Dopo Germania, Svizzera e Finlandia, anche il Portogallo si appresta a far partire un piano nazionale per l’aumento delle riserve alimentari.
Stiamo vivendo uno scenario geopolitico estremamente incerto. Negli ultimi anni, la guerra in Ucraina, le tensioni in Israele e ora il conflitto in Iran hanno alimentato nuove frizioni internazionali, riportando in vita lo spettro di una guerra globale che, dopo quanto accaduto nel secondo conflitto mondiale, sembrava ormai un ricordo lontano. Questa situazione ha spinto innanzitutto gli Stati europei a cautelarsi, adottando piani di riarmo e rafforzando i sistemi di difesa con tecnologie sempre più avanzate, così da prepararsi a ogni possibile scenario.
Tuttavia, in un contesto di crisi o di ipotetico conflitto, non bastano soltanto eserciti più forti e sistemi militari moderni. Servono anche solide riserve energetiche e, soprattutto, adeguate scorte alimentari per affrontare eventuali emergenze e problemi di approvvigionamento. La recente crisi del petrolio, causata dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz, ha mostrato ancora una volta quanto l’Europa sia dipendente dai combustibili fossili, in particolare da quelli provenienti dal Medio Oriente. Il rallentamento delle forniture ha infatti provocato una riduzione dell’offerta a fronte di una domanda rimasta elevata, facendo impennare il prezzo del petrolio.
Alla luce di sempre più possibili crisi nella catena di approvvigionamento, diversi Paesi stanno portando avanti strategie nazionali mirate ad aumentare le scorte alimentari da utilizzare in caso di emergenza. In Svizzera, ad esempio, esistono magazzini riservati pieni di prodotti in scatola, mentre in Finlandia sono presenti enormi silos di cereali capaci di garantire il sostentamento della popolazione per diversi mesi consecutivi.
Chi si è mosso con largo anticipo è stata però la Germania, che dispone di circa 150 magazzini strategici distribuiti sul territorio nazionale, la cui ubicazione non viene resa pubblica per ragioni di sicurezza. All’interno vengono conservate migliaia di tonnellate di frumento, segale, avena, riso, legumi e latte condensato. Questo sistema di stoccaggio è stato però criticato, poiché molti dei prodotti accumulati necessitano comunque di essere cucinati prima del consumo. Per questo motivo Berlino sta progressivamente ampliando le riserve di alimenti già pronti, soprattutto conserve e prodotti in scatola, con l’obiettivo di garantire almeno un pasto quotidiano alla popolazione urbana in caso di crisi prolungata.
Anche a livello comunitario la Commissione europea sta lavorando alla creazione di una strategia coordinata per le riserve di emergenza. Il piano non riguarderà soltanto gli alimenti, ma anche farmaci e materie prime considerate essenziali. L’Italia, da questo punto di vista, appare ancora indietro: non esistono programmi strutturati in questa direzione, né piani pubblici per incentivare i cittadini a mantenere scorte domestiche minime. Mancano inoltre aree dedicate a grandi stoccaggi strategici nazionali. In un periodo così delicato sul piano internazionale, strutturare il Paese con un sistema organizzato di riserve di emergenza potrebbe rivelarsi fondamentale.
Anche il Portogallo si cautela con un piano di riserve alimentari
Nel frattempo, un’altra nazione europea sta iniziando a prepararsi agli scenari peggiori potenziando le proprie riserve alimentari e strategiche. Si tratta del Portogallo. Il governo di Lisbona ha infatti presentato nelle scorse settimane il Piano Nazionale di Trasformazione e Resilienza, destinando circa 200 milioni di euro alla creazione di riserve alimentari entro la fine dell’attuale legislatura.
L’obiettivo è costruire silos per cereali, recuperare strutture dismesse soprattutto nelle aree interne del Paese e sviluppare un sistema di stoccaggio privato finanziato dallo Stato. In pratica, le aziende verranno compensate economicamente per acquistare e conservare una quantità minima di materie prime strategiche. Tra i prodotti previsti figurano non solo cereali e olio di girasole, ma anche conserve di pesce, in particolare sardine e sgombri in scatola. La scelta non è casuale: si tratta infatti di alimenti con una lunga durata, fino a cinque anni, che non necessitano di refrigerazione, sono pronti al consumo e garantiscono un elevato valore nutritivo, caratteristiche ideali per le riserve di emergenza.
A spingere il governo portoghese verso questo piano è stata anche la federazione delle industrie agroalimentari, che ha evidenziato come, dalla pandemia in poi, siano state soprattutto le aziende private a garantire livelli minimi di scorte nonostante i continui richiami delle istituzioni.
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