Cambio euro sterlina: inversione rialzista

Lorenzo Baldassarre

09/10/2017

25/10/2017 - 13:27

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Il cambio euro sterlina ha superato la resistenza situata a 0,89 e si avvia a un trend rialzista, ma l’euro concederà prima un po’ di terreno alla moneta inglese.

Il cambio euro sterlina si avvia verso un trend rialzista dopo aver superato la resistenza posta a 0,89 e toccato nella giornata di venerdì 6 ottobre quota 0,8990. Ci si aspetta una leggera discesa fino in area 0,8920 per poi ritornare verso l’alto e superare 0,90. Ha pesato il no dell’Europarlamento alle proposte del Regno Unito sulla brexit. Divorzio consensuale sempre più difficile. La delicata situazione non aiuta la sterlina.

Cambio euro sterlina: trend rialzista

Il rapporto EUR/GBP ha dato vita a un trend crescente quando nella giornata di giovedì 5 ottobre ha rotto la resistenza posta a 0,89, dopo una fase di consolidamento.

Come avevamo annunciato, la rottura di quella linea avrebbe provocato un inversione rialzista, infatti nel giro di 48 ore questo cross si è portato a 0,8990, dove era posta un’altra resistenza, sulla quale ha fisiologicamente rimbalzato.

Prima di proseguire il suo trend rialzista il cambio EUR/GBP ha bisogno di prendere un po’ di rincorsa e infatti nel momento in cui si scrive l’euro sta concedendo terreno alla sterlina e viaggia in area 0,8940. La discesa non dovrebbe continuare per molto, si presume un suo arresto intorno a 0,8920, ma potrebbe anche andare a toccare 0,89, che ora funge da supporto. Successivamente dovrebbe salire di nuovo e provare a rompere 0,90, confermando così il trend rialzista. Solo una rottura di 0,89 provocherebbe l’arresto sul nascere del trend rialzista.

L’Unione Europea dice no alle proposte inglesi sulla brexit

La sterlina ha vissuto un momento di debolezza la settimana scorsa, molto è dipeso dal no dell’Europarlamento, che con 557 voti a favore, 92 contrari e 29 astenuti ha approvato la risoluzione di Juncker sul rifiuto della proposta britannica.

L’idea di un divorzio senza accordi o comunque non così vantaggiosi per il Regno Unito non possono dare forza al pound inglese, che si vede così costretto a perdere valore proprio nei confronti della moneta unica europea.

Il negoziatore per l’UE Michel Barnier ha spiegato che i contribuenti dei 27 Paesi non pagheranno per ciò che si è deciso quando si era in 28. Parole che sanno di un richiamo formale alle responsabilità finanziarie del Regno Unito.

Sui diritti dei cittadini europei si è a buon punto, ma manca da concordare il ruolo della Corte europea di giustizia. Resta poi ancora da decidere una soluzione coesa sulla frontiera dell’Irlanda del Nord.

Theresa May, primo ministro britannico, riceve dunque uno schiaffo non indifferente, dopo i toni concilianti utilizzati a Firenze. Continua l’assedio interno, dove il ministro degli esteri Johnson non è d’accordo con il profilo usato dalla May; mentre Farage, leader dell’Ukip, che ha trascinato il voto sulla brexit verso il leave, ha definito la premier inglese una “imploratrice”.

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