Carige: la fusione è una possibilità

Il Cda dell’istituto ligure si è riunito nel bel mezzo della tempesta scatenata dall’agenzia di rating Fitch.

Carige: la fusione è una possibilità

La fusione resta una possibilità. Il Consiglio di amministrazione di Banca Carige non esclude la possibilità di aggregarsi con un altro istituto e accoglie, quindi, la richiesta pervenuta in più occasione dalla Banca Centrale Europea, che era tornata a insistere in questa direzione.

Nella riunione della serata di giovedì 11 ottobre, il board dell’istituto ligure ha deciso anche di dare il via libera alla finalizzazione dell’accordo con Bain Capital per la cessione di Utp fino a 400 milioni.

Entro fine anno, inoltre, previsti l’emissione di un bond e il raggiungimento degli obiettivi richiesti dalla Bce sui crediti deteriorati.

Il Cda di Carige, infine, ha inteso rispondere all’agenzia di rating Fitch, che nelle scorse ore aveva lanciato l’allarme su un probabile fallimento dell’istituto.

Intanto, il titolo della banca, stamani torna a viaggiare al rialzo e al momento della scrittura viene scambiato a 0,0049 euro guadagnando il 6,52%.

Carige cerca una banca con cui aggregarsi

Più volte la Bce ha indicato la strada della fusione, ma Carige fino a pochi giorni fa, sembrava non essere certa di voler procedere in questa direzione. Almeno fino a quando non si fosse messa in sesto.

Ieri, però, dal Cda riunitosi nel bel mezzo della tempesta scatenata da Fitch, è emersa la volontà di

“verificare tutte le modalità di turn-around operativo, valutando in una prossima riunione consiliare l’individuazione di una banca di investimento per esplorare possibili aggregazioni”.

In merito alla scadenza per la presentazione del Capital Conservation Plan fissata al 30 novembre 2018, Carige fa sapere di non aver richiesto alcuna proroga alla Bce, dando mandato all’ad, Fabio Innocenzi, “di predisporre un piano di azione che garantisca, indipendentemente dalle presenti condizioni di mercato, il rispetto entro fine anno anche dei parametri di Overall Capital Requirement”.

In tal senso, la banca sta valutando termini e modalità più idonei per eliminare il gap rilevato da Francoforte e definire tutte le garanzie necessarie per assicurarne l’esecuzione entro fine anno.

Carige e l’Npe Strategy

Il Cda di Carige ha deliberato anche le azioni da mettere in campo per la realizzazione dell’Npe Strategy. In particolare, a Innocenzi è stato affidato il compito di portare a termine l’accordo con Bain Capital per la cessione “di un portafoglio di posizioni Unlikely To Pay (UTP) fino a €400 milioni di gross book value (GBV) che consentirà di portare l’ammontare di NPE al di sotto dell’obiettivo di €4,6 miliardi stabilito da BCE per fine 2018”.

Per la fine dell’anno in corso, Carige intende anche concludere la cartolarizzazione con Gacs, per quale l’istituto procede con l’attività propedeutica alla finalizzazione dell’operazione.

Il Cda ha inoltre comunicato il closing della cessione del business del Merchant Acquiring a Nexi Payments S.p.A.

La bufera Fitch

Come detto, il Cda di ieri si è riunito nel bel mezzo della bufera scatenata dal comunicato diffuso da Fitch che ha tagliato il rating all’istituto ligure, avvertendo su un reale rischio di fallimento del gruppo genovese.

Al giudizio espresso dall’agenzia di rating, che aveva affossato il titolo in Borsa, il board della banca ha volute sottolineare che

“l’analisi si riferisce a valutazioni antecedenti agli sviluppi in tema di governance e di sostegno finanziario da parte del principale azionista successivi all’Assemblea degli Azionisti. A tal riguardo si ribadisce che, secondo quanto comunicato dalla Banca in sede di Relazione Semestrale, il CET1 ratio phased-in al 30 giugno 2018 era pari all’11,9%, superiore quindi sia al limite regolamentare del 9,625%, sia alla soglia suggerita, inclusiva della guidance, dell’11,175% e il TCR phased-in, sempre al 30 giugno 2018, si attestava al 12,0%”.

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