Assistere ad una conferenza del Prof. Caracciolo, «Una certa idea dell’Italia: il declino non è un destino» (evento organizzato dalla Compagnia della Colonna), può solo che arricchire le proprie conoscenze e far riflettere profondamente sullo status della situazione economica e geopolitica del nostro paese.
Nel giorno in cui l’Istat certifica la difficoltà in cui versano le famiglie italiane è più che opportuno soffermarsi sulle attuali riflessioni di Caracciolo.
Secondo l’Istat: “La propensione al risparmio delle famiglie cala al 6,3%, dal 7,8% del 2022, toccando il valore più basso dal 1995, inizio del periodo di riferimento dei conti.” Gli italiani sono affetti dalla sindrome di Peter Pan, hanno paura di crescere e diventare come i propri genitori, quindi delegano a terzi le scelte sul cosa fare. Chi sono i terzi?
L’America, potenza militare preposta a nostra difesa (Nato) che garantisce la sicurezza, la Germania, cordone ombelicale per l’economia, la Chiesa (Vaticano). Considerando che noi non possiamo fare una guerra per motivi demografici, a causa dell’età media avanzata e all’assenza del ricambio generazionale, oltre che per scelta morale essendo un popolo pacifista che ripudia la guerra e con il Vaticano in casa, demandiamo ad altri la difesa territoriale. Ma la delega, come vincolo esterno, non funziona più, dobbiamo passare dalla fase di “irresponsabilità” (Peter Pan) a quella di “responsabilità”.
Perché? Gli Stati Uniti d’America sono in crisi di identità da circa 20 anni, non vogliono fare più guerre e questo è evidente come dimostra la nascita di movimenti quali la cultura Woke figlia della campagna del NYT denominata “1619” che ha declassato la nascita virtuosa degli USA stravolgendola in un fenomeno violento che si è fondato sulla schiavitù. Non avendo i politici il pieno consenso, non potendo quindi andare in guerra, qualsiasi sarà il futuro presidente americano, non verrà riconosciuto dall’altra metà della popolazione che lo delegittimerà. Siamo nell’era della divisione, dove le minoranze si moltiplicano e combattono la propria battaglia, con il rischio di un pericoloso scontro sociale e civile. In una Università americana i bagni da 2 sono diventati ben 5, l’identità minoritaria emerge con forza in vari strati della popolazione civile, però dividendo e portando rischi di conflitti sociali in futuro. Il problema principale è che oggi non si recupera la storia, non si guarda al passato, anzi la cancel culture alimenta una propagazione e diffusione dell’ignoranza, annullando la cronologia e lo studio della storia.
Un simpatico esempio: un americano rideva guardando il Campidoglio e un italiano gli chiese il perché, la risposta fu vi ringraziamo perché voi avete copiato il nome di Capiton Hil a noi americani! Tornando al tema: in America stiamo assistendo d uno “spacchettamento degli stati”, il popolo va verso un divisione, perdendo forse il potere di egemonico geopolitico attuale. Per l’economia italiana, interdipendente con quella tedesca, la crisi della Germania, che non ha più il gas russo a buon mercato e la Cina che non importa più macchine/macchinari tedeschi, obbliga un percorso di “responsabilità economica” che non può essere cercato in una Europa divisa dove politiche fiscali condivise dei governi sono pragmaticamente impossibili, perché siamo troppo diversi culturalmente (impossibile formare uno Stato Europeo).
La classe dirigente deve tornare al “lungimirantismo” abbandonando il “presentismo”, guardando al passato studiandolo (come nel periodo augusteo dove c’erano già le regioni) con occhi moderni attuali, cercando soluzioni importanti come propone il tema scottante dell’importanza strategica del mar Mediterraneo per l’Italia. Le acque non sono più libere, dalla Sardegna è possibile vedere sbucare al largo il periscopio dei sottomarini algerini, di fabbricazione russa. Con l’Algeria, con l’avvento della guerra con l’Ucraina, dobbiamo mantenere buoni rapporti per le forniture di gas. Il fondo marino oggi è una nuova risorsa, sia per le materie prime che per i tubi degli hub delle telecomunicazioni, mentre in superficie vengono tracciate le importantissime rotte migratorie.
Lo stretto di Sicilia è un collegamento politico-geografico cruciale con Suez, Mar Rosso e Oceano Indiano. L’Italia è un paese marittimo, come la storia ci insegna, dove oggi il Mediterraneo (dove passa il 25% del traffico navale rispetto all’1% di acque globali) è conteso, non è più libero. Come possiamo difenderci se non siamo geneticamente preposti al guerra? Un altro gravoso problema è il declino demografico con flussi migratori principalmente da sud a nord Italia e da nord Italia a resto d’Europa, considerando che viviamo in un contesto di bassa natalità ai minimi storici.
Possono i flussi migratori risolvere la situazione e colmare il gap? In parte sì, ma magari con un minimo controllo di tali flussi, altrimenti l’attuale saldo di capitale umano potrebbe penalizzare la popolazione italiana (fuga di cervelli all’estero ed ingresso principale di lavoratori di scarsa qualità) creando disagi sociali ed economici per chi arriva e chi rimane. Ovviamente, per il futuro, la scuola avrà un ruolo centrale e quella italiana non ha nulla da invidiare a quelle estere (per le Università meglio stendere un velo). Stesso discorso vale per la tutela della legalità e la certezza dei tempi della giustizia, questioni che allontanano cervelli e investimenti esteri, idem vale per la de-burocratizzazione del sistema dove le responsabilità sono di tutti e di nessuno, cambiar tutto per non cambiar nulla.
Dobbiamo prendere coscienza di chi siamo, fare delle proposte e impostare alleanze migliori e più efficaci ad esempio con un accordo per la questione Mediterraneo con America, Turchia e Francia. Con le privatizzazioni del passato ed il processo di deindustrializzazione in corso, l’Italia non ha più grandi imprese pubbliche e questo, in un contesto di reshoring, potrebbe essere un problema. La globalizzazione, intesa come apice dell’imperialismo americano, è ormai il passato e oggi assistiamo, con conflitti in corso, ad un processo il cui obiettivo è riportare le produzioni all’interno: dalla globalizzazione siamo passati all’autarchia. Le sanzioni alla Russia rappresentano un pericoloso precedente di diritto internazionale, avendo bloccato e sequestrato i conti dei cittadini privati presso le banche (soprattutto americane), cosa accadrebbe al nostro oro custodito presso la Fed se andassimo in conflitto con gli USA? Stesso discorso potrebbe valere per l’attacco all’ambasciata iraniana a Damasco? Anche Israele e il Vaticano sono in crisi di identità: per quale futuro stanno lavorando?
Qualcuno ipotizza un Papa cosmopolita sempre in viaggio, sminuendo la sede fisica dello Stato del Vaticano, dando maggiore peso politico alle missioni di fede del Papa costantemente in giro per il mondo.
Uno stato leader mondiale deve avere:
1) un sistema di difesa moderno, robusto ed efficiente
2) una moneta forte
3) materie prime
4) infrastrutture, tecnologia e capitale umano di qualità.
Non avendo nessuna delle caratteristiche, se non un euro più forte della lira ma centralizzato nelle mani della Bce, cosa possiamo fare noi italiani a ri-emergere a livello geopolitico?
Quello che si è già scritto:
1) fare proposte per la sicurezza
2) cercare alleanze migliori per la questione mediterranea
3) attrarre investimenti esteri e capitale umano altamente qualificato
4) controllare o regolamentare in qualche modo con quote di ingresso i flussi migratori
5) capire “chi siamo” (woke o cattolici nel senso più ampio ed eterogeneo in base alle varie culture.
La partita oggi è tra Usa, Cina e Russia, ma un domani potrebbe emergere l’economia indiana come quella africana ed il Mediterraneo sarà un fulcro cruciale per qualsiasi decisione futura. L’importante sarà avere una Italia responsabile.