Ferie: chi decide tra il dipendente e il datore di lavoro?

A chi spetta la decisione finale quando si determinano le ferie? La normativa attribuisce al datore di lavoro questa facoltà, il quale comunque la deve esercitare nel rispetto di determinate regole.

Ferie: chi decide tra il dipendente e il datore di lavoro?

Chi decide le ferie, il dipendente o il datore di lavoro? Spesso in prossimità dell’estate ci si pone questa domanda, specialmente quei lavoratori dipendenti che si sono visti respingere dal datore di lavoro la richiesta di ferie per un determinato periodo.

Il dipendente, infatti, vuole sapere se il datore di lavoro è autorizzato a respingere la sua richiesta di ferie e se allo stesso tempo può obbligare il lavoratore a riposarsi in un periodo deciso dall’azienda.

Ebbene, dovete sapere che nonostante le ferie siano un diritto riconosciuto al lavoratore persino dalla Costituzione, al datore di lavoro viene attribuito molto potere decisionale in merito. È l’azienda stessa, quindi, a decidere dell’esatta determinazione delle ferie, indicando una data di inizio e una di fine nel rispetto ovviamente della normativa vigente.

Come vedremo meglio di seguito, quindi, è al datore di lavoro che spetta l’ultima parola in merito a quando il dipendente può fruire delle ferie. Ecco a tal proposito quali poteri gli vengono attribuiti dalla normativa e quali sono le regole alle quali questo deve attenersi in merito alla concessione delle ferie per i dipendenti.

Chi decide le ferie

Come anticipato è al datore di lavoro che spetta l’ultima decisione in merito alla concessione delle ferie. Da una parte al dipendente viene attribuita la facoltà di proporre all’azienda un piano ferie, indicando le settimane in cui preferisce andare in vacanza; nell’esercizio del suo potere organizzativo e direttivo, però, il datore di lavoro è libero anche di opporsi alla data delle ferie indicata dal lavoratore proponendogli un’alternativa.

Attenzione però: questo non significa che il datore di lavoro può opporsi senza motivo. Ogni sua decisione, infatti, deve essere motivata da logiche organizzative e produttive e non è possibile decidere in modo non arbitrario e condizionato.

Questo perché secondo l’orientamento della giurisprudenza nell’ambito della decisione delle ferie bisogna bilanciare due diversi interessi: quello del lavoratore al quale la Costituzione riconosce il diritto (irrinunciabile) alle ferie utili per reintegrare le energie perdute nel corso dell’attività lavorativa e quello del datore di lavoro il quale comunque deve fare in modo che il riposo concesso ai propri dipendenti non si ripercuota negativamente sul funzionamento dell’azienda.

In che modo i due interessi si bilanciano? Da una parte il datore di lavoro deve fare in modo che il lavoratore goda delle ferie entro il termine stabilito dalla normativa, preferibilmente - ma non obbligatoriamente - nel periodo da questo indicato.

Dall’altra viene appunto riconosciuta la possibilità per il datore di lavoro di rifiutare il piano ferie proposto dal dipendente, proponendogli un’alternativa o anche obbligandolo a fruire delle ferie in un determinato periodo.

Come il datore di lavoro deve decidere delle ferie

Come prima cosa è bene ricordare che la normativa vigente riconosce al lavoratore un minimo di 4 settimane di riposo ogni anno: per 2 settimane c’è l’obbligo di godimento in maniera continuativa entro l’anno di maturazione, mentre le altre 2 settimane possono essere fruite anche in maniera frazionata entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione.

Queste sono le scadenze che il datore di lavoro deve tenere bene in mente quando decide in merito alle ferie dei propri dipendenti. Bisogna ricordare, infatti, che ogni anno vanno concesse almeno due settimane di ferie continuative; entro i 18 mesi vanno fatte fruire le ferie non godute poiché al termine di questo periodo bisognerà comunque versare la contribuzione prevista indipendentemente dal godimento delle ferie.

In ogni caso è importante sapere che il dipendente - salvo i casi in cui si sia palesemente opposto al godimento delle ferie su proposta del datore di lavoro - non perde il diritto alle ferie residue.

Non è sufficiente però che il datore di lavoro faccia godere le ferie entro i termini prestabiliti: la normativa, infatti, stabilisce anche che questo eserciti il potere attribuitogli nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede.

Questo significa che la conferma delle ferie deve essere comunicata con il giusto preavviso (nel tempo necessario da permettere l’organizzazione del periodo di vacanza) e che non devono esserci discriminazioni tra i lavoratori. Ogni rifiuto deve essere motivato, giustificato da logiche aziendali e allegato da una proposta alternativa per il godimento delle ferie.

Prima di concludere è bene sottolineare che - come spiegato dalla Corte di Cassazione - l’accettazione delle ferie da parte del datore di lavoro non è strettamente vincolante. L’azienda, infatti, può anche cambiare la data delle ferie concesse ai propri dipendenti per urgenti necessità organizzative e per lo stesso motivo può richiamare dalle ferie uno o più lavoratori.

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