tardato a fornire informazioni e hanno nascosto prove fondamentali sui movimenti dei presunti sabotatori sul territorio polacco. Ora gli investigatori sperano che il nuovo governo di Varsavia, insediatosi a dicembre, contribuisca a far luce sull’attacco. A differenza di Hersh, gli investigatori europei ritengono da tempo che l’attacco sia stato lanciato dall’Ucraina attraverso la Polonia. Ma la mancata collaborazione di Varsavia avrebbe reso difficile “stabilire se l’attacco sia avvenuto con o senza la conoscenza dell’ex governo polacco”. Anche in questo caso sembra si voglia scaricare tutto sul precedente governo polacco, cercando di mettere in cattiva luce le forze sovraniste.
In conclusione, risulta davvero difficile credere che gli ucraini possano aver agito da soli, in quanto dipendono in tutto e per tutto - anche sul fronte dell’intelligence - da Stati uniti e Regno Unito. A un anno e mezzo dal sabotaggio, la versione di Hersh, dunque, che presuppone un diretto coinvolgimento degli Stati Uniti e di Biden, rimane l’opzione più gettonata e credibile in un mare di depistaggi e propaganda di guerra.