Che 2025 sarà per la sterlina?

Redazione Money Premium

21 Dicembre 2024 - 06:40

Con un tasso di riferimento del 4,75%, la BoE rimane in testa tra le principali economie del G7. Ma i tassi britannici dovrebbero scendere più rapidamente rispetto a quelli statunitensi nel 2025.

Che 2025 sarà per la sterlina?

Il recente ritorno della sterlina a livelli vicini a quelli precedenti al referendum sulla Brexit rispetto all’euro è frutto di un delicato equilibrio tra il tentativo del Regno Unito di riparare i rapporti con l’Europa e il ritorno del «Trumpismo» negli Stati Uniti.

L’economia britannica, fortemente orientata ai servizi, sembra meglio attrezzata per affrontare i dazi commerciali minacciati dal presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump rispetto a una zona euro già indebolita. Inoltre, il miglioramento delle relazioni con l’Unione Europea, ancora il principale partner commerciale del Regno Unito, alimenta speranze di un rinnovato afflusso di investimenti dall’UE.

Una delle grandi questioni aperte è se la nuova forza della valuta possa offuscare i benefici per le esportazioni britanniche e riportare l’attenzione sul ruolo della Bank of England (BoE) e sulla sua riluttanza a ridurre i tassi di interesse. Tuttavia, dalla vittoria del Partito Laburista alle elezioni di luglio, la sterlina ha guadagnato terreno sia rispetto all’euro sia su un ampio indice ponderato degli scambi globali.

Settimana scorsa, mentre il ministro delle Finanze Rachel Reeves partecipava simbolicamente alla riunione dei ministri delle finanze dell’Eurogruppo a Bruxelles, la sterlina ha registrato un altro balzo, avvicinandosi al picco del 2022 rispetto all’euro. Un ulteriore avanzamento la riporterebbe ai livelli pre-referendum del 2016.

Dietro questa dinamica, le politiche monetarie sono il motore immediato: giovedì, la Banca Centrale Europea (BCE) ha tagliato nuovamente i tassi di interesse e segnalato ulteriori riduzioni, mentre la BoE sembra intenzionata a mantenere invariati i tassi nella prossima riunione.

Se questa posizione dovesse persistere, il tasso principale della BoE sarebbe più alto rispetto agli equivalenti della BCE di quanto non sia stato dai tempi della crisi bancaria globale del 2007. Sul fronte dei titoli a lungo termine, il divario tra i rendimenti dei titoli di Stato britannici e tedeschi a 10 anni è ora al massimo da due anni.

La più grande banca britannica, HSBC, ha recentemente rivisto al rialzo le sue previsioni sulla sterlina, prevedendo che supererà il picco del 2022 entro l’inizio del prossimo anno, raggiungendo 0,80 per euro, il livello più forte in otto anni. Questo rappresenterebbe un ulteriore guadagno del 3% rispetto al 5% già accumulato quest’anno rispetto all’euro.

Secondo gli analisti di HSBC, il divario dei tassi con la zona euro e il percorso di «reset» tra Regno Unito e Unione Europea, oltre alle tariffe universali promesse da Trump, sono fattori chiave. Tuttavia, i benefici diretti del riavvicinamento tra Londra e Bruxelles rimangono marginali, limitati a modifiche a programmi bilaterali, vertici annuali regolari e alla prevista partecipazione del primo ministro Keir Starmer a un incontro dei leader dell’UE a febbraio.

Gli analisti osservano che le minacce globali alla sicurezza e al commercio stanno spingendo le due parti verso una maggiore collaborazione. Questo cambiamento potrebbe incentivare i flussi di investimenti dall’UE verso il Regno Unito, compensando i deficit commerciali bilaterali. L’UE ha rappresentato circa il 28% di tutti gli investimenti diretti esteri verso il Regno Unito nel decennio fino al 2020.

Con il calo dell’incertezza legata alla Brexit e delle relative turbolenze politiche, la performance economica relativa dovrebbe tornare a influenzare maggiormente il valore della sterlina. Da questo punto di vista, la zona euro appare più vulnerabile, esposta a stallo politici a Berlino e Parigi e a un’alta dipendenza da possibili dazi statunitensi sulle merci.

Per la zona euro, le esportazioni di beni rappresentano il 65% del totale, rispetto al 42% per il Regno Unito. Inoltre, il Regno Unito è il secondo maggiore esportatore di servizi al mondo e oltre un quarto di queste esportazioni sono destinate agli Stati Uniti, la cui economia dovrebbe continuare a crescere a ritmo sostenuto nel prossimo anno.

Con un tasso di riferimento del 4,75%, la BoE rimane in testa tra le principali economie del G7. Tuttavia, i tassi britannici dovrebbero scendere più rapidamente rispetto a quelli statunitensi nel 2025, ma non così tanto quanto i già bassi tassi della BCE.

Questo posizionamento lascia la sterlina in una sorta di «limbo atlantico»: potenzialmente in crescita rispetto all’euro, ma in calo rispetto a un dollaro robusto. Una sterlina più forte potrebbe creare difficoltà per un’economia che cerca disperatamente di rilanciare la crescita, mentre aumenta la pressione fiscale interna. Tuttavia, un allentamento della pressione rispetto al dollaro potrebbe offrire un certo sollievo.