Censura, Zuckerberg chiede scusa: svelate le pressioni dei democratici

Roberto Vivaldelli

28/08/2024

Il CEO di Meta ammette l’esistenza delle pressioni dei democratici sulle grandi aziende tecnologiche, svelando un massiccio sistema di censura.

Censura, Zuckerberg chiede scusa: svelate le pressioni dei democratici

Dopo anni, emerge finalmente l’agognata verità. Mark Zuckerberg ha espresso rammarico per il fatto che Meta (Facebook) abbia ceduto alle pressioni dell’amministrazione Biden per censurare alcuni contenuti, definendo tale interferenza «sbagliata» in una lettera diffusa in queste ore, e affermando che intende opporsi se dovesse succedere di nuovo. Il Ceo di Meta ha manifestato il suo disappunto in una lettera inviata lunedì al Comitato Giudiziario della Camera degli Stati Uniti in risposta all’indagine sulla moderazione dei contenuti sulle piattaforme online. Zuckerberg ha spiegato come alcuni alti funzionari dell’amministrazione abbiano esercitato pressioni sull’azienda per censurare certi post riguardanti il Covid-19, compresi quelli di carattere umoristico e satirico, e ha aggiunto di aver «espresso molta frustrazione» quando la piattaforma ha resistito a tali richieste. Ma non finisce qui, perché le pressioni dei dem toccano anche gli affari di famiglia dei Biden.

Le pressioni su Zuckerberg

«Credo che le pressioni governative siano state sbagliate e mi dispiace che non siamo stati più espliciti nel contrastarle,» ha scritto Zuckerberg. "Sono fermamente convinto che non dovremmo compromettere i nostri standard di contenuto a causa di pressioni provenienti da qualsiasi amministrazione, e siamo pronti a opporci se dovesse accadere di nuovo.” Zuckerberg ha anche manifestato il suo rammarico per aver essenzialmente oscurato contenuti legati alla copertura del New York Post su Hunter Biden prima delle elezioni del 2020, in seguito agli avvertimenti dell’FBI che tali informazioni potevano essere parte di un’operazione di “disinformazione russa”. Una gravissima ingerenza, da parte delle agenzia governative e dell’intelligence volta a favorire Joe Biden e i democratici a pochi giorni dalle elezioni presidenziali del 2020.

Smascherata la bufala della propaganda russa

La bufala della propaganda russa fu infatti promossa dalla CIA e dalla comunità dell’intelligence degli Stati Uniti. Nel 2020, infatti, oltre 50 ex alti funzionari dell’intelligence firmarono una lettera in cui esprimono la loro convinzione che la recente divulgazione di email, presumibilmente appartenenti al figlio di Joe Biden, abbia «tutti i classici segni di un’operazione di disinformazione russa”. Stavano mentendo sapendo di mentire. Successivamente, lo stesso New York Times fu costretto ad ammetare che il laptop di Hunter Biden non era un’invenzione del Cremlino ma era realtà. Ammissione tardiva (come quella di Zuckerberg) che arrivò però solo due anni dopo l’inchiesta del New York Post. Come ha osservato il giornalista Glenn Greenwald, il comportamento del New York Times e di altri media liberali nel prevenire la rielezione dell’ex presidente Trump ha rappresentato»una delle campagne di disinformazione più riuscite nella storia elettorale moderna," privando milioni di americani della possibilità di conoscere informazioni su Joe Biden in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

Il 14 ottobre 2020, osservava Greenwald, meno di tre settimane prima delle elezioni, il New York Post, il quotidiano più antico del Paese, ha iniziato a pubblicare una serie di articoli sui rapporti d’affari di Joe Biden, il candidato democratico, e di suo figlio Hunter, in paesi in cui Biden, come vicepresidente, aveva esercitato notevole influenza (tra cui Ucraina e Cina) e avrebbe nuovamente avuto se fosse stato eletto presidente,«ha aggiunto. Greenwald ha sottolineato che la reazione contro il reportage del Post è stata»immediata e intensa," portando alla soppressione della storia da parte dei media e delle grandi piattaforme tecnologiche. Come, per l’appunto, quella messa in campo da Facebook oltre che da Twitter, sotto la precedente governance. Sarà per questo motivo che l’èlite ha messo nel mirino Elon Musk?