Fare trading sul petrolio non è più appannaggio quasi esclusivo delle società specializzate in materie prime, degli investitori istituzionali e dei trader professionisti, pronti a lanciare scommesse su contratti che rappresentano migliaia di barili.
L’asticella ora si è ufficialmente abbassata, grazie al nuovo contratto futures che il CME Group, il principale mercato mondiale dei derivati, ha appena lanciato.
Appena arrivato il nuovo contratto futures sul petrolio accessibile agli investitori retail
I nuovi contratti hanno fatto il loro ingresso sul mercato domenica scorsa, 30 agosto 2026, in linea con quanto il CME Group aveva annunciato lo scorso 11 giugno, quando aveva reso noto che avrebbe offerto la possibilità di fare trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7 su nuovi contratti futures sul petrolio di dimensioni ridotte, previa approvazione da parte delle autorità di regolamentazione.
Così è stato. Il nuovo contratto futures rivolto agli investitori retail è appena arrivato.
Si tratta di un contratto che rappresenta 10 barili di petrolio WTI: ciò significa che, ai prezzi attuali del petrolio, un trader pagherebbe all’incirca 870 dollari per la sua acquisizione.
La novità è di rilievo se si considera che, fino al 30 agosto scorso, sul CME erano disponibili il contratto noto come Micro WTI di 100 barili e il contratto standard di 1.000 barili, non proprio di facile accesso per i piccoli risparmiatori.
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Il lancio del contratto conferma come il trading sul petrolio non sia più solo roba per “ricchi”
Diversi gli operatori di mercato e gli analisti che hanno definito il lancio di questo strumento finanziario come la conferma di un processo di “democratizzazione” del trading sul petrolio, che ha preso il via anche grazie alla crescita e alla popolarità delle piattaforme di brokeraggio online, degli ETF e dei contratti futures di dimensioni ridotte.
Zavier Wong, analista di eToro a Singapore, ha commentato il debutto ricordando, in un’intervista rilasciata alla CNBC, che “un tempo fare trading sul petrolio era un gioco da ricchi ”, osservando che, per quanto non fosse vietato alla comunità dei piccoli risparmiatori, “l’accesso era (oltre che costoso), anche fortemente limitato dalle dimensioni dei contratti”.
Per fare un esempio pratico, un investitore che acquista un contratto Micro WTI (MCL), corrispondente a 100 barili di greggio WTI guadagna o perde 100 dollari per ogni dollaro di variazione del prezzo del petrolio: una somma da non sottovalutare per un investitore retail.
Cresce l’interesse degli investitori retail verso il trading sul petrolio
Ora, invece, con il nuovo contratto, ogni variazione di 1 dollaro delle quotazioni del petrolio si tradurrà in un guadagno o in una perdita di 10 dollari.
Di conseguenza, così come ha sottolineato Wong, non sarà più “necessario avere una petroliera o un patrimonio a sei cifre per avere una view sul petrolio. La possibilità di avere un’opinione e agire sulla sua base è diventata democratica”.
Tra l’altro, l’interesse degli investitori retail sta già aumentando, in una fase di forte stress sui mercati che sta colpendo soprattutto il mercato petrolifero, a causa delle tensioni geopoliche in Medio Oriente.
L’interesse generale a fare trading sul petrolio è stato confermato anche dal CME, che ha messo in evidenza la forte crescita dell’attività di trading sul suo contratto Micro WTI da 100 barili, rendendo noto che, nel mese di maggio, sono stati scambiati in media 272.000 contratti al giorno, in aumento del 317% su base annua.
La maggiore partecipazione al trading di petrolio comporterà una maggiore speculazione?
Il maggiore accesso al trading del petrolio potrebbe comportare tuttavia anche qualche rischio. Lo ha fatto notare sempre alla CNBC Carley Garner, commodity market strategist e broker presso DeCarley Trading.
Da un lato, la strategist ha riconosciuto che “il mercato del petrolio sta diventando assolutamente più democratico”, aggiungendo che il nuovo contratto potrebbe rappresentare una porta d’ingresso per i trader che avevano preso in considerazione i futures, ma che erano stati scoraggiati dai rischi associati a posizioni di dimensioni maggiori.
Dall’altro lato, Garner ha avvertito che la maggiore partecipazione potrebbe diventare sinonimo anche di maggiore speculazione.
L’effetto negativo, infatti, è che, a suo avviso, “gli speculatori potrebbero influenzare temporaneamente i prezzi attraverso una volatilità emotiva che avrebbe poco a che fare con la realtà dei fondamentali”.
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Non è tuttavia così pessimista Ole Hansen, responsabile della divisione di strategia presso Saxo Bank, che ha spiegato che, sebbene la maggiore presenza degli investitori retail aumenterà i volumi dei contratti scambiati, ampliando in alcuni casi i movimenti scatenati dalle notizie del giorno, saranno sempre e ancora gli investitori professionisti e i flussi commerciali a stabilire i prezzi del petrolio: “Le commodity dipendono e dipenderanno sempre dal mercato spot. I prezzi non possono mai allontanarsi troppo dai fondamentali prevalenti”, ha detto l’esperto.
Simile il giudizio di Steve Sosnick, chief strategist di Interactive Brokers, che ha spiegato che il mercato del greggio continua a essere dominato dai produttori statali, dalle grandi compagnie energetiche, dai commercianti di materie prime e dai grandi consumatori industriali, la cui attività supera di gran lunga quella dei singoli trader.
Questo significa che, anche se gli investitori retail avranno a disposizione un modo più economico e preciso per speculare sul greggio, saranno la produzione, i consumi, il livello delle scorte e la geopolitica gli elementi che si confermeranno forze dominanti nella determinazione dei prezzi.
La differenza sarà rappresentata, piuttosto, dall’arrivo di una nuova generazione di trader sul petrolio: “Ormai siamo tutti trader del petrolio, almeno in una certa misura, che ce ne rendiamo conto o meno e che lo vogliamo o no”, ha detto Sosnick.