Tech e intelligenza artificiale sono i settori più forti nel 2025, ma in Europa anche il settore della difesa ha messo a segno rialzi da capogiro. Parliamo di aziende che hanno visto le proprie quotazioni triplicare in meno di nove mesi, trasformando un investimento da 10.000 euro in un capitale da oltre 30.000.
Il motore di questa corsa? Una combinazione di fattori geopolitici, spese militari in aumento e, da ultimo, la prospettiva di una politica monetaria più accomodante da parte delle banche centrali. Con i tassi in calo, il costo del capitale si riduce e le aziende del comparto possono finanziare nuovi progetti e acquisizioni a condizioni migliori.
“Il rischio geopolitico resta elevato e questo continuerà a sostenere la domanda di difesa e sicurezza”, spiega Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik. Nonostante la volatilità attesa, per il gestore i titoli del comparto restano centrali nei portafogli. È dunque troppo tardi per salire sul treno? Oppure il rally ha ancora spazio, spinto da nuovi ordini e da piani di spesa militare senza precedenti in Europa? Vediamo cosa raccontano i numeri di due protagonisti assoluti di questo boom.
Avio
Grafico azioni Avio
Fonte Tradingview
Se c’è un’azienda che incarna la nuova corsa allo spazio in chiave difesa, questa è Avio. La società di Piazza Affari, specializzata nella produzione di lanciatori come il Vega C, ha firmato un accordo con la statunitense SpaceLaunch per mettere in orbita nel 2027 un satellite istituzionale per l’osservazione terrestre. Un contratto che non è solo simbolico, ma rappresenta un passo nella strategia di internazionalizzazione e rafforzamento della capacità produttiva.
I conti del primo semestre mostrano ricavi in crescita del 30% a 235 milioni di euro, spinti dalla produzione di Vega C. L’azienda ha poi approvato un aumento di capitale da 400 milioni per finanziare il piano industriale che prevede una crescita annua del 10% per i prossimi dieci anni. Di fronte a questi numeri, gli analisti sono ottimisti: Banca Akros e Intesa Sanpaolo hanno ribadito il giudizio buy, con target price rispettivamente a 32 e 34,50 euro.
Attenzione, i target indicati dalle banche d’affari sono inferiori ai prezzi attuali, intorno ai 53 euro. Questo significa che il titolo potrebbe essere in zona di ipercomprato? Il dubbio è legittimo, specie dopo una performance del +283% da inizio anno. Ma discese in area 40 o più in basso a 35 euro circa potrebbero rappresentare delle occasioni di acquisto sulla debolezza.
Rheinmetall
Grafico azioni Rheinmetall
Fonte Tradingview
Oltre i confini nazionali, Rheinmetall è diventata il simbolo del riarmo tedesco. Le vendite del gruppo sono salite del 24% nel secondo trimestre, superando i 4,7 miliardi di euro, mentre il portafoglio ordini ha toccato la cifra record di 63 miliardi. Numeri che fanno impressione e che spiegano il rally del titolo, oggi scambiato a multipli che sfiorano le 100 volte gli utili, e che da inizio anno guadagna oltre il 205% in Borsa.
L’azienda non si limita a produrre carri armati. Sta espandendo la propria presenza nella cantieristica navale, con l’acquisizione di NVL, e vede opportunità enormi anche negli Stati Uniti. Secondo Kepler Cheuvreux, il mercato potenziale per Rheinmetall e i suoi competitor europei supera i 125 miliardi di euro entro il 2035, a cui si aggiungono 180 miliardi di ordini attesi a livello internazionale.
Per l’investitore, il punto è capire se il rally ha già prezzato tutta questa crescita o se l’aumento strutturale della spesa per la difesa – spinta anche dalle pressioni NATO per arrivare al 5% del PIL – possa continuare a sostenere il titolo. La valutazione è cara, ma il backlog di ordini rappresenta un cuscinetto importante per i prossimi anni. Graficamente il titolo sta cercando di avere la meglio sui massimi di maggio a 1,940 circa. Una stabilizzazione oltre quest’area potrebbe riattivare il rally di lungo corso in direzione del target indicato da BofA a 2.225 euro.
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