Cartelle esattoriali: cosa sono, cosa si rischia, come saldarle e come pagare a rate

Rosaria Imparato

16 Maggio 2022 - 16:00

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Cosa sono le cartelle esattoriali, e cosa fare quando ne arriva una? Vediamo i rischi connessi, come saldare gli importi e come pagare a rate.

Cartelle esattoriali: cosa sono, cosa si rischia, come saldarle e come pagare a rate

Le cartelle esattoriali sono un atto con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione chiede il pagamento delle somme risultate a debito del contribuente dopo un controllo effettuato dall’ente creditore.

Cosa fare quando arriva una cartella? Il contribuente ha davanti a sé due strade: la prima è quella di saldare l’importo richiesto, eventualmente facendo domanda di pagamento a rate. Altrimenti è possibile fare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica.

Per quanto riguarda la pace fiscale, tutte le informazioni su come pagare le cifre dovute per la rottamazione ter e il saldo e stralcio si trovano sul sito dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, e sul bollettino allegato alla “Comunicazione delle somme dovute”.

Nella guida di seguito vediamo quali sono le modalità di pagamento di una cartella esattoriale con tutti i link utili, cosa si rischia qualora non si versi l’importo richiesto e come fare domanda di rateazione.

Cos’è una cartella esattoriale

Una cartella esattoriale, come anticipato, è un atto di pagamento inviato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con cui si richiede al contribuente il pagamento delle somme risultate a debito a seguito di un controllo dall’ente creditore (non solo Agenzia delle Entrate, ma anche Inps, Comuni, ecc).

Ogni cartella contiene tutte le informazioni utili al contribuente per capire cosa fare:

  • la descrizione delle somme dovute;
  • l’intimazione ad adempiere nel termine di 60 giorni dalla notifica;
  • le modalità di pagamento, anche rateale;
  • le modalità per richiedere il riesame, la sospensione o l’annullamento del debito rivolgendosi all’ente creditore o presentando ricorso al giudice.

Con provvedimento del 17 gennaio 2022 è stato approvato un nuovo modello di cartella di pagamento per i carichi affidati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2022. In base a quanto stabilito dalla legge di Bilancio 2022, infatti, le cartelle non contengono più l’aggio della Riscossione, cioè gli oneri di riscossione non vengono più addebitati al contribuente.

Le somme che risultano dovute a seguito dei controlli effettuati dagli enti creditori vengono iscritte a ruolo (si tratta di un elenco che contiene i nominativi dei debitori, la tipologia del credito e le relative somme dovute).
Il ruolo viene formato dall’ente creditore e trasmesso all’Agenzia delle entrate-Riscossione che provvede ad elaborare e notificare la cartella di pagamento ai fini della riscossione delle somme indicate.

Cosa rischia chi non paga una cartella

Per le cartelle notificate dal 1° gennaio al 31 marzo 2022, il termine per il pagamento è fissato in 180 giorni dalla notifica (rispetto ai 60 giorni ordinariamente previsti) secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 913, della legge di Bilancio 2022.

La proroga del termine di pagamento a 180 giorni dalla notifica era stata già prevista anche per le cartelle notificate dal 1° settembre al 31 dicembre 2021 secondo quanto disposto dall’art. 2 del decreto fiscale. Questo significa che per le notifiche effettuate nei due periodi indicati, la scadenza per pagare quanto dovuto è di 180 giorni.

In caso di mancato pagamento della cartella nel termine previsto dalla notifica, o di mancata richiesta di rateazione, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può avviare nei confronti del debitore (e dei suoi coobbligati):

  • procedure cautelari e conservative, come il fermo amministrativo di beni mobili registrati, o l’ipoteca;
  • l’esecuzione forzata per il recupero coattivo del credito sulla base del ruolo che costituisce titolo esecutivo, quindi il pignoramento dei beni mobili, immobili o dei crediti.

Inoltre, in caso di mancato pagamento della cartella entro la scadenza, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora, maturati giornalmente dalla data di notifica della stessa, e tutte le eventuali ulteriori spese.

Le novità del 2022 sul pagamento a rate

Prima di scendere nel dettaglio sulle varie modalità di pagamento messe a disposizione dei contribuenti è bene sottolineare un’importante novità contenuta nel decreto Milleproroghe 2022.

In pratica, con il decreto Milleproroghe si è concessa la possibilità ai contribuenti decaduti dalla pace fiscale di chiedere una nuova rateizzazione degli importi dovuti. Questa chance è dedicata ai decaduti prima del periodo di sospensione del decreto Cura Italia, il primo provvedimento emergenziale che ha bloccato i versamenti dovuti dall’8 marzo 2020 fino al 31 agosto 2021.

Per poter usufruire di questa nuova possibilità non sarà necessario regolarizzare la propria situazione, quindi pagare l’importo dovuto per le rate scadute dal piano di rateazione precedentemente stabilito. La nuova rateizzazione è prevista per le domande presentate dal 1° gennaio al 30 aprile 2022.

Come pagare gli importi delle cartelle

La pace fiscale comprende una serie di procedure che consentono al contribuente con debiti e contenzioni pregressi di chiudere le cartelle in modo agevolato, senza pagare sanzioni e interessi.

Ma come bisogna pagare? Le modalità sono diverse. Innanzitutto, l’importo da pagare è quello riportato nei bollettini contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”.

I bollettini di pagamento si possono scaricare direttamente dal sito dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, accedendo alla propria area riservata. Un’altra strada che non prevede l’uso di pin e password è quella di richiedere una copia della “Comunicazione delle somme dovute”.

Per pagare il bollettino allegato alla “Comunicazione delle somme dovute” del saldo e stralcio o della rottamazione-ter si può scegliere tra diverse opzioni:

  • il servizio “Paga on-line”, disponibile sia sul sito dell’AdeR che sull’app EquiClick permette di usare i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPA;
  • presso uno sportello fisico.

La lista completa dei PSP aderenti e le informazioni sui canali di pagamento attivati sono reperibili sul sito di pagoPA.

L’addebito sul conto corrente

È possibile richiedere al proprio Istituto di credito il pagamento delle rate tramite addebito in conto corrente.
Per aderire al servizio di addebito diretto bisogna utilizzare il modulo allegato alla “Comunicazione delle somme dovute”. La richiesta può essere inoltrata dal titolare del conto almeno 20 giorni prima della scadenza della rata.
Questo significa che se la richiesta alla banca viene effettuata oltre la data limite, l’addebito diretto sul conto corrente sarà attivo a partire dalla rata successiva.
Di conseguenza, il pagamento della rata in scadenza andrà fatto in una delle altre modalità.

Come pagare in compensazione le cartelle esattoriali

Si può regolarizzare la propria situazione col Fisco anche tramite compensazione se si vantano dei crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione.

È il caso che si verifica quando, per esempio, un’impresa ha effettuato lavori per conto di una PA ma ancora non ha ricevuto il pagamento per la prestazione effettuata.
Il titolare dell’impresa può quindi utilizzare quel credito commerciale per pagare i debiti oggetto di cartelle di pagamento.

Il primo passaggio è che la PA interessata (cioè quella per cui sono stati fatti i lavori) certifichi il credito. Per richiedere la certificazione è a disposizione la piattaforma informatica del ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - all’indirizzo: http://certificazionecrediti.mef.gov.it/CertificazioneCredito/home.xhtml.
Tutte le informazioni riguardo il pagamento tramite compensazione si trovano in questa sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Domanda di rateizzazione degli importi

La domanda di rateizzazione può essere inviata in tre modi:

  • tramite pec, usando gli indirizzi riportati in ciascun modello di rateizzazione;
  • presentando la richiesta presso gli sportelli degli uffici AdeR;
  • facendo richiesta online tramite il servizio “Rateizza adesso” presente nell’area riservata, valido solo per gli importi fino a 100.000 euro.

Se l’importo del debito è superiore a 60.000 euro occorre documentare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Il piano di rateazione può arrivare a un massimo di 72 rate mensili. Solo in caso di comprata e grave difficoltà economica si può ottenere una dilazione fino a 120 rate.
Su richiesta, il piano di rateazione può prevedere rate variabili di importo crescente per ciascun anno.

In caso di peggioramento della temporanea situazione di oggettiva difficoltà economica, la dilazione può essere prorogata una sola volta, fino a 72 mesi, a condizione che non sia intervenuta decadenza.

Quando si decade dalla rateazione?

La decadenza dal beneficio della rateazione si verifica in caso di mancato pagamento di un determinato numero di rate anche non consecutive. In particolare:

  • per le rateizzazioni in essere all’8 marzo 2020 (21 febbraio nel caso di soggetti residenti nella cosiddetta ex “zona rossa”), la decadenza avviene col mancato pagamento di 18 rate anche non consecutive;
  • per le rateizzazioni concesse dopo l’8 marzo 2020 e richieste fino al 31 dicembre 2021, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 10 rate anche non consecutive;
  • per le rateizzazioni presentate e concesse successivamente al 1° gennaio 2022, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive.
    Una volta decaduti dal piano di rateazione:
  • l’importo residuo diventa riscuotibile, per intero, in unica soluzione;
  • il carico può comunque essere nuovamente rateizzato se, all’atto della presentazione della richiesta, le rate scadute alla stessa data sono integralmente saldate. In questo caso, il nuovo piano di dilazione può essere ripartito nel numero massimo di rate non ancora scadute alla stessa data.

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