Chi è Lara Comi: biografia e carriera politica dell’ex eurodeputata di Forza Italia

Martino Grassi

17 Dicembre 2020 - 18:11

17 Dicembre 2020 - 20:41

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Chi è Lara Comi? Biografia e carriera politica dell’ex eurodeputata di Forza Italia fedelissima di Berlusconi.

Chi è Lara Comi: biografia e carriera politica dell'ex eurodeputata di Forza Italia

Chi è Lara Comi, ex eurodeputata Forza Italia, e fedelissima di Silvio Berlusconi finita più volte nel ciclone mediatico per diverse accuse che vanno dalla corruzione al finanziamento illecito, fino ad uno scandalo di tangenti che arriva fino all’Unione Europea a cui sono stati sequestrati più di 500.000 euro.

Ecco la biografia, carriera politica in Forza Italia e le accuse che sono state mosse, nel corso degli anni a Lara Comi.

Chi è Lara Comi: biografia e carriera politica

Lara Comi ha 37 anni ed è nata a Garbagnate Milanese il 18 febbraio 1983. Nonostante la giovane età ha già alle spalle una consistente carriera politica. Comi inizia a militare in Forza Italia già nel 2004, a 21 anni, e diventa coordinatrice di Forza Italia Giovani in Lombardia. Segue una carriera come assistente di Mariastella Gelmini, e consegue una Laurea in Economia alla Cattolica di Milano.

Nel 2008 si candida per la Camera ma senza successo, mentre l’anno successivo riesce ad entrare all’Europarlamento, dove viene eletta nel 2009 e riconfermata nelle successive elezioni del 2014. Quest’ultimo è anche l’anno della carica a vice-capogruppo europeista di centro-destra Ppe (Partito Popolare Europeo). Tenta di conservare il posto alle elezioni europee del 2019, dove si ricandida con Forza Italia, ma con 32.365 voti arriva prima tra i candidati non eletti.

Politicamente, le idee della dottoressa Comi si affiancano alla sezione di un centro-destra moderato, cristiano-democratico e liberalconservatore. La sua presenza nella vita pubblica non si concentra solo nella politica comunitaria, infatti nel marzo 2012 è eletta coordinatore PdL della provincia di Varese.

Il sequestro per truffa aggravata ai danni del Parlamento Ue

Comi è tornata sotto i riflettori dopo che il tribunale di Milano ha disposto un sequestro del valore di oltre mezzo milione di euro proprio a carico dell’ex europarlamentare, insieme ad altre 5 persone indagate.

Comi sarebbe stata accusata di truffa aggravata a danni del Parlamento europeo durante i due suoi mandati appropriandosi di 525mila euro mediante erogazioni pubbliche. Secondo la Procura Lara Comi si sarebbe intascata buona parte degli stipendi di due suoi collaboratori.

Il sequestro fa parte di un’indagine partita dall’inchiesta Mensa dei poveri, che aveva già coinvolto Comi, attualmente indagata per illecito, corruzione e truffa aggravata. Insieme all’ex Europarlamentare sarebbero accusati anche Gianfranco Bernieri, il “terzo erogatore”, gli assistenti parlamentari Enrico Giovanni Saia e Maria Carla Ponzini (moglie di Bernieri), e gli assistenti locali Giovanni Pio Gravina e Alessia Monica (marito e moglie). L’intero gruppo avrebbe “indotto in errore il Parlamento Europeo in ordine ai contratti stipulati e all’attività lavorativa prestata dall’assistente locale nominato dall’europarlamentare Laura Comi procurandosi un ingiusto profitto con correlativo danno per l’istituzione comunitaria, consistente nei contributi erogati dal Parlamento per l’attività contrattualizzata, effettivamente prestata solo in minima parte”, secondo quanto viene riportato nel capo di imputazione indicato nel decreto di sequestro.

Le querele e le indagini precedenti

Lara Comi non è nuova a problemi con la giustizia, anzi. Nella sua carriera politica, è stata oggetto più volte di indagini di diversa natura, dalla diffamazione allo scandalo dei rimborsi UE.

Querelata nel 2013 per diffamazione aggravata ai danni di Roberto Soffritti, candidato di Rivoluzione Civile, viene condannata al risarcimento di 30 mila euro al candidato di Antonio Ingroia. Durante il processo Lara Comi prova ad appellarsi all’immunità parlamentare, senza successo, mettendo agli atti un ironico anno 0 dei suoi illeciti, caratterizzati dalla gestione personalistica della cosa pubblica.

Come quando, indagata per il finanziamento illecito nella maxi inchiesta della Dda di Milano, commenterà con “avevo solo 26 anni, volevo la mamma” la propria scelta di assumere la madre come assistente parlamentare nel 2009, nonostante l’esplicito divieto dell’UE in merito all’assunzione di parenti.

O come quando, condannata a risarcire 126 mila euro l’Eurocamera perché coinvolta nello scandalo dei rimborsi illeciti, aveva cercato di giustificarsi per un errore del proprio commercialista.

L’arresto per tangenti e corruzione

Lara Comi è finita anche ai domiciliari lo scorso anno, accusata di finanziamento illecito, corruzione e truffa aggravata. Sotto accusa con lei Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol, e l’imprenditore Paolo Orrigoni, titolare della catena Tigros e ex candidato sindaco con Lega a Varese.

I capi di accusa contro Lara Comi erano tre, e riguardavano diversi illeciti che coinvolgono anche Afol, Confindustria e l’UE.

Il primo concerneva la corruzione per due contratti di consulenza fittizi a carico della sua società, Premium Consulting Srl. L’ex direttore dell’Agenzia per il Lavoro Zingale avrebbe accreditato un compenso di 38 mila euro alla Comi per la falsa consulenza, “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale” di circa 10 mila euro.

La seconda imputazione era per truffa, anche questa volta ai danni del Parlamento Europeo. Sotto accusa un giro losco di denaro tra Lara Comi e il suo addetto stampa, il giornalista Andrea Aliverti. L’ex eurodeputata aveva aumentato lo stipendio del suo collaboratore da 1000 a 3 mila euro, per poi riceverne indietro dallo stesso 2 mila al mese.

La terza imputazione, l’ultima, riguardava anch’esso false fatture per consulenza, questa volta da parte di Marco Bonometti, industriale bresciano titolare di Omr Holding e presidente di Confindustria Lombardia. L’accredito di 31 mila euro, a favore della Comi, sarebbe stato versato per una consulenza su Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè. Falsa, perché corrisponde a una tesi di laurea scaricabile liberamente online. Anche in questo caso l’accusa è di truffa.

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