Quando i mercati salgono per anni consecutivi, molti investitori iniziano a porsi una domanda semplice ma fondamentale: chi ha investito nel 2022 o nel 2023 aveva davanti a sé probabilità migliori rispetto a chi decide di entrare oggi?
La risposta non può essere certa. Tuttavia la statistica e l’analisi dei cicli storici permettono di costruire una mappa probabilistica che aiuta a comprendere quali opportunità e quali ostacoli potrebbero attendere gli investitori nei prossimi anni.
Il vantaggio statistico di chi ha investito nel 2022 e nel 2023
L’ottobre del 2022 ha rappresentato uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Inflazione elevata, rialzi dei tassi, timori di recessione e forte pessimismo dominavano i mercati.
Paradossalmente è proprio in queste situazioni che la statistica tende a diventare più favorevole agli investitori di lungo periodo.
Chi ha investito tra la fine del 2022 e il 2023 ha beneficiato di almeno tre fattori: un forte ribasso già alle spalle, valutazioni più contenute rispetto a quelle attuali e una posizione ciclica particolarmente favorevole all’interno del ciclo presidenziale americano e del ciclo decennale. La storia insegna che acquistare dopo una correzione importante aumenta significativamente le probabilità di ottenere risultati positivi nei cinque anni successivi.
Cosa cambia per chi investe oggi?
La situazione odierna è diversa. I principali mercati mondiali si trovano sui massimi (i rialzi sono stati superiori al 50% dai minimi del 2022) o nelle loro immediate vicinanze. Piazza Affari guadagna circa il 20% da inizio anno e molti listini internazionali hanno già registrato performance superiori al 10%.
Questo non significa necessariamente che il rialzo sia terminato. Significa però che una parte del potenziale statistico è già stata utilizzata. Storicamente, quando un investitore entra dopo anni di forti rialzi, aumenta la probabilità di attraversare una fase correttiva nel breve periodo.
La mappa statistica dei prossimi 12 mesi
Guardando ai dati storici, il periodo compreso tra settembre e novembre rappresenta una delle finestre temporali che meritano maggiore attenzione.
La correzione tra il 10% e il 15% registrata tra gennaio e marzo potrebbe aver già svolto il ruolo tipico del secondo anno presidenziale. Tuttavia la forza mostrata successivamente dai mercati lascia aperta la possibilità di ulteriori prese di profitto.
Lo scenario statisticamente più probabile non sembra quello di un grande mercato ribassista ma piuttosto quello di una correzione fisiologica compresa tra l’8% e il 12%.
Una discesa più ampia, nell’ordine del 15%-20%, richiederebbe probabilmente il deterioramento del quadro economico o eventi straordinari non ancora visibili.
La mappa statistica dei prossimi 5 anni
È qui che il quadro diventa particolarmente interessante.
Secondo le statistiche contenute nei cicli storici, il 2027 potrebbe rappresentare ancora un anno favorevole per i mercati azionari.
L’attenzione tende invece a concentrarsi maggiormente sulla finestra temporale compresa tra il 2027 e il 2028. Diverse strutture cicliche convergono infatti in quest’area, aumentando la probabilità di una fase di volatilità superiore alla media.
Non significa necessariamente assistere a un mercato ribassista strutturale. Significa però che il percorso potrebbe diventare meno lineare rispetto a quello osservato dal 2023 in poi.
Per un investitore con un orizzonte di cinque anni il principale ostacolo potrebbe quindi non essere il prossimo trimestre o il prossimo anno, ma la capacità di attraversare eventuali fasi correttive senza modificare continuamente la propria strategia.
Quali sono gli scogli da monitorare?
La statistica individua tre aree di attenzione.
La prima riguarda la possibile correzione tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, favorita dalla stagionalità e dal ciclo presidenziale. La seconda riguarda il biennio 2027-2028, che storicamente presenta caratteristiche più complesse rispetto agli anni precedenti. La terza riguarda le valutazioni, e molti ritengono che i mercati siano molto «tirati» rispetto ai fondamentali. Chi investiva nel 2022 acquistava dopo un forte ribasso. Chi investe oggi entra invece dopo un lungo rialzo. Questo non impedisce ulteriori guadagni ma riduce il margine di errore.
La differenza tra probabilità e previsioni
La conclusione più importante è forse questa.
Chi ha investito tra il 2022 e il 2023 aveva probabilmente un contesto statistico più favorevole rispetto a quello attuale. Non perché conoscesse il futuro, ma perché acquistava in una fase caratterizzata da pessimismo diffuso e prezzi più bassi.
Chi investe oggi si trova davanti a uno scenario diverso. Le probabilità continuano a essere favorevoli nel lungo periodo, ma il percorso potrebbe risultare più accidentato.
La storia dei mercati insegna che il rendimento finale dipende spesso meno dal punto di ingresso e molto di più dalla capacità di attraversare senza panico le inevitabili fasi di correzione che ogni ciclo, prima o poi, presenta.